Mongo95 di Mongo95
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Con il tempo la Corte suprema assume il ruolo di tribunale massimo anche in campo costituzionale, sebbene solo nella prassi, senza sanzione legislativa. In ogni caso, è opinione negli Stati Uniti che questa materia riguardi solo la giurisprudenza e mai la politica, in quando la Costituzione è sì la legge suprema, ma è pur sempre una legge. Questa consuetudine ha già inizio molto presto, in seguito ad un caso particolare, la Sentenza Marbury versus Madison del 1803. Chiaro esempio di come una sentenza entri effettivamente nel “common law” con valore orientativo. Marbury, il ricorrente, era un giudice di pace. James Madison, futuro presidente, era Segretario di Stato di Thomas Jefferson. John Marshall è il Presidente della Corte Suprema, anche lui in precedenza politico come Segretario di Stato. Marbury era stato una delle famose “nomine di mezzanotte” della presidenza Adams. Però era accaduto che tale nomina non era stata trasmessa a chi di fatto avrebber dovuto metterla in atto a fine procedura. Però Marbury riteneva lo stesso di doversi insediare come giudice di pace. Jefferson però, divenuto Presidente, non aveva alcun interesse a confermare nomine del suo avversario politico Adams, quindi fa finta di nulla. Allora Marbury si rivolge alla Corte Suprema, affinchè intimasse al nuovo Segretario di Stato Madison di terminare la procedura di nomina. Marshall nella sua sentenza afferma che è sì suo diritto insediarsi, pero, come presidente di un tribunale, non può costringere un politico a compiere un atto politico, non giudiziario. Ma tutto questo processo era avvenuto perché la legge di organizzazione della giustizia del 1789 stabiliva che la Corte fosse competente anche in questo ambito, mentre la Costituzione non affermava nulla. Allora Marshall è dell’opinione che se una legge del Congresso, come in questo caso, dà questo genere di competenze senza badare al testo costituzionale, allora non è una legge conforme alla Costituzione. Bisogna dunque censurarla. È la prima volta che la Corte Suprema esprime un parere di (in)costituzionalità. Da questa sentenza si deduce che la Corte, pur dando ragione in via di principio a Marbury, non poteva rendergli giustizia, per il principio di separazione dei poteri. Ma tutto ciò era iniziato soltanto ai sensi di una legge “sbagliata”. Sulla scia di questa sentenza, dal 1803 la Corte inizia a giudicare sulla costituzionalità delle leggi, dichiarandone alcune nulle e costringendo il Parlamento a intervenire nuovamente, questa volta rispettando la Costituzione. Un controllo che è divenuto parte integrante del sistema politico americano, lasciando totale libertà legislativa al Congresso, purchè non vada in contrasto con la Carta costituzionale. È come se emergesse, in taluni casi, un organo ancora più importante del Congresso, con il potere di annullare leggi. Il Parlamento non è più onnipotente.

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