Atene - Seconda riforma di Clistene


Dopo che Atene seppe respingere l’attacco di Sparta, Clistene tornò trionfalmente al potere e ripropose le sue riforme. In primo luogo cercò di impedire il concentrarsi della ricchezza nelle mani di poche famiglie, il che avrebbe favorito i tentativi di instaurare la tirannide: per ottenere il suo scopo Clistene introdusse l'ostracismo, cioè la possibilità che l’assemblea popolare decretasse l’esilio perpetuo per il cittadino resosi sospetto di aspirare alla tirannide.
Successivamente Clistene, per mettere effettivamente alla pari tutti gli abitanti della «polis», divise l’Attica in tre regioni, una montuosa, una costiera, un’altra corrispondente alla pianura centrale.
Ciascuna delle tre regioni venne a sua volta divisa in 10 parti, dette «demi»; la popolazione della «polis» fu divisa in dieci tribù, a ciascuna delle quali vennero assegnati tre demi scelti a sorte nelle tre regioni, purché si avessero sempre un «demo» montuoso, uno interno, uno costiero.
Le tribù eleggevano l’ecclesia e l’ecclesia eleggeva:
- Dieci strateghi (capi militari);
- La Bulè (una specie di parlamento, fatto di 500 persone, al quale spettava il potere legislativo);
- Nove arconti (praticamente il governo, cioè coloro ai quali spettava il potere esecutivo);
- - L’Eliea (il tribunale, al quale spettava il potere giudiziario).
Restava in piedi l’Areopago, sempre costituito da ex arconti e che potrebbe considerarsi una sorta di senato.
La grande mescolanza della popolazione operata da distene con la divisione in regioni e demi assicurava ormai la partecipazione alla vita pubblica di tutti indistintamente i cittadini, quindi un altissimo livello democratico.

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