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Atene - Utilità riforma Solone e suoi limiti


A cosa servì la divisione fatta dalla riforma di Solone?
In primo luogo servì a mettere sullo stesso piano nobili e non nobili: in una stessa classe erano compresi infatti cittadini nobili e cittadini non nobili; in secondo luogo servì a far partecipare al governo anche i non nobili.

Solone stabilì che i cittadini di tutte le classi potessero partecipare all’Ecclesia (l’assemblea popolare) e che fosse l’Ecclesia ad eleggere sia coloro che dovevano fare le leggi, sia coloro che dovevano farle applicare, sia coloro che dovevano farle rispettare. L’Ecclesia eleggeva infatti:
- La Bulè (un’assemblea di 400 persone che aveva il potere legislativo);
- I nove arconti (che avevano il potere esecutivo);
- Le Elièe (tribunali che avevano il potere giudiziario).
E l’Areopago che fine aveva fatto?
Solone lo lasciò in vita, con la funzione di consigliare e controllare gli arconti; d’altra parte anche l’Areopago era divenuto più democratico, poiché, dovendo esser composto da ex arconti, ed essendo ormai gli arconti eletti dall’assemblea di tutti i cittadini, non succedeva più che gli arconti fossero sempre e solo nobili.
La riforma di Solone prevedeva, fra l‘altro, che tutti i cittadini dovessero fare il servizio militare, armandosi a proprie spese; erano esclusi i «teti» in quanto, non possedendo nulla, non potevano provvedere all'equipaggiamento militare. Ciò costituiva una limitazione politica: infatti soltanto i cittadini che prestavano servizio militare potevano eleggere ed essere eletti. I «teti», dunque, restavano esclusi dal potere.
C’era anche una ragione pratica in questa limitazione: in Atene le cariche pubbliche erano gratuite, quindi il cittadino eletto doveva disporre di tempo e denaro proprio. Come avrebbe potuto un contadino, un operaio, che viveva del proprio salario, abbandonare il lavoro per la vita politica?
La riforma di Solone non ottenne i risultati previsti: i nobili si opposero ad essa, organizzando addirittura delle bande armate per osteggiarla, i «teti» la avversarono. Per due anni in Atene vi fu una vera e propria anarchia, con scontri, sommosse, tumulti; dalla confusione emerse un cittadino, Pisistrato, il quale riuscì ad instaurare una nuova forma di governo.