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Dal calendario romano a oggi


Il mese romano era diviso in calende (ogni primo del mese), in none (il 5 o il 7 di ogni mese) e idi (il 13 o il 15 di ogni mese), una divisione che in origine si riferiva alle fasi lunari (primo quarto, luna piena, luna calante). Per motivi religiosi, i giorni erano divisi in due grandi gruppi: quelli “fasti”, cioè favorevoli, in cui si poteva svolgere qualsiasi attività pubblica e civile; quelli ‘nefasti”, cioè sfavorevoli, in cui non si poteva svolgere alcuna attività e che erano dedicati alle cerimonie religiose.
Ogni giorno si divideva in 24 ore e iniziava a mezzanotte, com’è tuttora per noi. I Romani contavano 12 ore dìurne, quelle dalle 6 alle 18, chiamate ore, e 12 ore notturne, quelle dalle 18 alle 6, chiamate vigilie.
Prima di Giulio Cesare, il calendario romano contava 10 mesi (4 con 31 giorni, gli altri con 30). L’anno iniziava in marzo, quando riprendevano le operazioni militari. In seguito furono aggiunti altri due mesi e, poiché si seguiva l’anno lunare, si arrivò a un anno di 355 giorni,10 in meno di quello solare.
Sulla scorta degli accurati calcoli di Sosìgene, un astronomo e matematico greco, Cesare adeguò il calendario all’anno solare, e per rimettersi in pari aggiunse a quell’anno tutti i giorni accumulati: fu così che il 46 a.C. fu di 445 giorni. A partire dall’anno successivo, ogni anno fu di 365 giorni e ogni quattro anni si aggiungeva un giorno a febbraio, creando così l’anno bisestile.
La ragione di questa aggiunta dipende dal fatto che in realtà un anno solare dura circa sei ore in più di 365 giorni, e così sembrò logico recuperare quelle ore tutte insieme quando hanno cumulato un giorno intero, e cioè appunto ogni quattro anni.
Il calendario di Giulio Cesare, chiamato”giuliano” dal suo nome, non era dunque precisissimo, e nei 16 secoli successivi accumulò un ritardo di circa 10 giorni. Così, nel 1582, il papa Gregorio XIII lo riformò.
Per prima cosa fece iniziare l’anno dal 1° di gennaio. Cambiò anche il nome di alcuni mesi, che in alcuni casi si riferiva all’agricoltura, come I per esempio aprile, mese in cui si “aprono” le gemme; in altri si rifaceva a nomi di divinità, come marzo (Marte) e giugno (Giunone); in altri ancora a nomi propri, come luglio e agosto, in onore rispettivamente di Giulio Cesare e dell’imperatore Augusto.
I sette giorni della settimana presero il nome dai pianeti che si riteneva governassero il mondo. Il giorno di Saturno con il cristianesimo divenne sabato, dal nome della festività ebraica, e il giorno del Sole divenne dies dominica (giorno del Signore), cioè domenica.
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