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Le tensioni nel dopoguerra italiano


I quattro anni che separano la vittoria della Prima guerra mondiale dall'ascesa al potere del fascismo,possono essere divisi in due periodi: il primo,il cosiddetto biennio rosso,fu dominato dalle grandi lotte contadine e operaie; il secondo ebbe come protagonista lo squadrismo fascista.
Difficile era anche la situazione economica,il costo della guerra provocò la svalutazione e l'inflazione,il costo della vita aumentò di tre volte nello stesso periodo.
Altre difficoltà nascevano al ritorno dei soldati dal fronte,che provocava una crescente disoccupazione.
Nonostante l'industria italiana con la guerra si era sviluppata, faceva fatica a vendere sui mercati esteri.
A partire dalla primavera 1919 iniziò un ciclo di durissime lotte sociali e sindacali che coinvolsero milioni di lavoratori.
Iniziarono le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini poveri,scioperi contro il carovita sostenuti dalla Cgl Cil.
Il governo presieduto da Nitti (liberale progressista),reagì alternando la forza con nuove idee. Infatti gli operai conseguirono degli aumenti salariali,e la riduzione delle ore lavorative (8 ore).
Il Partito socialista nel dopoguerra si trovava privo di una direzione politica unitaria (Serrati fondatore del massimalismo in cui escludeva una collaborazione con i governi borghesi;poi c'erano i riformisti).
Inoltre c'era anche il ceto medio che provava un forte disagio.
Nasce così il movimento dei Fasci di combattimento fondato nel 1919 da Mussolini. Attirava consensi tra strati di popolazione diversa e varie ideologie politiche. I Fasci nacquero come “antipartito” con un programma ultrademocratico che poi fu presto abbandonato. Non a caso la prima azione pubblica dei Fasci fu l'incendio della sede milanese dell'Avanti.
Inizialmente il movimento fascista ebbe un ruolo marginale,era piuttosto il nazionalismo a dominare la scena politica. Ma l'andamento delle trattative di pace non dava i giusti compensi all'Italia,così si scatenò una violenta polemica contro il governo.
La città di Fiume era sotto il controllo dell'esercito italiano nel 1919. Gabriele D'Annunzio la occupò proclamandone l'annessione all'Italia. La questione venne poi risolta da Giolitti con il Trattato di Rapallo cui faceva di Fiume uno stato libero indipendente.
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