Creta - Mito e realtà


Spesso gli antichi adombravano in miti e leggende, delle verità storiche. Anche la civiltà cretese diede vita a leggende che possono però spiegarsi storicamente.
Ad esempio lo storico greco Tucidide scrisse: «Minosse con la sua flotta dominò su un enorme tratto del mare Egeo, governò sulle isole Cicladi, e fu il primo colonizzatore della maggior parte di esse, dopo averne scacciato le popolazioni preesistenti, e messo al loro posto, come governatori, i suoi figli. Egli liberò i mari dai pirati, perchè i tributi gli giungessero con maggiore sicurezza. Dopo che la flotta di Minosse ottenne la supremazia, furono più facili i viaggi per mare, e le popolazioni abitavano in case più sicure, e desideravano arricchirsi...».
Come possiamo interpretare storicamente questa leggendaria narrazione? È abbastanza semplice: il nome «Minosse» qui ha valore mitico e simboleggia tutta la popolazione di Creta; è come se, al suo posto, leggessimo «i Cretesi». La narrazione di Tucidide, dunque, storicamente può esser letta così: i Cretesi, con la loro flotta, un tempo dominarono su gran parte del mare Egeo, governarono le isole Cicladi (vicine alla Grecia), ne invasero molte e le colonizzarono, scacciandone i primitivi abitatori (forse altri uomini di quella stessa razza mediterranea cui appartenevano i Cretesi). E ciò è storicamente vero.
C’è poi un’altra leggenda su Minosse, la quale può forse farci capire alcune cose dell’antica storia di Creta.
Questa leggenda dice che Zeus s’innamorò della bella principessa fenicia Europa e, trasformatosi in toro, la rapì e la portò, nuotando nel mare, all’isola di Creta. Qui Europa ebbe tre figli, uno dei quali si chiamò Minosse. Minosse, divenuto grande, pretese di diventare re di Creta e chiese l’aiuto di Nettuno, dio del mare, il quale, in segno di consenso, fece uscire dalle onde un bellissimo toro, che Minosse avrebbe dovuto sacrificargli. Minosse, invece, tenne il toro per sé e, al suo posto, ne sacrificò un altro meno bello. Allora Nettuno, irato, fece nascere alla moglie di Minosse, Pasìfe, un figlio mostruoso, che aveva il corpo di uomo e la testa di toro: questo mostro venne chiamato il Minotauro (= toro-Minosse). Minosse, per nascondere l’essere ripugnante, fece costruire da un famoso architetto, Dedalo, un «labirinto», nel quale venne chiuso il Minotauro. In questo labirinto periodicamente venivano mandati sette giovani e sette fanciulle di Atene, che il Minotauro divorava. Ma Teseo, giovane eroe greco, aiutato da Arianna, figlia del re Minosse (ella gli diede un filo di seta col quale ritrovare l’uscita dal labirinto) uccise il mostro e liberò i Greci dalla terribile schiavitù del tributo umano.
Questa leggenda contiene molte indicazioni storiche.
Cosa vuol dire, ad esempio, che Zeus sposò la fenicia Europa dalla quale poi nacque Minosse? Alcuni studiosi ritengono che, insieme coi popoli di razza mediterranea, siano andati per la prima volta a Creta anche marinai semitici, cananei (noi sappiamo che i Cananei furono i progenitori dei Fenici). La leggenda vorrebbe perciò adombrare il fatto che, accanto ai mediterranei (simboleggiati da Zeus) anche dei Fenici abbiano dato origine al popolo cretese.
Altre caratteristiche della civiltà cretese presenti nella leggenda sono il toro e il labirinto.
Creta, come sappiamo, fu famosa per l’allevamento dei tori; il labirinto rappresenta un chiaro riferimento alla struttura complicata dei «grandi palazzi» ricchi di corridoi, stanze, cunicoli. Nel nome «labirinto» è infine ricordato un simbolo tipico della civiltà cretese, la «labrys» (bipenne) che alcuni considerano come lo stemma dei Minossi, il simbolo del potere.
Cosa vuol dire, poi, che il Minotauro, ossia il «re-toro», residente nel labirinto, ossia nel «grande palazzo», divorava le vittime umane che i Greci dovevano inviargli? Forse, nella primissima fase della civiltà ellenica, prima ancora che gli Achei distruggessero Creta, il dominio cretese si estendeva anche sulle primitive popolazioni della Grecia, che erano addirittura tributarie dei Cretesi: dovevano, cioè, pagare tasse e tributi, mandare schiavi e schiave. Poi i Greci «uccisero il Minotauro», cioè si liberarono della superiorità cretese.

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