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Alla fine dell’800 si delinearono negli Stati Uniti ed in Europa i caratteri della società di massa moderna:
- la maggioranza della popolazione viveva nelle città ed era inserita nell’economia di mercato
- i rapporti sociali si facevano più intensi e si basavano sulle grandi istituzioni nazionali
i paesi industrializzati conobbero un periodo di intensa espansione economica e un aumento del reddito pro-capite che portò ad un allargamento del mercato. L’aumento della domanda stimolò la produzione in serie e la diffusione di strumenti di meccanizzazione e razionalizzazione produttiva (catena di montaggio: taylorismo). Ciò portò anche ad un mutamento sociale:
- nella classe operaia aumentò la distinzione tra lavoratori generici e qualificati
- crebbero gli strati del ceto medio
importante per la nuova società di massa, per accelerare il processo di socializzazione, furono:

- l’impegno dello Stato nell’istruzione che diminuì drasticamente l’analfabetismo in tutta Europa
- la diffusione dei giornali che allargò l’opinione pubblica
- l’introduzione del servizio militare obbligatorio
- la creazione di eserciti di massa
ci fu un allargamento della partecipazione alla vita politica grazie:
- all’estensione del diritto di voto
- all’affermarsi del partito di massa (nuovo modello di partito)
- alla crescita di grandi organismi sindacali nazionali

7. La questione femminile.
In quest’epoca sorse anche una questione femminile dovuta all’inferiorità economica, politica e giuridica delle donne. I primi movimenti di emancipazione femminile sorsero nel ‘700 ma ebbero scarso seguito, nell’800 le donne erano escluse dall’elettorato, dalle università, dalle professioni e quando lavoravano avevano un salario minore a quello degli uomini. Grazie a maggiori contatti col mondo esterno, esperienze collettive e partecipazione alle agitazioni sociali le donne presero coscienza dei loro diritti. Ma il movimento femminile restò ristretto a minoranze operaie e intellettuali prive di un seguito consistente. Solo in Gran Bretagna sotto la guida di Pankhurst (fondatrice della Women’s Social and Political Union) riuscì a imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica e della classe dirigente battendosi per il diritto al suffragio (1918 in Gran Bretagna: voto alle donne) con decise forme di protesta (dimostrazioni in piazza, marce sul Parlamento, scioperi della fame e attentati a edifici pubblici). Questo movimento trovò:
- appoggi tra i parlamentari laburisti
- insensibilità del movimento operaio

- sospetto dei dirigenti socialisti che temevano che ciò sarebbe andato a favore dei partiti cristiani e vedevano il ritorno delle donne al lavoro casalingo come soluzione alla discriminazione economica
il movimento femminista dovette combattere da solo. Con la prima guerra mondiale alle donne fu concesso di entrare nell’università e nelle professioni ma fu negato il diritto di voto e furono discriminate sul lavoro.

8. Riforme e legislazione sociale.
L’estensione del suffragio e il peso degli organismi di massa fecero assumere maggior peso agli orientamenti popolari. Con la pressione delle organizzazioni sindacali vennero introdotte forme di legislazione ispirate alla Germania bismarckiana:
legislazione sociale Servizi pubblici urbani Aumento tasse dirette
introdotti sistemi di assicurazione contro infortuni, vecchiaia e sussidi per i disoccupati affiancati ai governi amministrazioni locali aumentate le imposte dirette (su reddito e patrimonio)
stabiliti controlli sulla sicurezza e sull’igiene nelle fabbriche estesi i servizi pubblici ad opera dei comuni gestiti da aziende pubbliche create apposta introdotto il principio della progressività (aumento aliquote fiscali)
impedito il lavoro ai bambini
limitati gli orari giornalieri degli operai e sancito il diritto al riposo settimanale
si andò diffondendo l’idea che il compito dello Stato fosse quello si assicurare un’equa distribuzione della ricchezza.
9. Partiti socialisti e la Seconda Internazionale.
I partiti socialisti erano delle piccole minoranze emarginate (’70-’80) e volevano un radicale sconvolgimento rivoluzionario. La situazione cambiò radicalmente: in tutta Europa sorsero partiti socialisti che:
- cercavano di organizzarsi sul piano nazionale

- partecipavano alle elezioni inviando rappresentanti nei parlamenti
- discutevano sulla possibilità di partecipare a governi borghesi (primi a proporre il partito di massa)
ne sorsero vari:
partito socialdemocratico tedesco: socialismo francese: In Gran Bretagna:
capeggiato da Bebel, assunse il marxismo come dottrina ufficiale. Per l’efficiente organizzazione, compattezza ideologica e successi elettorali divenne un modello per gli altri partiti di ispirazione marxista, capeggiato da Guesde, si scisse subito poi si riunì nella Sfio voluta da Jaures. era già attivo un movimento sindacale e i marxisti non riuscirono a imporsi sui lavoratori delle Trade Unions. La Società fabiana (associazione di intellettuali) ebbe maggiore influenza sul movimento operaio. I dirigenti delle Trade Unions fondarono il Partito Laburista che si fondava sull’adesione collettiva delle organizzazioni sindacali
- volevano superare il sistema capitalistico e la gestione sociale dell’economia
- si ispiravano a ideali internazionalisti e pacifisti
- tendevano a crearsi una base di massa tra lavoratori e a partecipare alla lotta politica nel proprio paese
- facevano capo ad un’organizzazione socialista internazionale
Nel 1889 si riunì l’Internazionale socialista (seconda internazionale) a Parigi tra i rappresentanti dei vari partiti che:
- fissarono la giornata lavorativa a 8 ore
- fissarono il 1° maggio come giornata mondiale di lotta
venne fatto anche un secondo congresso a Bruxelles (’91) dove si affermò il marxismo e si esclusero gli anarchici e coloro che non volevano partecipare all’attività politica.
Prima internazionale Seconda internazionale
Centro dirigente della classe lavoratrice di tutto il mondo Federazione di partiti nazionali autonomi e sovrani
Funzione di coordinamento
I congressi furono un fondamentale luogo di incontro per i problemi di interesse comune a tutti i partiti
Il movimento operaio ebbe il marxismo come dottrina ufficiale divulgata da Engels e Kautsky che ponevano l’attenzione sulle:
- fasi intermedie del processo rivoluzionario
- partecipazione alle elezioni
- lotte per la democrazia e le riforme
(fatta propria da Bebel, Adler: austriaco, Juarel, Turati) ma presto si divisero in 2 parti:
aspetto democratico-riformistico (revisionismo) originaria impostazione del marxismo
prendere atto dei mutamenti della situazione politica e sociale bloccare le tentazioni legalitarie e parlamentaristiche
Il massimo teorico fu Bernstein che partiva da una serie di fatti contrarie alla previsione di Marx: capeggiati da Liebknecht e Luxemburg che condannavano le tesi revisioniste e la politica centrista che mascheravano una politica riformista e legalitaria
Bernstein Marx
il proletariato migliorava la sua condizione il proletariato si impoveriva
il capitalismo poteva superare le crisi
Lo Stato borghese diventava Stato democratico
I partiti operai dovevano collaborare con le altre forze progressiste poiché la società socialista sarebbe nata da una trasformazione graduale, grazie al lavoro quotidiano delle organizzazioni operaie Non riuscì a piantare solide radici nei partiti socialisti ma esercitò forte suggestione su intellettuali e operai *
* Iniziarono anche ampi dibattiti:
 La socialdemocrazia russa: Lenin contestava il modello della socialdemocrazia tedesca a cui contrapponeva il progetto di un partito volto alla lotta, in un congresso a Londra ottennero la maggioranza e il partito si divise in Bolscevichi (maggioranza, Lenin) e menscevichi (minoranza, Martov).
 Sindacalismo rivoluzionario (Francia): si muovevano sulla linea anarchico-rivoluzionaria (i primi a credere che i lavoratori dovessero opporsi alla società borghese). Lo sciopero era importante per far vedere ai lavoratori la loro forza e prepararli al grande sciopero generale rivoluzionario. Il maggior teorico fu Sorel che esaltò la funzione liberatoria della violenza proletaria e vide nello sciopero generale un modo per trascinare gli operai alla lotta.

10. I cattolici e la “Rerum novarum”
Di fronte al movimento operaio, alle manifestazioni di massa e all’industrializzazione la Chiesa tentò di rilanciare la sua missione. Diminuirono i culti e le devozioni locali della società rurale ma si svilupparono religioni più individuali e meglio controllati dal clero. La Chiesa riuscì a rimediare ai fenomeni di disgregazione sociale con la creazione di parrocchie, associazioni caritative e movimenti di azione cattolica che si opposero a quelle socialiste. Leone XIII riuscì a riavvicinare i cattolici alle classi dirigenti dove c’era tensione tra Stato e Chiesa (Germania, Francia) e incoraggiò la nascita di nuovi partiti cattolici in Belgio e Austria. Promulgò la “Rerum novarum” (1891) che condannava il socialismo, riaffermava l’ideale della concordia tra le classi (no novità rilevanti) e il rispetto delle parti sociali (gli imprenditori dovevano rispettare la dignità umana) ed esortava alla creazione di società operaie artigiane ispirate ai principi cristiani. Non era nulla di nuovo ma l’incoraggiamento veniva dal papa e aveva un documento ufficiale. Questa diede una forte spinta ai movimenti cattolici, essa si muoveva in una concezione tradizionalista e vedeva nelle associazioni cattoliche uno strumento di collaborazione tra le classi. Alla fine dell’800 emerse in Italia e Francia la democrazia cristiana che mirava a conciliare la dottrina cattolica con l’impegno sociale e la democrazia, essa coincise con la diffusione del modernismo (reinterpretava la dottrina cattolica in chiave moderna) che voleva conciliare l’insegnamento ecclesiastico con la civiltà moderna. Con Pio X i democratico-cristiani vennero richiamati all’ordine, il modernismo venne scomunicato e vennero bloccate le voci riformatrici con il dogma religioso ma non lo fermò definitivamente sul piano politico.

11. Il nuovo nazionalismo.
Alla fine dell’800 gli ideali di nazione si modificano profondamente, diventando il principio ispiratore dei movimenti di liberazione contro lo Stato, con l’unificazione tedesca, l’imperialismo coloniale e la crescita di movimenti socialisti (ispirati a ideali internazionalisti e pacifisti) che fece ritornare il patriottismo che spesso si unì all’antisocialismo per la difesa dell’ordine sociale. Quindi il nazionalismo si spostava a destra tornando alle teorie razziste tradizionali e romantiche e affermare la superiorità del popolo. Queste teorie (di Gobineau) si basavano su argomentazioni pseudoscientifiche ma si collegavano a credenze antiche.
 In Gran Bretagna il consenso popolare non ebbe contenuti polemici contro le istituzioni liberali
 In Francia fu un incontro tra movimenti di diverse origini (bonapartista, cattolico-legittimista, rivoluzionario-giacobino) contro la classe dirigente repubblicano-moderata (mediocre e corrotta), il loro nazionalismo era rivolto contro i “nemici interni”: immigrati, protestanti ed ebrei
 In Germania (componente antiebraica) si diffusero le teorie della razza: Chamberlain riprendeva da Gobineau il mito della razza ariana depositaria delle virtù più nobili, non avendo una storia cercava le sue basi nel mito del popolo che fornì la base delle ideologie pangermaniste che volevano l’unione di tutti i territori tedeschi. Essi formavano la Lega pantedesca e non condizionarono la politica estera ma influenzarono la classe dirigente del paese.
 In Russia il panslavismo (vs pangermanismo) si fondava su ideologie tradizionaliste e sull’antisemitismo (sancito) che sfociò nel pogrom (violenze impunite contro gli ebrei)
Contro l’antisemitismo si diffuse il sionismo (fondato da un ebreo) che voleva restituire un’identità nazionale agli ebrei, ma ottenne però pochi appoggi.

2. La crisi del positivismo.
Il positivismo divenne inadeguato a spiegare i fenomeni politici, economici e sociali ma rimase un metodo di ricerca e conoscenza della realtà. Sul piano filosofico si diffusero correnti irrazionaliste e vitalistiche che consideravano l’istinto e la volontà meccanismi della conoscenza e la realtà psicologica l’oggetto d’indagine. Si svilupparono filosofie più complesse nei confronti delle scienze esatte e contro il positivismo:
- Nietzsche (conosciuto alla fine del secolo)
Positivismo Nietzsche
Concezione lineare del tempo Concezione ciclica dell’eterno ritorno
Ottimismo filosofie borghesi (risultato ultimo e negativo della tradizione ebraico-cristiana) Idea dell’uomo nuovo capace di esprimersi al di fuori della propria individualità
- In Germania si sviluppò lo storicismo moderno (distinzione tra scienze dello spirito e della natura)
- In Italia l’idealismo (per risolvere la realtà della storia, la realtà è l’atto pensante del soggetto)
- In Francia Bergson concepiva la realtà come creazione continua e conoscibile solo attraverso l’intuizione.
- Negli Stati Uniti il pragmatismo considerava determinante il rapporto tra teoria e pratica e rivalutava le scienze pratiche.
Nacquero analisi pessimiste sulla sorte degli ordinamenti democratici (determinarono quel clima di sfiducia e scetticismo verso la democrazia e le istituzioni):
- Fisica atomica
- Teoria quantistica
- Teoria della relatività (vs fondamenti fisica classica e scienza tradizionale)
- Psicanalisi (Freud: pone alla base dei processi psichici il concetto di una vita inconscia dominata da leggi diverse da quelle della vita cosciente ed è essenziale rimuoverli per lo sviluppo dell’individuo e della società, per lui è fondamentale l’analisiinfluenzò la cultura, la società e la terapia delle malattie)
- Riflessione sulla relatività e la soggettività della conoscenza (influenza delle inclinazioni personali sul fenomeno)
- Problemi delle scienze sociali (soggettive)(Weber)
- Teorie della classe politica (la politica è uno scontro di elites, nelle mani di una ristretta minoranza)
- Fenomeno della burocratizzazione (la crescita degli apparati burocratici era inarrestabile).

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