Sapiens Sapiens 13859 punti

Maoismo e rivoluzione culturale (1966-1969)

Lo stesso Mao Zedong definì il maoismo come la via cinese per arrivare alla costruzione del socialismo, precisando che il compito centrale e la forma più alta della rivoluzione fu la conquista del potere con la lotta armata. La diffusione di questo principio rivoluzionario marxista-leninista fu facilitata dai principi cinesi ereditati da Confucio il quale afferma che l’uomo è una persona a servizio del bene comune e la proprietà delle terre acquista spesso una forma collettiva. La Rivoluzione cultura cinese, nell’immaginario collettivo, evoca
• ll ritratto di Mao, adorato come un vero Dio sulla terra,
• il libro rosso di Mao letto come si trattasse un libro di preghiere, distribuito dall’esercito e brandito da centinaia di migliaia di manifestanti
• un estremo culto della personalità
• masse di giovani reclutate per fare tabula rasa di un passato millenario
• milioni di bambini e di giovani con una fascia rossa al braccio che acclamano Mao sulla piazza Tian’anmen
Tutto cominciò nel 1966, quando Mao, appoggiato dal Partito, chiamò la giovane generazione a fare la rivoluzione contro una burocrazia corrotta e troppo gerarchizzata e accusata di aver trascinato la Cina nel campo reazionario. La rivolta iniziò contro il rettore dell’ università di Pechino accusato di essere lo strumento della contro-rivoluzione e la quarta moglie di Mao, Jiang Qing diventò la rappresentante ufficiale della rivoluzione culturale. Alla fine di agosto, le guardie rosse ed un numero elevatissimo di studenti universitari e non iniziarono a distruggere tutte le vestigia della Cina antica (statue, libri, templi, manoscritti). I nomi delle strade furono cambiati, i burocrati furono privati dei loro attributi (sigilli, timbri, dossier, denaro) , accusati e processati direttamente senza passaggi intermedi. Quando Mao s’ impose nel 1967, la situazione diventò ancor più radicale, con l’intento di ristabilire l’ordine: si sparò contro le guardie rosse all’interno delle quali qualcuno era anti-maoista, i giovani furono obbligati a riprendere l’università, la scuola o le comuni agricole e furono istituiti i campi di rieducazione in cui la riserva di forze lavorative veniva sfruttata a discapito della modernizzazione e della strumentazione industriale. Nel 1976, la morte di Mao permise di mettere un termine alla rivoluzione culturale attribuendo tutte le responsabilità alla Banda dei quattro e soprattutto a Jiang Qing, allora vedova di Mao, che, pur avendo fatto parte del movimento, non poteva essere considerata ispiratrice o dirigente di tutto quanto era successo, la cui responsabilità spettava invece allo stesso Mao, che però il Partito comunista ritenne opportuno salvare per evitare problemi e divisioni.
Il bilancio della Rivoluzione culturale è stato negativo: si parla di 100 milioni di vittime dirette o indirette. Si deve però riconoscere che lo stato sanitario delle campagne ebbe un miglioramento, ma il livello di vita non conobbe alcun progresso e nessuna città arrivò a costituire un polo di crescita. Qualche anno più tardi la Repubblica popolare cinese fu riconosciuta sul piano internazionale e nel 1971 fu ammessa al Consiglio di Sicurezza, ma il ravvicinamento agli Stati Uniti comportò la rottura con l’URSS. Nel 1976, dopo un periodo di lotte fra fazioni maoiste, il potere passa a Den Xiaoping il quale non esita a rompere con l’ideologia del suo predecessore
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email