Francia - Chiesa e Carolingi


La richiesta della Chiesa cattolica di diffondere il cristianesimo in Francia, fu favorita da Clodoveo, in quanto egli nutriva il progetto ambizioso di estendere il suo dominio in Italia (dove la Chiesa, era l’unica forza organizzatrice e politica). La Chiesa svolse in Francia una vasta opera di diffusione della sua dottrina, creò centri religiosi e culturali conquistando una enorme influenza.
Alla morte di Clodoveo la Francia visse un periodo difficile: i successori del grande re furono talmente incapaci da meritare il poco lusinghiero appellativo di «re fannulloni» (si narra che il re non aveva altro segno di distinzione che quello di sedere sul suo trono e concedere udienze ai rappresentanti dei vari paesi). Essi affidarono il potere ai maestri di palazzo (veri e propri ministri), i quali finirono per esautorarli relegandoli ad avere solo una casa con pochi servi ed un modesto reddito.
Nel 751 il Maestro di palazzo, Pipino il Breve (figlio di Carlo Martello, vincitore, degli Arabi che avevano tentato di invadere la Francia), depose l’ultimo re merovingio e salì al trono al suo posto. Ebbe così inizio una nuova dinastia, quella carolingia (da Carlo Martello, il capostipite: in latino Carlo si dice Carolus), la quale riprese e sviluppò Ia politica di Clodoveo, stringendo rapporti ancora più forti con la Chiesa.

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