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Roosvelt ed il New deal

Durante i primi tre anni della crisi del 29 negli stati uniti era stato presidente Hoover, rappresentante dei repubblicani, che dal punto di vista economico, anche in un momento nero come quello della crisi, aveva continuato a promulgare leggi che nella pratica non sarebbero servite a risollevare l’economia americana. Alle successive elezioni Hoover si ripresenta ma, proprio perché non era stato all’altezza della situazione, era quasi scontato che vincesse il rappresentante dei democratici, ossia F. D. Roosvelt, che aveva basato la sua campagna elettore sul fatto che lo stato doveva entrare attivamente nelle vicende economiche senza però violare i principi espressi dalla costituzione. Questa azione si traduce nella pratica nell’affidamento di incarichi pubblici alle imprese, come già stava facendo ad esempio Mussolini in Italia, facendo dunque costruire opere di pubblica utilità, come ponti o dighe, invece di dare sussidi di disoccupazione. Oltre a questi interventi bisogna sottolineare con Roosvelt la nascita di un primo vero welfare state negli USA, ossia uno stato sociale che intervenisse per assicurare condizioni di vita dignitose ai poveri, sussidi per le famiglie con molti figli ecc…: in tal modo lo stato cerca di curarsi dei bisogni delle fasce della società in difficoltà, anche perché vi erano milioni di disoccupati. Roosvelt fu l’unico presidente ad essere eletto per più di due mandati: infatti, soprattutto per avere una continuità di opera, accettò di candidarsi una terza volta ( il che poteva essere fatto ma non era mai accaduto prima in quanto Washington aveva rifiutato una sua terza elezione ), e probabilmente gli venne proposta anche nel 44, in piena guerra, ma egli in quel caso preferì rifiutare. Pur con questi interventi in campo economico una vera e propria ripresa dell’economia si avrà solo con la seconda guerra mondiale; bisogna inoltre sottolineare che si sentì per la prima volta la necessità di modificare il capitalismo incontrollato e senza regole che aveva portato a questa crisi: il primo che si occupò di ciò fu un’economista inglese, Keynes, che per primo teorizzò come al capitalismo occorressero delle regole precise per funzionare correttamente.

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