Impero Romano - Decadenza dell'esercito e vita a Roma

L’esercito romano attraversava un periodo di crisi. Per controllare l’impero, vastissimo, occorreva un numero enorme di soldati, ma non era facile procurarseli come un tempo. Pochi erano disposti, ormai, a restare sotto le armi per 20 o 25 anni, per ottenere in cambio scarsi vantaggi.
Per rinsanguare l’esercito si dovette far ricorso a soldati delle province, che venivano obbligati a servire nelle file romane.
Fu così che l’esercito di Roma finì per contare Galli, Egiziani, Greci, Macedoni, Illirici, Spagnoli, Retici, Britanni, Traci, Africani, in numero assai superiore a quello dei Romani veri e propri.
Con la decadenza dell’Italia faceva contrasto la vita lussuosa e sfarzosa che in Roma alcune categorie di persone (funzionari imperiali, speculatori, cortigiani) conducevano, insieme naturalmente con la famiglia imperiale.

La moglie di Caligola, quando usciva, si metteva addosso Gioielli per 40.000.000 di sesterzi! Le case dei ricchi divennero lussuose, si costruirono favolose ville al mare o in campagna, si trascorrevano giornate intere a banchettare (ormai a Roma arrivavano ghiottonerie da ogni parte del mondo, funghi, datteri, carne di fenicottero, di ghiro, di pavone, pesci rari come storioni, murene, sogliole, si mangiavano ostriche, caviale), o alle terme o ai giochi del circo.
Gli scrittori di questo periodo non furono molti e, in genere, nelle loro opere riflettono il loro scontento di vivere in un epoca corrotta e paurosa; Seneca, nei suoi scritti, esprime pessimismo e disprezzo per la società in cui vive, Lucano rimpiange la Roma austera del passato, Petronio Arbitro (nel romanzo «Satyricon») ironizza sulla società del suo tempo.

Hai bisogno di aiuto in Storia per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email