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I monaci amanuensi

In quel tempo la maggior parte della gente era analfabeta, cioè non sapeva né leggere né scrivere. Poiché non c’era la stampa, i libri dovevano essere copiati a mano: si dedicavano a questo lavoro molti monaci che, proprio perché scrivevano a mano, furono detti amanuensi. Copiavano in bella grafia per molte ore al giorno, per mesi, per anni; ornavano ogni pagina con piccole e grandi illustrazioni, dette miniature. Scrivevano su grandi pagine di pergamena che poi, unite insieme, formavano grossi libri: i codici. Vennero così ricopiati a mano e gelosamente conservati nelle biblioteche dei monasteri non soltanto i testi sacri, come i Vangeli, ma anche le opere degli storici, dei poeti, dei filosofi e dei letterati greci e romani; gran parte di queste opere sono arrivate fino a noi solo grazie alla paziente opera di tanti, ignoti monaci amanuensi. Le scuole dei monaci: Nel IX secolo i monaci organizzarono le prime scuole, frequentate da giovani che volevano dedicarsi alla vita religiosa: i chierici. Alcune erano però frequentate anche dai figli maschi delle famiglie ricche che potevano pagare al monastero una “retta” (compenso di denaro). Le grandi abbazie erano gli unici centri culturali del tempo e i monaci diedero un grande contributo al futuro sviluppo della cultura europea. Miniatura: disegno fatto da amanuensi, detto così perché inizialmente era fatto con il colore rosso ricavato da una polvere chiamata minio. Poi vennero usati anche altri colori. Pergamena: materiale per scrivere ottenuto essiccando, raschiando e pressando pelli di pecora. Era detta così da Pergamo, città dell’Asia Minore, dove era prodotta.
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