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L'Italia dopo la marcia su Roma

Dopo la marcia su Roma da parte del partito nazionale fascista, si creò un governo simile a quelli attuali. ossia un governo di transizione e coalizione dove il Capo dello Stato dava l'incarico al nuovo presidente (in quel caso Mussolini) di formare un nuovo governo che però per venire accettato dagli altri partiti, doveva includere anche ministri di altri partiti. Se la situazione non fosse variata, Mussolini non avrebbe potuto fare nulla in quanto doveva prendere decisioni che dovevano mettere d'accordo il suo partito, ma anche gli altri.
In questi anni di transizione il partito nazionale fascista portò avanti una serie di atti intimidatori e minacce verso gli altri partiti, indebolendoli. Tra i più indeboliti vi furono i liberali e i cattolici.
Dopo poco Mussolini iniziò a governare da solo, aprendo così la strada ad una dittatura che avrebbe segnato indelebilmente il futuro dell'Italia e dell'Europa, in quanto poi, da lui, prenderà spunto anche Adolf Hitler.

Una delle mosse più importanti e feroci che commise il partito fascista fu l'omicidio di Giacomo Matteotti (deputato socialista) che ebbe intimidito tutte le forze prima in opposizione al fascismo, facendole restare in opposizione, ma facendole spianare la strada al fascismo senza più intervenire, per la paura di essere uccisi.

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