La "destalinizzazione"


Nel marzo del 1953 morì Stalin e gli succedette Nikita Kruscëv che, durante il Ventesimo Congresso del Partito Comunista Sovietico (PCUS), nel 1956, denunciò gli eccessi del regime staliniano, le condanne arbitrarie e gli orrori dei gulag, fino ad allora rimasti ufficialmente segreti. Fu quindi avviata una nuova fase politica, non solo all’interno del Paese, ma anche nei rapporti dell’URSS con il resto del Mondo, che prese il nome di destalinizzazione e riguardò sia gli aspetti politici (con la promessa di un ritorno alla legalità socialista dopo la degenerazione del sistema dovuto al culto della persona di Stalin), sia quelli economici (con la messa in discussione del piano adottato negli anni Cinquanta, volto a stabilire il primato dell’industria pesante e militare a scapito dei beni di consumo per la popolazione). Kruscëv cercò di sviluppare la produzione agricola e di migliorare la distribuzione dei generi di prima necessità; riprese inoltre i rapporti diplomatici con il mondo occidentale, dando inizio a un periodo di “disgelo”. Tuttavia, se il Governo sovietico pose fine agli eccessi del sistema staliniano e migliorò la vita del popolo sul piano economico, non concesse sul piano politico maggiori libertà agli oppositori politici e alle Repubbliche popolari sottoposte al regime sovietico.

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