Verso un nuovo modello di sviluppo
Tesina di maturità
Barbato Matteo
Candidato 5° C
Classe L.S.S. “R. Caccioppoli” - Napoli
Scuola 2008/2009
A.S.
“Una società sempre più malata, ma sempre più potente, ha ricreato il mondo come ambiente e scenario della sua malattia, come pianeta malato”
Guy Debord - Il Pianeta Malato
Il modello economico globale è il sottosistema di un sistema ancora più grande: la biosfera. Il “sottosistema economia” è proiettato verso una crescita espansiva, mentre il “sistema biosfera” non cresce, rimane delle stesse dimensioni; quindi, crescendo, l’economia invade la biosfera, non tenendo conto del limite delle risorse naturali, nonché della loro salvaguardia. Ed è proprio questo il costo fondamentale della crescita economica, la quale influenza anche la società, i costumi e gli stili di vita.
La ricerca di un “nuovo sviluppo” che sia il giusto equilibrio tra benessere sociale e sostenibilità ambientale è la sfida che l’uomo ha davanti a sé. 2
Introduzione - Le origini del capitalismo
Il capitalismo è un regime economico e di produzione riconducibile a pratiche di monopolio, di speculazione e di potenza che viene a svilupparsi nelle società avanzate dove predominano condizioni moderne di produzione. Esso è caratterizzato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione (in senso lato, capitale), dalla libertà d’iniziativa economica e dalla prevalenza del lavoro dipendente organizzato dai proprietari dei mezzi di produzione. Il capitalismo è il più diffuso dei sistemi economici moderni. Il termine viene usato con significati varianti nelle diverse scienze sociali, in quanto comprende molteplici fenomeni della sfera economica, sociale e politica.
Origini
Le del capitalismo sono controverse. Certamente le sue caratteristiche essenziali cominciarono ad affermarsi con forza in Europa occidentale con la rivoluzione industriale che prese avvio verso la metà del XVIII secolo. Il termine stesso capitalismo entrò in uso nella prima metà del XIX secolo per indicare il sorgere di una società sempre più dominata dal “capitale” e caratterizzata da:
- Crescente industrializzazione, ossia espansione delle attività industriali e progressiva riduzione delle attività agricole;
- Rapida estensione della proprietà privata dei mezzi di produzione industriali e agricoli, a scapito dell’antica proprietà terriera aristocratica;
- Diffusione del lavoro subordinato salariato nella fabbrica, a scapito del lavoro artigianale e agricolo;
- Forte approfondimento delle differenze tra le classi sociali dei nuovi capitalisti industriali (proprietari dei mezzi di produzione industriali), dei nuovi capitalisti agrari (proprietari terrieri dei mezzi di produzione agricoli) e dei lavoratori salariati;
- Rapida estensione nella società delle relazioni economiche attuate nella forma del mercato ed, in particolare, il mercato del lavoro;
- Peso crescente, sociale e politico, della classe dei capitalisti industriali e agrari, detta anche borghesia, in opposizione sia all’antica aristocrazia, sia al proletariato, cioè la massa dei lavoratori salariati.
Il capitalismo ha costituito un evento fondamentale della storia mondiale moderna. Esso ha modificato profondamente in tutti i loro aspetti le società da cui esso è nato, quelle dell’Europa occidentale e dell’America del Nord, e progressivamente quelle che ne hanno subito direttamente o indirettamente
Il capitalismo ha una relazione
gli influssi nel resto del mondo. Infatti, come tutti i sistemi economici, molto stretta di causa ed effetto reciproco con la cultura, gli stili di vita, l’organizzazione della società e la politica. Oggi si può dire che solo alcune remote società prive di relazioni col resto del mondo sono esenti da un qualche influsso dello “spirito del capitalismo”, la cui enorme capacità di diffusione e penetrazione sociale era già stata prevista dai primi studiosi del nuovo sistema, come Karl Marx (Germania, 1818-1883) e Max Weber (Germania, 1864-1920). Il giudizio sugli effetti economici e sociali del capitalismo è estremamente controverso in tutti i campi delle scienze sociali. Lo scontro si accese già prima della metà del XIX secolo in Gran Bretagna, in Francia e in Germania. I sostenitori del capitalismo sottolineavano sul piano economico, la capacità di rapida crescita economica, di progresso
diffusione del benessere attraverso l’aumento dei beni di consumo;
tecnico, di sul piano sociale e politico, l’affermazione di nuove classi sociali e di maggiori spazi di libertà individuali. Il padre della critica al capitalismo è stato Karl Marx. Nelle caratteristiche essenziali del nuovo sistema egli vide: gli elevati costi umani prodotti dal sistema industriale, le condizioni di vita disumane nelle fabbriche, nelle miniere e nelle nuove città industriali, il profitto dei capitalisti come risultato dello sfruttamento dei lavoratori, i rischi del dominio politico delle classi capitaliste ai danni dei lavoratori, la tendenza degli Stati capitalisti ad espandersi nel resto del mondo con nuove forme di colonialismo o imperialismo, comprendenti l’uso della forza militare, nonché la tendenza ad entrare in conflitto tra loro. Marx elaborò un sistema di pensiero che diede vita al movimento socialista, il cui scopo era sia la conquista di migliori condizioni di vita e di pieni diritti per i lavoratori, sia l’abbattimento del sistema capitalista e la realizzazione di un nuovo sistema di completa uguaglianza tra i membri della società, di proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di condivisione dei frutti del lavoro. 3
I fenomeni sociali
Debord e la critica alla società consumistica
Oggi, l’accumulazione del capitale e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa hanno
consumismo)
permesso di spingere il cosiddetto “feticismo delle merci” (o ad un grado precedentemente impensabile. Guy Debord società dello spettacolo,
Il risultato di questo processo è quella che definirebbe che è
anche il titolo di un libro da lui pubblicato nel 1967. Ne La società dello spettacolo il filosofo Debord critica, in 221 tesi, la società capitalistica in cui oggi viviamo, soffermandosi in particolare sul legame tra il sistema economico basato sul consumismo ed i rapporti tra le persone, tra il singolo individuo e la realtà stessa.
Con oltre trent’anni di anticipo Debord si è dimostrato più che profetico nei suoi studi su fenomeni sociali di massa; egli descrive una società, costituita da individui alienati e reificati, che hanno perso il contatto con la vera realtà e natura delle cose, dei fatti, della storia. La quotidiana esistenza, dal lavoro
possesso,
al tempo libero, passando per le relazioni inter-personali, è permeata dal concetto di accumulazione e consumo, dettati da un bisogno indotto dall’esterno e strutturato in modo da non essere mai soddisfatto completamente, così da alimentare in continuazione la macchina economica di quelle che oggi chiamiamo multinazionali. Nelle pagine del suo libro (ma anche nei film-documentari autoprodotti all’epoca) il filosofo si basa molto sui testi del giovane Hegel e di Marx, operando quello
détournement,
che lui stesso definisce ovvero una riscrittura creativa delle loro tesi.
Guy Debord - Cenni biografici
Guy Debord nasce a Parigi nel 1931. All’età di quattro anni rimane orfano di padre. Compie tutti i suoi studi a Cannes. A diciotto anni ritorna a Parigi. Qui scopre il surrealismo e avviene l’incontro con il poeta Isidore Isou ed i suoi amici lettristi. Dopo un’iniziale adesione, si allontana sia dal surrealismo, sia da Isou, e nel 1952 insieme all’ala radicale del lettrismo dà vita all’Internazionale Lettrista, in aperto contrasto con il fondatore del movimento.
Nel luglio del 1957 a Cosio d’Arroscia, paesino ligure, fonda l’Internazionale Situazionista. Costituzione alla quale, oltre a Debord, prendono parte Gianfranco Sanguinetti, il pittore Pinot-Gallizio, Milanotte, artisti del movimento COBRA (Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam), il comitato psico-geografico di Londra, ed il Movimento per una Bauhaus Imaginista. L’Internazionale Situazionista si attesta su una critica totale dell’ordine esistente, sotto l’aspetto politico, economico (consumismo) e urbanistico. Il testo costitutivo fu scritto dallo stesso Debord con il titolo: Rapporto sulla costruzione di situazioni e sulle condizioni dell’organizzazione e dell’azione della tendenza situazionista internazionale.
Dal 1958 l’Internazionale Situazionista inizia a pubblicare una rivista semestrale omonima della quale Debord sarà direttore fino al 1969, anno dello scioglimento del gruppo, e nella quale pubblicherà numerosi articoli.
Visita molto spesso l’Italia, in particolare durante gli “anni di piombo”, fino al 1977 quando il governo Andreotti, con Cossiga Ministro dell’Interno, decreta la sua espulsione con l’accusa di fomentare il clima insurrezionale del paese.
Nel 1959 esce Memoire, libro scritto da Debord in collaborazione con il pittore Asger Jorn. 4
Nel 1967 scrive il suo capolavoro, La Società dello Spettacolo, destinato ad avere una vasta eco mondiale soprattutto dopo il Maggio ‘68. In quest’opera Debord afferma che i paesi capitalisti si stanno evolvendo verso una società in cui gli individui sono meri spettatori passivi di un flusso di immagini scelte dal potere, giustificatrici dell’assetto istituito, che si sostituiscono completamente alla realtà. Circa vent’anni dopo, nel 1988, pubblica i Commentari sulla Società dello Spettacolo, in cui afferma che il processo descritto nell’opera precedente aveva subito negli ultimi anni un’ulteriore accelerazione verso quello che definisce lo “spettacolarismo integrato”.
In occasione dell’assassinio del suo amico ed editore Gerard Lebovici, avvenuto nel 1984, pubblica Considerazioni sull’Omicidio di Gerard Lebovici (1985).
Nonostante sia stato una persona molto schiva, non concedeva interviste, non aveva il telefono, non si lasciava fotografare (se non in rare occasioni), tanto da essere considerato l’intellettuale più misterioso degli ultimi anni, Debord ha realizzato due autobiografie: Panegirico (1989) e Questa Cattiva Reputazione (1993).
Tra il 1952 ed il 1978 dirige tre lungometraggi e tre cortometraggi. I film sono: Hurlements en Faveur de Sade (1952); La Société du Spectacle (1977); e In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni (1978). I cortometraggi sono: Sur le Passage de Quelques Personnes à travers une Assez Courte Unité de Temps (1959); Critique de la Séparation (1961); e Réfutation de tous les jugements, tant élogieux qu’hostiles, qui ont été jusqu’ici portés sur le film «La Société du spectacle» (1975).
Lo scarso successo ottenuto da questi film induce Debord a pubblicarne i dialoghi nel volume Opere Cinematografiche Complete 1952-1978. Altra opera dedicata al cinema è Contro il Cinema, pubblicata nel 1968.
Il 30 Novembre del 1994 nella sua casa di Champot, paesino dell’Alta Loira, muore suicida con un colpo di pistola.
Perché spettacolo?
“Dai tempi del teatro greco lo spettacolo è divenuto istituzione sociale in cui, gruppi di persone dette spettatori, passano il proprio tempo assistendo ad una recita in balìa delle proprie emozioni. Nulla di scandaloso in tutto ciò. Lo spettatore, dopo avere assistito alla tragedia che si rappresentava, tornava alla sua vita di sempre avendo magari imparato qualcosa in più sui problemi dell’umano vivere. I mezzi di comunicazione di massa hanno stravolto completamente questo assetto. La dimensione spettacolare
tutto è spettacolo:
è stata portata al massimo grado di esposizione: dai telegiornali alle guerre, dal farsi una doccia al friggersi un uovo.” 5
Lo spettacolo è l’oggetto centrale della critica di Debord a questa società e, a differenza di quanto si possa pensare, non si rifà semplicemente all’influenza esercitata dai mass-media, la quale è certamente la sua manifestazione sociale più evidente. La televisione (celeberrimo esempio), infatti, ne rappresenta soltanto la più evidente espressione.
“Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra le persone, mediato dalle immagini.”
Lo spettacolo si presenta come la società stessa, come lo strumento di unificazione e concentrazione di ogni sguardo e ogni coscienza, ma per lo stesso fatto che svolge questa funzione è il luogo dell’inganno dello sguardo e il centro della falsa coscienza (tesi 3).
La sesta tesi, tuttavia, è molto più espressiva, inquadrando meglio il concetto di spettacolo: esso,
è il risultato del modo di produzione esistente:
compreso nella sua totalità, la società in cui viviamo, i nostri stili di vita, sono stati totalmente cambiati in funzione di un sistema economico basato sull’accrescimento dei capitali e sull’influenza della sottocultura del consumo. Le categorie specifiche che l’autore utilizza per distinguere, nel corso della storia, l’evoluzione dello “spettacolo” sono le seguenti:
- Lo spettacolo concentrato, proprio delle società totalitarie e dittatoriali, dove, a causa del minore sviluppo economico, le merci sono sostituite dall’ideologia e dall’identificazione con un capo supremo (come ad esempio il Nazismo, il Fascismo e l’URSS);
- Lo spettacolo diffuso, tipico delle società capitalistiche e basato sul consumismo.
Successivamente, nei Commentari, scritti tra l’altro verso il tramonto del più eccezionale spettacolo concentrato (l’Urss), Debord traccia il percorso che avrebbe portato alla nascita del cosiddetto spettacolo integrato. Il crollo del modello sovietico e l’apparente scioglimento dell’equilibrio del terrore avrebbero necessariamente trasformato le democrazie occidentali, togliendo loro ogni incentivo alla virtù. Il sistema si sarebbe così trasformato in una combinazione fra i due modelli precedenti: il modello degli USA dopo la caduta del muro di Berlino è esattamente questo. In un capitalismo finanziario basato su una ricchezza “inventata”, “la forma di merce e il rapporto di valore dei prodotti di lavoro nel quale si presenta non ha assolutamente nulla a che fare con la loro natura fisica”; parole di Marx, tratte da quella parte del Capitale che maggiormente influenzò Debord.
Il concetto di merce, “in prestito” da Marx
In Marx: “la merce, forma elementare della ricchezza nella società capitalistica, è innanzi tutto un valore d’uso, un oggetto utile che soddisfa bisogni umani di qualunque specie. Ma ogni merce è depositaria anche di un altro valore che permette il suo scambio con certe quantità di altre merci; ha anche un valore di scambio. Dunque allo stesso tempo un valore d’uso, in relazione alla sua qualità, e un valore di scambio, in relazione alla sua quantità; il primo valutato in funzione del consumo, il secondo in funzione dello scambio. La domanda spontanea di Marx è: “un’opera di Properzio e otto once di tabacco da fiuto possono avere lo stesso valore di scambio nonostante la diversità fra il valore d’uso di un tabacco o di un’elegia?”; cosa hanno in comune le due merci? La risposta è la quantità di denaro, che tuttavia non è sufficiente a giustificarne la scambiabilità; è qui che entra in gioco il fattore comune della quantità di lavoro impiegato per la loro produzione. La grandezza di valore di una merce è allora determinata dalla quantità di lavoro concreto racchiuso in essa. 6
Tuttavia la merce contiene anche una parte di lavoro astratto, quello cioè che la società riconosce socialmente utile ai suoi fini. Proprio quest’ultimo elemento spiega perché due prodotti che a parità d’abilità hanno la stessa quantità di lavoro concreto, poi non abbiano lo stesso prezzo, non vengano cioè scambiati alla pari. La società riconosce minore utilità sociale al prodotto a prezzo minore, cioè in quella merce il lavoro astratto è inferiore alla quantità di lavoro concreto necessario a produrla. In una società raffinata anche se il lavoro concreto per produrre un profumo è di molto inferiore a quello necessario per allevare una pecora, il profumo avrà un prezzo più elevato perché per esso il lavoro astratto è molto superiore a quello connesso alla pecora. La produzione capitalistica ha proprio questo di caratteristico: essa orienta la produzione in vista dei prodotti che la società ritiene più utili ai propri fini.
È chiaro quindi che il parlare della merce in sé senza far ricorso all’attività lavorativa dell’uomo è una forma di feticismo. Avviene in campo economico quello che già accadeva per la sfera religiosa. Quello che è un puro prodotto del cervello umano viene fatto valere come un essere indipendente: Dio. In questo modo, quelli che sono semplici prodotti della mano umana vengono rappresentati come “cose sociali” dotate di vita propria.
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Tesina - Premio maturità 2009
Verso un nuovo modello di sviluppo
Autore: Barbato Matteo
Scuola: Liceo scientifico
Descrizione: la ricerca di un nuovo sviluppo che sia il giusto equilibrio tra benessere sociale e sostenibilità ambientale è la sfida che l'uomo ha davanti a sé.
Il modello economico globale è il sottosistema di un sistema ancora più grande: la biosfera. Il "sottosistema economia" è proiettato verso una crescita espansiva, mentre il "sistema biosfera" non cresce, rimane delle stesse dimensioni; quindi, crescendo, l'economia invade la biosfera, non tenendo conto del limite delle risorse naturali, nonché della loro salvaguardia. Ed è proprio questo il costo fondamentale della crescita economica, la quale influenza anche la società, i costumi e gli stili di vita.
Materie trattate: Filosofia, Storia, Italiano, Latino, Scienze, Fisica, Inglese, Storia dell'arte
Area: scientifica
Sommario
Italiano, Pier Paolo Pasolini; Filosofia, Guy Debord e Herbert Marcuse; Inglese, Naomi Klein; Latino, Seneca; Storia dell'Arte, Pop Art e Andy Warhol; Scienze, Le tappe dello sviluppo sostenibile; Fisica, la fusione nucleare; Storia, le origini del capitalismo
Bibliografia
- La società dello spettacolo - Guy Debord - Baldini Castoldi Dalai
- Il pianeta malato - Guy Debord - Nottetempo
- No Logo - Naomi Klein - Baldini Castoldi Dalai
- Scritti Corsari - Pier Paolo Pasolini - Garzanti
- Manoscritti economico-filosofici del 1844 - Karl Marx - Einaudi
- Il libro di fisica - Isaac Asimov - Mondadori
- Geologia dei pianeti, Il clima che cambia - Palmieri, Parotto - Zanichelli
- Itinerari di filosofia - Abbagnano, Fornero - Paravia
- Opera - Garbarino - Paravia
- L'undicesima ora - Peterson, Conners
- L'altro modello - reportage di Michele Buono, Piero Riccardi
- it.wikipedia.org
- it.encarta.msn.com
- www.utopie.it
- www.filosofico.net
- www.report.rai.it
- lasers.llnl.gov
- venus.unive.it