Gli aggressori delle donne sono spesso uomini con buona istruzione e di soddisfacente e collocazione professionale, quindi non necessariamente dei brutti scarsamente alfabetizzati e confinati in qualche periferia degradata.
La Romania è il paese europeo in cui la violenza domestica contro le donne è più grave, con 12,62 casi di omicidi di questo tipo all'anno per ogni milione di cittadini di sesso femminile. Ma subito dopo la Romania ci sono paesi in cui i diritti delle donne sono più ampiamente riconosciuti, come la Finlandia, dove nonostante ciò ogni anno 8,65 donne per ogni milione di cittadine finlandesi sono assassinate nel chiuso delle mura domestiche. Poi vengono la Norvegia 6,58, il Lussemburgo 5,56, la Danimarca 5,42 e la Svezia 4,59. L'Italia, la Spagna, il Portogallo e Irlanda sono invece agli ultimi posti. Paesi avanzati e moderni che ospitano comportamenti ciecamente e violentemente misogini: questo è uno spettacolo che può lasciare perplessi. Due considerazioni ci aiutano tuttavia a superare il senso di disorientamento. Da un lato bisogna tenere in considerazione la storia e la cultura dell'Occidente moderno e contemporaneo, così a lungo caratterizzata da un predominio assoluto della metà maschile sulla metà femminile: in nome di quella tradizione nell'Occidente contemporaneo ci sono ancora i maschi che non vogliono sentirsi messi in discussione dalle donne e che, in mancanza di argomenti migliori, sanno solo ricorrere alla violenza brutta. Dall'altro però occorre anche sottolineare che è in corso un evidente e importante mutamento di clima culturale: infatti negli ultimi anni, tutti i paesi dell'Unione Europea hanno adottato o stanno adottando misure legislative più severe contro questi reati, e in tutti i paesi dell'Unione sono in corso campagne di sensibilizzazione rivolte all'opinione pubblica in generale e alle donne in particolare affinché soprattutto quelle che subiscono violenze superino paure e remore e le denuncino alle autorità.

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