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Stati Uniti e Giappone

1. Sviluppo economico e fratture sociali negli Stati Uniti
L’America era un paese in espansione e la popolazione era in costante aumento grazie anche al flusso migratorio dall’Europa. Essa si espandeva verso ovest includendo territori attraversati da ferrovie e strade. La produzione agricola progrediva per la coltivazione di nuove terre (colonizzate da poco) e per lo sviluppo di una moderna agricoltura capitalistica. Il nord-est si sviluppò dal punto di vista industriale. Ma c’erano anche fratture interne. Negli Stati Uniti coesistevano 3 diverse società, corrispondenti a zone diverse, con propri valori, tradizioni e sistemi economici:
- Nord-est (prime colonie britanniche): zona più progredita con i maggiori centri urbani e commerci con l’Europa dove era maggiormente presente l’immigrazione. In costante trasformazione, influenzato dal capitalismo imprenditoriale (dominato da gruppi industriali, bancari e commerciali vs proletariato urbano)

- Sud: società agricola e tradizionalista che fondava la sua economia sulle piantagioni di cotone. I lavoratori erano schiavi neri. I grandi proprietari (in minoranza) dominavano la vita politica e sociale, fornivano i migliori ufficiali all’esercito ed era simile all’aristocrazia (case ampie e lussuose, culto della tradizione, gusto delle buone maniere, etica patriarcale e paternalistica). Allo schiavo era assicurato vitto, alloggio e istruzione religiosa (vs brutalità capitalismo industriale)
- Ovest: (liberi agricoltori e allevatori) in rapida evoluzione, man mano che si spostava il confine le zone si modernizzavano ma era legata all’etica e ai valori della frontiera (iniziativa individuale, indipendenza, uguaglianza)
Il Nord (industriale) entrò in contrasto col Sud (schiavistico) poiché non accettava la schiavitù (nonostante la produzione era molto redditizia) ma il suo capitalismo moderno, la manodopera mobile e l’esistenza di un mercato interno contrastavano col Sud. Il cotone aveva un peso decisivo sull’economia e le manifatture che lavoravano il cotone furono le prime industrie statunitensi, ma con lo sviluppo industriale aumentarono i settori e diminuì l’importanza del cotone allentando il rapporto di dipendenza reciproca tra Nord e Sud. Inoltre si allentarono i rapporti tra Nord-Est (industriale) e Ovest (agricolo). Ciò portò allo scontro sulla schiavitù:
- Sud: volevano estendere la coltura del cotone alle terre vergini e avere, così, rendimenti più redditizi
- Nord e Ovest: chiedevano terre a buon mercato per diffondere la coltivazione dei cereali
ciò ebbe effetti anche sulla politica che si divise in 2 fazioni:
Partito democratico Wigh
erede Jefferson Federalismo di Hemilton
ideali democrazia rurale, liberismo economico, rispetto dell’autonomia degli Stati Rafforzamento potere centrale
consenso piccoli e medi agricoltori, grandi piantatori del Sud e immigrati del Nord- Est Borghesia del Nord,
negli anni ’50 entrarono in crisi
Si identificarono con i proprietari schiavisti e persero consensi al Nord-Ovest Si divise in corrente progressista e conservatrice dissolvendosi
Dall’ala progressista (+ democratici dissidenti) nacque il Partito repubblicano (1854): antischiavista, consenso degli industriali del Nord e dei coloni dell’Ovest ed ebbe sempre più consensi. Nel 1060 divenne presidente Abraham Lincoln (avvocato democratico) (famiglia di modesti agricoltori del Kentucky).

2. La guerra di secessione e le sue conseguenze.
Lincoln era contro la schiavitù ma non era abolizionista radicale (nella sua campagna aveva negato di voler abolire la schiavitù dove esisteva) ma la sua elezione fu vista dal Sud come la vittoria del Nord industrializzato. Perciò 11 Stati del Sud tentarono di staccarsi dall’Unione e riunirsi in una Confederazione indipendente con capitale Richmond (Virginia). Ciò fece reagire il potere federale: l’Unione si fondava sul libero contratto tra Stati e il rifiuto di una parte del paese avrebbe distrutto le basi dello Stato. Nel 1861, quando le forze confederate attaccarono la piazzaforte nella Carolina del Sud occupata dall’esercito unionista, scoppiò una guerra civile:
- Stati del Sud: speravano in un intervento della Gran Bretagna (maggiore acquirente del cotone del Sud) e sulla qualità delle forze armate
- Stati del Nord: confidavano nella superiorità numerica (3:1) e sul maggior potenziale economico

All’inizio il Sud, comandato da Lee, erano in vantaggio ma presto si resero conto che la Gran Bretagna non sarebbe mai intervenuta e il Nord, comandato da Grant, ebbe la meglio (avanzata lungo il Mississippi, Tennessee e Georgia). Nel 1865 i confederati si arresero (l’esercito unionista occupava buona parte del Sud). Poco dopo Lincoln fu ucciso da un fanatico sudista. Questa fu la prima guerra totale dei nostri tempi che coinvolse per 4 anni un paese moderno e in cui furono usati mezzi tecnologici e industriali (ferrovia e telegrafo). Il Nord impiegò tutte le sue risorse economiche ed energie politiche. Nel 1862 venne approvata una legge che assegnava gratuitamente ai cittadini che la richiedessero quote di terra del demanio statale. Nel 1863 venne abolita la schiavitù in tutti gli Stati. In realtà la rivoluzione democratica (implicita nella guerra) non si compì interamente: la legge sulle terre libere fu revocata poco dopo e le condizioni economiche degli schiavi non migliorarono. Perciò la vittoria del Nord non colmò le disuguaglianze sociali e i pregiudizi razziali radicati nella società (anche a causa dei metodi sbrigativi e vendicativi con cui il Nord riunificò il paese). Dopo la guerra il Sud era sottoposto a un’occupazione militare e governato dall’ala radicale del Partito repubblicano (tra cui: idealisti sinceri, nordisti in cerca di fortuna e politicanti). Questa situazione portò a una lotta clandestina (Ku Klux Klan) e a una riscossa del Partito democratico nel Sud che riuscì a riportare l’ordine nel ’70 con la vincita dei bianchi e un regime di segregazione di fatto. La guerra civile americana fece sì che la struttura politica e sociale del paese fosse più compatta, l’economia vitale e un’intatta capacità di egemonia nei confronti dei paesi vicini.

3. Nascita di una grande potenza.
Gli Stati Uniti ripresero la colonizzazione dell’Ovest favorita dallo sviluppo della rete ferroviaria (’69 linea transcontinentale Atlantico-Pacifico) e ne ’69 si poteva considerare compiuta (la frontiera coincideva con la costa). Le vittime di queste conquiste furono i pellirosse (videro restringersi i loro spazi liberi) contro dei quali il governo federale condusse varie campagne militari per proteggere le vie di comunicazione e rendere più sicura la colonizzazione. Gli indiani provarono a resistere e riportarono alcune vittorie ma con la battaglia di Wounded Knee (1876) furono sconfitti ed emarginati dalla società nelle riserve. Grazie alle risorse naturali e ad un mercato interno in continua espansione il paese attraversò un periodo di sviluppo economico. La popolazione aumentò radicalmente anche grazie all’immigrazione che fornì braccia per l’industria e completarono la colonizzazione dell’Ovest (L’America rese l’ingresso libero a tutti tranne criminali e malati di mente dove si fusero e culture, energie e tradizioni). Fu un paese prevalentemente agricolo ma si svilupparono anche grandi centri urbani (metropoli ricche di attività) nelle quali risaltavano i contrasti sociali. Fino alla fine dell’800 la crescita economica americana non si proiettò in Europa. La dottrina Monroe (l’Europa non doveva intervenire nelle questioni americane) fu intesa in senso difensivo: gli Strati Uniti non intervennero nel Sud e i suoi scambi con esso furono molto limitati. Quando Napoleone III cercò di imporsi sul Messico gli Stati Uniti dovettero affrontare la minaccia di una potenza europea vicina ai confini:
 nella Repubblica messicana era presente una guerra civile dove si opponevano 2 forze:

- democratica (Juarez)
- conservatrici e clericali
nel 1861 Juarez sospese il pagamento dei debiti con l’estero per risolvere la drammatica situazione finanziaria. Per questo i maggiori Stati creditori (Francia, Gran Bretagna e Spagna) intervennero militarmente. Napoleone III ne approfittò per creare uno stato-satellite. Fu creato un Impero del Messico sotto il controllo Francese e la corona venne offerta a Massimiliano d’Asburgo (principe d’Austria).
Nel ’64 (giorno della proclamazione) ci fu una violenta guerriglia e nel ’67 Napoleone III ritirò le truppe abbandonando Massimiliano che fu catturato e fucilato. Ciò confermò la dottrina Monroe.

4. La Cina, il Giappone e la penetrazione occidentale.
Nel XIX la Cina e il Giappone (potenze orientali) dovettero affrontare la pressione delle potenze europee che volevano introdursi nel commercio, ciò ebbe risultati diversi (Cina = aggravamento crisi interna)(Giappone = nuova potenza mondiale).
La Cina era lo stato più popoloso del mondo e si fondava politicamente su un forte potere centrale incarnato dall’imperatore e da potenti funzionari (mandarini) provenienti dalla nobiltà e custodi della tradizione confuciana (per diventarlo dovevano superare esami durissimi). L’agricoltura era basata su un complesso sistema di irrigazione e legata alla burocrazia imperiale poiché lo Stato si faceva carico della sistemazione idraulica dei terreni. La Cina era inaccessibile per gli occidentali e non aveva relazioni diplomatiche con l’estero (l’imperatore era l’unico ad avere potere e gli altri sovrani potevano essere solo vassalli), gli stranieri potevano operare solo nel porto di Canton (Cina meridionale). Ciò fece gli perdere il suo primato scientifico e tecnologico. Il ceto burocratico tradizionalista ostacolava ogni mutamento nelle tecniche produttive e nei sistemi di governo e fu la causa della crisi che conseguì allo scontro con l’Occidente che scoppiò nel ’30 per il commercio dell’oppio (prodotto in india).
Cina Gran Bretagna
La importava clandestinamente dove c’era ampio sviluppo anche se proibita Principale beneficiaria e responsabile del traffico
Nel 1839 un funzionario sequestrò il carico di tutte le navi nel porto di Canton Il governo interviene militarmente
Nel 1842 fu firmato il patto di Nanchino dove la Cina cedette alla Gran Bretagna Hong Kong e aprì altri 4 porti all’occidente. Questa guerra mostrò la debolezza militare cinese e aprì il commercio all’Europa sconvolgendo gli equilibri sociali. La Cina dovette affrontare una grave crisi interna che culminò con la rivolta dei Taiping (contadini) e con la “seconda guerra dell’oppio” contro la Gran Bretagna e la Francia che cominciò dopo l’attacco a una nave inglese nel porto di Canton. La Cina venne nuovamente sconfitta: dovette aprire anche le vie fluviali interne all’occidente e stabilire rapporti diplomatici con l’occidente.

Il Giappone era organizzato in uno schema feudale:
- L’imperatore (mikado) era capo religioso con potere simbolico.
- Tutto era nelle mani di una dinastia di feudatari: i Tokugawa si trasmettevano per via ereditaria la carica di shogun (suprema autorità militare e dignitario imperiale) (aveva sotto controllo le poche industrie) come un sovrano assoluto che amministrava molte zone del paese e legava i grandi feudatari (daimyo)
- Essi controllavano il restante territorio ed erano un gruppo ristretto che godevano di poteri assoluti nei loro feudi con eserciti e burocrazie proprie.
- I samurai (piccola nobiltà) prima erano militari poi con il periodo di pace persero questo ruolo e divennero molto numerosi e ricoprirono posti nell’esercito, nella burocrazia o si diedero al brigantaggio.
- Le attività mercantili erano indegne dei nobili . Mercanti e artigiani costituivano un gruppo debole e politicamente emarginato.
L’unica attività produttiva rilevante era l’agricoltura in particolare la coltura del riso basata su sistemi di irrigazione avanzati. I contadini erano organizzati in comunità di villaggio ma erano in condizioni di disagio per la forte pressione dei daimyo a cui era dovuto anche 1/3 del raccolto del riso. Non avevano rapporti diplomatici o culturali con l’occidente e il commercio con l’estero era vietato (solo il porto di Nagasaki era aperto agli stranieri). Verso la metà dell’800 gli Stati Uniti (a cui si unirono Gran Bretagna, Francia e Russia) entrarono nelle acque giapponesi e chiesero allo shogun l’accesso ai porti e l’apertura delle relazioni commerciali che nel 1858 firmò vari accordi commerciali che gli consentivano la penetrazione economica (trattati ineguali).

5.La “restaurazione Meiji” e la nascita del Giappone moderno.
La firma dei trattati ineguali suscitò un risentimenti nazionalistico dei grandi feudatari e dei samurai contro lo shogun (principale responsabile). Ad esso fu contrapposto l’imperatore che rappresentava, teoricamente, la fonte del potere. I daimyo si resero indipendenti dal governo centrale (rafforzarono gli eserciti privati e presero iniziative autonome contro la presenza straniera). Nel 1868 i 6 maggiori feudi attaccarono Kyoto, dichiararono decaduto lo shogun e formarono un governo con sede a Tokyo che si richiamava all’imperatore Meiji Tenno (15 anni salito nel ’67 al trono). I grandi feudatari combatterono contro i Tokugawa mentre i samurai (intellettuali, militari e funzionari) assunsero posti chiave nel governo dopo la cacciata dello shogun. I samurai sapevano della loro inferiorità politica e militare e l’arretratezza delle strutture economico-sociali rispetto alle potenze occidentali e volevano colmare questo dislivello copiando gli stati europei più avanzati. Ciò fu compiuto in tempi molto brevi:
- fu proclamata l’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini (1871)
- i diritti feudali vennero aboliti e i feudi trasformati in circoscrizioni amministrative
- i feudatari vennero risarciti
- ai samurai fu assegnata una pensione a vita (’77 abolita la casta dei samurai)
- fu introdotto l’obbligo dell’istruzione elementare
- fu unificata la moneta
- fu creato un sistema fiscale moderno
- fu organizzato un esercito nazionale basato sul reclutamento obbligatorio
e intanto procedeva l’opera di modernizzazione economica:
- nell’agricoltura venne incoraggiata la piccola proprietà
- nell’industria grazie all’investimento di capitali statali (vendita delle terre dello shogun)
grazie all’importazione di tecnologia straniera (acquistando brevetti, assumendo esperti occidentali, inviando giovani all’estero. Ci fu anche una rapida crescita delle infrastrutture (ferrovie, comunicazioni telegrafiche, banche). Si ebbero risultati notevoli: il Giappone aveva un tasso di crescita tra i più alti al mondo e aveva sviluppato un nucleo di industrie moderne soprattutto in campo tessile e meccanico (pur sempre basso rispetto alle potenze). Si compì una rivoluzione dall’alto senza la partecipazione attiva delle classi inferiori, ma furono le classi dirigenti a guidare la trasformazione privandosi spontaneamente dei loro antichi diritti senza perdere la loro posizione privilegiata. Questa trasformazione però conservò i tradizionali valori culturali e religiosi. L’esperienza Giapponese è stata accostata alla Germania bismarckiana dove il passaggio dalle strutture tradizionali a quelle della società industriale si effettuò senza mettere in pericolo il potere dell’aristocrazia terriera ma il Giappone resta un caso unico: per la prima volta uno stato cambia così radicalmente i suoi tratti politici, economici e sociali senza una rivoluzione dal basso; inoltre passò da una condizione di emarginazione ad una realtà di grande potenza (fine ‘800).

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