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Il fascismo
Il movimento fascista nacque nel 1919 a Milano per iniziativa di Benito Mussolini.
Essi avevano due obiettivi principali molto contrastanti: un acceso nazionalismo e una feroce polemica contro i liberali e i socialisti.
Grazie ai finanziamenti dei proprietari terrieri, si diffuse uno squadrismo violento: i fascisti si riunivano in squadre d’azione e organizzavano spedizioni punitive o punizioni esemplari. Queste azioni violente erano tollerate dal governo e dalle forze dell’ordine. Giolitti, infatti, pensava di poter utilizzare i fascisti per ristabilire l’ordine e nel Maggio del 1921 indisse nuove elezioni, ma alla fine furono eletti 35 deputati fascisti.
Nel corso del 1922 accadeva sempre più spesso che le forze dell’ordine appoggiassero le azioni delle squadre fasciste. Mussolini rassicurava tutti e si presentava come l’unico difensore del regno.
Con questo clima Mussolini decise di conquistare il potere stabilmente. Fu cosi decisa una marcia su Roma: il 28 Ottobre circa 16000 uomini erano alle porte della capitale. Vittorio Emanuele III si rifiutò di intervenire e quindi Mussolini, fu chiamato dal re che lo nominò capo del governo.

Dopodiché fu approvata una legge che limitava la libertà di stampa e fu cambiato il sistema elettorale per facilitare il successo dei fascisti. Nelle elezioni dell’Aprile 1924, il partito fascista ottenne il 65% dei seggi soprattutto grazie alle violenze squadriste.
Il fascismo attraversò un periodo di crisi presso l’opinione pubblica; allora nel Gennaio del 1925, contrattaccò il Parlamento assumendosi la piena responsabilità politica, morale e storica di quanto aveva fatto fino allora il fascismo. Dal 1926, con una serie di leggi, egli modificò in profondità le regole su cui si era fondato lo Stato liberale. La stampa fu sottoposta a un controllo serrato: i giornali dell’opposizione furono chiusi o dovettero allinearsi alle posizioni del fascismo. Fu istituito un Tribunale speciale per la difesa dello Stato e fu reintrodotta la pena di morte. S’instaurò cosi una dittatura personale da parte di Mussolini, mentre gli antifascisti erano perseguitati o uccisi.
Mussolini si assicurò le simpatie del Vaticano; infatti, nel 1929 con il segretario di Stato della Santa Sede sottoscrissero i Patti Lateranensi. Questi “Patti” comprendevano un accordo internazionale: la Santa Sede riconosceva lo Stato Italiano e lo Stato confermò il cattolicesimo come religione ufficiale. Questi vantaggi suscitarono un’ondata di ampio consenso verso il regime fascista. Mussolini aspirava, infatti, a costruire un regime totalitario. Dette importanza al controllo dei programmi scolastici ed espresse una constante ricerca del consenso, attraverso i giornali e le radio. Il regime costituì anche una serie di organizzazioni dedicate al tempo libero dei lavoratori.
Nel 1935 Mussolini decise di invadere l’Etiopia cosicché le nuove terre avrebbero potuto accogliere i contadini italiani più poveri o senza lavoro. Le truppe sconfissero facilmente l’esercito etiope e il 9 Maggio Mussolini proclamò la formazione dell’Impero e nominò Vittorio Emanuele imperatore. Dopo l’invasione, la Società delle Nazioni, approvò delle sanzioni economiche contro l’Italia.
In seguito Mussolini si avvicinò alla Germania. Prima i due Paesi, nel 1936, firmarono l’Asse Roma - Berlino che prevedeva una lotta al comunismo, poi, nel 1939, firmò il Patto d’acciaio, un’alleanza militare.
Nell’economia Italia ci fu un brusco cambiamento: fu adottata una politica protezionista. In questo modo fu limitata la dipendenza italiana dall’economia mondiale e furono inoltre adottate misure per stabilizzare il valore della lira e per mantenere i prezzi bassi.

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