Stati Uniti

Al termine della guerra di secessione (1860-1865), gli Stati Uniti consolidarono il loro potere politico ed economico affermandosi in breve tempo come una delle più importanti potenze mondiali. Numerosi furono i fattori che determinarono la rapida crescita economica che interessò il Paese:
- la posizione d’isolamento, che garantiva la distanza dai contrasti che caratterizzavano la politica europea;
- la ricchezza del sottosuolo, che creava i presupposti per l’affermazione di una potente economia industriale;
- la grande produzione agricola, che mise presto in grande crisi gli stessi mercati occidentali;
- la vasta estensione territoriale, che dava infinite possibilità al mercato interno;
- l’incremento demografico, dovuto all’immigrazione e all’alta natalità;
- la fitta rete di comunicazioni, che permetteva di incrementare i mercati e la domanda .

A promuovere lo sviluppo economico contribuì la nuova organizzazione del lavoro basata essenzialmente sulla parcellizzazione del lavoro al fine di realizzare in tempi ristrettissimi la produzione (taylorismo). Sulla base di tali teorie fu ideata poco tempo dopo, la catena di montaggio (fordismo).
D’altra parte, però la mancanza di controlli e di interventi statali nel mondo economico, determinò la concentrazione della ricchezza nell’ambito di pochi grandi gruppi capitalistici (trust) e finì per danneggiare la classe lavoratrice. Si rafforzarono così i sindacati, che chiedevano il controllo sui trust, un maggior controllo sull’immigrazione e l’introduzione di un’imposta progressiva sul reddito. Tali organizzazioni non riuscirono in un primo momento a far sentire il loro peso sulla scena politica e solo, sotto la spinta dell’opinione pubblica, fu introdotta la prima legge contro le concentrazioni industriali e finanziarie (Sherman Anti Trust Act), cui seguirono le leggi di Roosevelt e Wilson.

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