Opera di Diocleziano


Gli imperatori che si succedettero dal 270 in poi tentarono inutilmente di tamponare le falle che si aprivano nell'impero.
Aureliano dovette far erigere nuove e robuste mura intorno Roma, perché si profilava il pericolo che orde barbariche assalissero perfino la capitale. Dopo un succedersi di imperatori, giunse al potere Gaio Valerio Diocleziano, un generale nato a Spalato, in Illiria, da un ricco liberto.
Diocleziano pensò che l’unico rimedio alla crisi dell’impero fosse il rendere più rigoroso ed accentrato il potere dell’imperatore. Egli fu un vero e proprio despota, cioè un sovrano assoluto, durissimo. Diocleziano volle manifestare questo concetto anche nelle forme: si vestiva di tessuti preziosi, era circondato da uno stuolo multicolore di cortigiani, al suo passaggio bisognava inginocchiarsi. Ma ben presto Diocleziano si rese conto che era impossibile per un uomo solo controllare tutto. Escogitò allora la tetrarchia, cioè un governo di quattro persone. Dovevano esserci due imperatori (Augusti), uno dei quali residente in Oriente (a Nicomedia), l’altro in Occidente (a Milano). I due Augusti erano aiutati da due Cesari i quali, alla morte degli Augusti, divenivano automaticamente Augusti, e si sceglievano due nuovi Cesari. I primi due Augusti furono Diocleziano e M. Valerio Massimiano.
In pratica si ebbero due fenomeni importanti: l’impero venne diviso in due; Roma non fu più la capitale.
I due Cesari furono Galerio e Costanzio Cloro. Diocleziano, nel suo tentativo di porre ordine, divise l’impero in 12 diocesi, governate da vicari dell’imperatore, unificò le tasse, fissò i prezzi delle merci, mai risultati furono insufficienti. Diocleziano ritenne allora che una delle cause della crisi fosse la diffusione del cristianesimo, ed ordinò (303 d.C.) feroci persecuzioni.
Ciò non risolse niente: ormai il cristianesimo aveva conquistato persone di tutti i ceti sociali, compresi moltissimi funzionari dello Stato ed esponenti dell’esercito. Esso rappresentava, quindi, il nuovo modo di pensare sul quale andava costruita la società futura.
Nel 305, resosi conto della nullità dei propri sforzi, Diocleziano abdicava, ritirandosi a vivere nella sua reggia di Spalato.

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