Quando Mao tse-tung vede che stava rischiando di essere emarginato dalla dirigenza del partito agli inizi degli anni Settanta, in Cina, reagisce con una mossa estremamente audace: nel 1966 invita tutti i giovani studenti e in particolare i figli e le figlie degli operai, dei contadini poveri e dei soldati a realizzare una "rivoluzione culturale": ma li esorta ad abbandonare ogni timore e a mettere in discussione i dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento sia giudicato sbagliato. I giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole superiori e delle università accolgono questo appello con un'incredibile entusiasmo. Moltissimi formano gruppi autonomi che con pubblici tazebao, cioè manifesti murali, pongono sotto accusa questo o quel dirigente. I membri della complessa costellazione di questi gruppi giovanili vengono definiti collettivamente "guardie rosse" (la definizione militaresca e solo metaforica, in effetti non sono un corpo militare) e il Libretto rosso, una raccolta antologica di citazioni e di aforismi di Mao, è il loro "testo sacro", è Mao rappresenta il loro idolo. Il grande movimento sferra attacchi anche alle massime autorità del partito, compreso Deng Xiaoping, che viene costretto ad allontanarsi dall'incarico e ad andare a lavorare in una fabbrica, altri sono formalmente accusati di reati e condannati al carcere. È chiaro che da solo il movimento giovanile non avrebbe la forza di raggiungere simili risultati: tutto questo sommovimento è possibile solo perché la rivoluzione culturale riceve l'appoggio del ministro della difesa, Lin Biao (1908-1971) e soprattutto l'appoggio dell'esercito che da lui dipende.

Gli studenti coinvolti nel movimento sono molti milioni: l'invito è a mobilitarsi permanentemente cessando di frequentare le scuole per muoversi in massa là dove è richiesta la loro azione, l'esercito si preoccupa di predisporre i mezzi di trasporto per gli spostamenti in massa e i campi di accoglienza nei luoghi in cui le "guardie rosse" sono chiamate a inscenare le loro manifestazioni di protesta o di intimidazione. Queste iniziative sono non di rado violente,
prevedono umiliazioni in pubblico di coloro che, a torto o a ragione, sono considerati oppositori di Mao e non è raro che le manifestazioni di critica trascendano in aggressioni fisiche che fanno un numero di vittime molto elevato. Nel 1967 i principali obiettivi politici sono stati raggiunti: Mauro ha eliminato i suoi principali oppositori e vorrebbe bloccare il movimento giovanile, che comunque è largamente fuori controllo infatti gli studenti che fanno parte delle guardie rosse non tornano a scuola e inoltre si dividono in gruppi che spesso sono in duro conflitto gli uni contro gli altri. Alla fine c'è bisogno dell'intervento dell'esercito affinché le giovani guardie rosse siano indotte a cessare le loro incursioni politiche o i loro scontri intestini. Nel 1969 la fase della "rivoluzione culturale" viene chiusa infatti l'esercito provvede a fermare quelli che ormai vengono comunemente considerati gli "eccessi" delle giovani "guardie rosse" mentre Mao, in questo modo, è riuscito a riassumere la dirigenza persa negli anni precedenti.

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