Crollo dell'impero Romano di Occidente


Alla morte dell’imperatore Costantino nacquero discordie tra i successori.
Si ebbe da parte di un giovane imperatore, Giuliano, un tentativo di ripristinare il paganesimo, poi vi fu una ridda di imperatori, alcuni dei quali regnarono per pochi giorni. Intanto i confini dell'Impero andavano inesorabilmente restringendosi: erano cadute nelle mani dei barbari la Britannia, la Mesia, la penisola balcanica, la Gallia.
Un breve periodo di tregua si ebbe con Teodosio il quale, organizzando eserciti di barbari, riuscì a tamponare le falle più evidenti. Prima di morire Teodosio divise ciò che restava dell’impero in due parti: l’impero di Oriente (capitale Costantinopoli) veniva assegnato a suo figlio Flavio Arcadio, l’impero di Occidente (capitale Ravenna) all’altro figlio Flavio Onorio.
In realtà i due imperi restarono affidati (essendo i figli di Teodosio dei ragazzetti) a due generali barbari: il germanico Rufino, comandante dell’esercito di Oriente, e il vandalo Stilicone, comandante dell’esercito di Occidente.
Stilicone venne ucciso dai suoi soldati, mentre la situazione si faceva drammatica: i Visigoti, guidati da Alarico, strariparono in Italia e saccheggiarono Roma (410), più tardi i Vandali invasero la Spagna e l’Africa, e di lì organizzavano spedizioni piratesche sulle coste italiane e verso Roma, che essi pure saccheggiarono.
Nel 452 vi fu anche una terribile invasione di Unni, i quali, guidati da Attila, misero a ferro e fuoco l’Italia settentrionale.
Intanto gli Angli e i Sassoni si trasferivano nella Britannia, i Franchi si stanziavano definitivamente in Gallia, i Burgundi nelle regioni intorno al Reno, altri Unni si impadronivano della Pannonia (odierna Ungheria).
In pratica l'impero di Occidente poteva considerarsi finito.
Nel 476 uno dei generali barbarici che comandavano le truppe operanti in Italia, l’erulo Odoacre, eliminò Romolo Augustolo, un giovinetto che era stato proclamato imperatore ma che non comandava più nessuno, e pregò l’imperatore di Oriente di autorizzarlo a governare l’Italia in suo nome, come funzionario dell’Impero orientale.

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