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STRADE DI ROMA
Le strade furono una delle maggiori invenzioni tecnologiche dei Romani, infatti, servivano per amministrare il potere, per il rafforzamento delle conquiste militari e per il commercio. Esse si distinguevano in: "viae terrenae", cioè in terra battuta; "viae glarea stratae", cioè coperte con ghiaia; "viae silice stratae", cioè lastricate.
All'inizio le vie lastricate erano riservate alla città, mentre quelle esterne utilizzavano solo la ghiaia. In seguito si diffuse anche l'uso del lastricato. La costruzione delle strade era voluta da importanti magistrati, i consoli, i censori, i pretori, che davano il loro nome alle vie fatte costruire.
Strettamente legato al sistema viario era il cursus publicus, un servizio pubblico per trasportare in ogni parte dell'Impero persone e cose appartenenti all'amministrazione statale. Già esistente in età repubblicana, fu organizzato da Augusto con punti stabili di tappa e di scambio, sia di uomini sia di veicoli. Le mansiones, infatti, distanti una giornata di cammino una dall'altra, offrivano cibo e pernottamento, con stalle per gli animali e aree di sosta per i carri.
Le mutationes, invece, servivano al cambio degli animali e al ristoro. A indicare il percorso già compiuto o quanto restava da percorrere erano poste, sul lato della strada, le pietre miliari, colonnine di pietra che generalmente portavano anche il nome del costruttore o del restauratore della strada.
Nelle vie di maggior traffico erano a circa 1480 metri l'una dall'altra; nelle strade meno battute di trovavano alle biforcazioni o presso i ponti. Esistevano anche carte stradali, dove erano descritti i maggiori percorsi con le stazioni di tappa e le distanze.
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