Greci - Battaglia di Maratona


Dopo l’approdo delle navi Persiane nella baia di Maratona, in tutta l’Attica si diffuse il panico, ma Milziade (che era il più influente dei dieci strateghi) espose il proprio piano; bisognava impedire ai Persiani di addentrarsi nell’Attica e perciò spedire l’esercito ateniese a marce forzate a Maratona, per ricacciare i Persiani in mare prima che sbarcassero tutti; in secondo luogo occorreva chiarire a tutte le «poleis» che si trattava di una minaccia comune, che richiedeva l’intervento di tutti.
Purtroppo Sparta (alla quale non dispiaceva che Atene si trovasse nei guai e che fidava di essere in grado da sola a difendere il Peloponneso dai Persiani) con vari pretesti non intervenne. L’unica «polis» che aiutò Atene fu Platea, in quanto la minaccia persiana la toccava abbastanza da vicino.
Gli Ateniesi, giunti presso l’altura di Agrielikì (che sovrastava la piana di Maratona in cui i Persiani continuavano a sbarcare), si fermarono per attendere l’arrivo dei Plateesi. Quando costoro giunsero, dopo varie discussioni si accettò il piano proposto da Milziade e venne schierato l’esercito: all’ala destra andò una parte degli Ateniesi guidati dallo stratega Callimaco, all’ala sinistra si posero i Plateesi, al centro gli altri Ateniesi, guidati da Milziade. A non più di un chilometro dai Persiani Milziade ordinò l’assalto. I Persiani, vedendosi venire incontro di corsa il piccolo esercito, pensarono che gli Ateniesi fossero pazzi, e destinati di sicuro a morire; invece i Greci combatterono con una furia indicibile, corpo a corpo e, dopo una lunghissima, dura battaglia, riuscirono a ricacciare in mare lo sterminato esercito dei Persiani, che cercarono scampo sulle navi.
Per annunziare subito ad Atene la clamorosa vittoria, l’araldo Fidippide partì di corsa dal campo di battaglia e percorse a piedi, senza mai fermarsi, i 40 chilometri che separavano Atene da Maratona. Ebbe la forza di gridare ai concittadini che gli si affollavano intorno: — Vittoria! Vittoria! — poi stramazzò al suolo, morto. In ricordo di questo avvenimento la gara di corsa su lunghe distanze, alle Olimpiadi, è detta appunto «maratona».

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