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Il primo dopoguerra degli Stati Uniti


Ebbe inizio l’ascesa degli Stati Uniti verso la leadership mondiale. Essi godevano di un apparato industriale molto sviluppato. I movimenti rivoluzionari europei furono una minaccia (red scare), gli USA si chiusero in se stessi e dal 1920 al 1932 i presidenti furono repubblicani e isolazionisti.

L’isolazionismo fu il risvolto dell’esasperato nazionalismo, dove i nemici americani erano neri, ebrei, slavi e italiani. Le Chiese protestanti avviarono una campagna con l’esito del proibizionismo (divieto assoluto di produrre e bevande alcoliche) facendo dilagare una nuova criminalità: il contrabbando. Ci furono spinte razziste come il Ku Kluz Klan. Agli immigrati vennero sbarrate le porte d’accesso con il Johnson Act che fissò una quota massima annua di immigrati. L’esecuzione sulla sedia elettrica di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti scaturirono dei pensieri di pregiudizio contro gli immigrati.

Nel 1925 in Europa la produzione mondiale tornò ad alti livelli. Durante gli anni folli nelle città esplose la voglia di dimenticare i sacrifici e le austerità della guerra. Arrivarono il jazz, i night club, il charleston. Ci furono la produzione di massa, fordismo, e la vendita a rate. Ci fu l’esodo dei lavoratori dalle campagne alle città e l’aumento degli operai.

Si affermò quindi la civiltà di massa, i mezzi di comunicazione penetrarono l’opinione pubblica. Ci furono spettacoli sportivi di massa, cinema di massa (che passarono dal muto al sonoro). La pubblicità fu la macchina della propaganda per eccellenza. Sorsero grattacieli e sobborghi, l’automobile dominava e fu accessibile a molti. Tutto questo contribuì a creare una diversa qualità della vita. Ci furono collegamenti aerei regolari, risorse illimitate grazie al petrolio. Iniziò il declino delle piccole imprese.

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