Roma - Imperatori di adozione

Alla morte dell’Imperatore Domiziano, che non lasciava discendenti, si ripresentò il problema della successione ed il pericolo che si ripetesse la situazione avutasi dopo la morte di Nerone. Ma il buon governo dei Flavi aveva dato assetto allo Stato ed all’esercito, ragion per cui non avvennero disordini. Anzi si verificò un fenomeno nuovo: per la prima volta, dall’inizio dell’impero, il senato, che ormai non aveva nessuna importanza, si trovò a dover decidere sull’elezione dì un imperatore.
I senatori, dopo lunghe discussioni, elessero uno di loro, il vecchio Cocceio Nerva, raccomandandogli di scegliersi subito il successore, anzi di indicarlo pubblicamente, adottandolo come discendente ed erede al trono. Questo criterio venne seguito per molto tempo e gli imperatori sino a Commodo sono definiti «imperatori di adozione».
Nerva adottò Ulpio Traiano, un generale spagnolo, che salì al trono nel 98 d.C. Traiano era un uomo di grandi qualità: ottimo generale, intelligente uomo di Stato, possedeva anche doti di umanità e generosità.
Per risolvere il problema della crisi agricola in Italia ordinò che ogni senatore romano impiegasse almeno un terzo dei suoi capitali per acquistare terre in Italia e per farle lavorare, pagando i contadini liberi (c’è da osservare che negli anni precedenti il numero degli schiavi era enormemente diminuito, sia perché i padroni e lo Stato non avevano più la forza di controllarli, sia perché non c’erano state più grandi campagne di conquista).
Il nome di Traiano è però legato alle ultime grandi imprese militari di Roma: nel 106 d.C., dopo una lunga e vigorosa campagna, Traiano conquistò la Dacia (attuale Romania) e, più tardi, l’Arabia di Nord-Ovest, l'Armenia, la Mesopotamia.
L’imperatore morì durante il viaggio di ritorno a Roma e gli successe automaticamente colui che aveva adottato, Elio Adriano.
Adriano volle ispezionare di persona ogni zona dell’impero e non fece altro che viaggiare: in Britannia fece costruire il famoso «vallo» (muro) che porta il suo nome (era una imponente linea di fortificazioni tra Gran Bretagna e Scozia), altrove fece rafforzare le difese, in quanto pericolosi movimenti di barbari si notavano oltre i confini.
Ad Adriano si devono anche importanti opere architettoniche, come il mausoleo nel quale venne sepolto (oggi «castel Sant’Angelo») ed una bellissima ed originale villa a Tivoli.
Ad Adriano successero, sempre col sistema dell’adozione Antonino Pio e, poi, Marco Aurelio Antonino.
Marco Aurelio fu un ottimo imperatore, ma gli toccò in sorte di dover assistere allo sfaldamento dell’impero. In Europa si stava verificando, infatti, un ribollimento di popoli: tribù barbari si muovevano dalla Russia, dal Baltico, verso occidente, spingendo contro i confini romani i popoli insediati ai margini dell’impero.
Marco Aurelio mandò truppe di rinforzo ai confini, per evitare che questi venissero sfondati dai barbari, ma non poté evitare la perdita di vari territori. Nel 167 le tribù germaniche dei Quadi e dei Marcomanni travolsero le fortificazioni e strariparono nell’impero, saccheggiando, devastando, uccidendo. Marco Aurelio guidò di persona le operazioni militari, ma morì mentre la guerra era in corso. Con lui spariva anche un buon letterato e filosofo: i «Ricordi» di Marco Aurelio sono un’opera di alto valore morale.

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