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L'America del Sud


A parte il Costarica e il Cile, che rimangono per lungo tempo paesi sottoposti a governi democratici, gli Stati Uniti useranno per molto tempo la carta dei governi autoritari. Negli anni '50 inizia una politica invasiva da parte di Washington nel centro e sud America.
In Guatemala, nel 1950, è stato eletto il generale Jacobo Guzmàn, un progressista socialdemocratico che applica riforme sociali importanti e nazionalizza le coltivazioni di frutta.
Dulles, a capo della CIA, guida la principale agenzia di informazione e servizi segreti americani. Essendo anche membro del consiglio di amministrazione della United Fruits che ha interessi in Guatemala, nel 54 viene organizzato un piano per disarcionare Guzmàn né con un attentato né con un colpo di stato, ma bombardando il paese, radendo al suo i paesi per spingere le popolazioni a ribellarsi al governo. Piloti addestrati dalla CIA arrivano in Guatemala e sganciano bombe distruggendo la capitale e le città vicine. Guzmàn si ritira a favore di Castillo, creatura degli Stati Uniti. L'intervento ha la stessa impostazione della distruzione di Budapest da parte dell'Unione Sovietica.
A Cuba, l'intervento statunitense non riesce. La ribellione c'è dall'inizio degli anni '50. Fidel Castro, giovane avvocato di stampo liberare con padre massone, attacca le truppe di Batista. Dopo aver fallito un attacco, si rifugia sulla Sierra Maestra e, dal 1955-1956, inizia una lunga guerra che vede un medico argentino affiancarsi a Castro, Guevara. Che Guevara, marxista e comunista, diventerà uno dei capi della resistenza e dell'offensiva nei confronti delle truppe di Batista. Il 1 Gennaio 1959 Castro e Guevara entrano a l'Avana, Batista fugge e nasce la Cuba contemporanea, un regime che raccoglie un notevole consenso tra la popolazione. Eisenhower, dinanzi alla vittoria, chiude qualsiasi rapporto economico col regime, isolando Cuba e costringendo Castro a far diventare il governo autoritario, avvicinando il paese all'Unione Sovietica.
La chiusura commerciale di Eisenhower a Cuba porta il governo di Castro a rivolgersi all'Unione Sovietica, da cui riceve un grande finanziamento nel 1960. Nell'aprile del 1961, la CIA di Dulles tenta un'operazione non dissimile da quella in Guatemala, con la marina americana. Vengono addestrati guerrieri anti-castristi e viene organizzato uno sbarco condotto da alcune navi prestate dalla marina militare americana che avviene alla Baia dei Porci. Lo sbarco fallisce perché la popolazione non lo appoggia, non insorge contro Castro perché raccoglie ancora un notevole consenso, nonostante le repressioni. La CIA stessa abbandona gli anti-castristi, dopo avergli promesso l'insurrezione della popolazione e dopo avergli fatto credere nell'appoggio di Kennedy, che invece non avviene.
Dinanzi a questa operazione, Castro, per proteggersi, si rivolge ai sovietici, organizzando l'installazione di tre rampe di lancio missilistiche con testate nucleari, piazzandole nella zona settentrionale di Cuba. E' il momento di tensione più alto di tutta la Guerra Fredda. Cuba viene circondata dalla flotta della U.S. Navy, un blocco navale che impedisce l'arrivo dei cargo sovietici carichi delle rampe missilistiche da installare, fotografate da aerei spia. Il conflitto si risolve con un confronto interno sia a Washington che a Mosca. Kennedy non ascolta i settori più estremi, mentre Krushev si rende conto che forzare il blocco causerebbe la Terza Guerra Mondiale. Entrambi accettano, dunque, una mediazione: Krushev rinuncia ai missili, mentre Kennedy riconosce l'indipendenza cubana e rinuncia ad alcuni missili nelle basi turche della NATO, che avrebbero potuto distruggere Mosca.
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