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La via della federazione di Stati: Gioberti


I ripetuti fallimenti dei moti mazziniani indussero molti patrioti a pensare che neppure il metodo della rivoluzione popolare, indicato dal Mazzini fosse idoneo a raggiungere il fine del risorgimento italiano, anche perché; per l’attuazione del programma mazziniano, sarebbe stato necessario che la gran massa del popolo avesse aderito alle idee del Mazzini. Ciò non era invece accaduto, in parte perché le condizioni di ignoranza, di miseria, di arretratezza del nostro popolo contadino e operaio non gli permettevano di essere sensibili a certi ideali, e in parte perché il Mazzini, pur nutrendo, come si disse, sentimenti religiosi, non era favorevole al cattolicesimo. Bisognava dunque cercare altre vie, più realistiche ed attuabili, e tali parvero quelle indicate da Vincenzo Gioberti, un sacerdote torinese, già simpatizzante per la Giovane Italia e per questo imprigionato ed esiliato.
Vincenzo Gioberti in un libro stampato a Bruxelles ed intitolato “Del primato morale e civile degli italiani”, sostenne che l’Italia aveva una missione da compiere rispetto alle altre nazioni: questa missione, in cui consisteva il suo “primato”, le era conferita dalla religione cattolica, base di ogni progresso. Come Roma latina e cristiana aveva educato ed unificato con la fede e la cultura i popoli barbari dell’Europa, l’Italia doveva ricostruire l’unità morale dei popoli europei riconducendo la loro cultura e la loro civiltà ai principi religiosi che le avevano generate. Per assolvere alla sua missione l’Italia doveva prima di tutto unire i suoi Stati in una confederazione presieduta dal papa e sostituire alle “rivoluzioni” le “riforme”.
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