Mongo95 di Mongo95
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Lo Statuto della Spagna bonapartista non dichiara chiaramente quale tipo di governo intende installare: certamente si vuole essere una monarchia costituzionale, con una costituzione testo fondamentale in base al quale si devono fare le leggi, con i poteri dello Stato ad essa sottomessi. In antitesi alla monarchia assoluta. L’organo più importante però rimane comunque il Re, come si nota dai rapporti che si vanno ad instaurare con le altre istituzioni: Ministri (esecutivo) e Cortes (legislativo). Re a cui non è dedicato nessun titolo del Testo, ma le sue competenze si desumono dalla Carta nel suo insieme. È l’unico titolare dell’iniziativa legislativa, con le leggi che non sono il prodotto della discussione delle Cortes soggetta poi a sanzione regia, ma piuttosto il contrario, con decreti leggi che devono sottoposti alle Cortes, che non hanno il diritto di modificarli, ma soltanto prenderne atto. Ma il Re può varare suoi decreti anche quando le Cortes non sono riunite. Egli è colui che ha concesso la Costituzione, quindi la può anche modificare.

Si hanno dei Ministri del Re, organizzati in un collegio. In esso, nessuna persona può avere la supremazia sulle altre. Sono controllati dal Senato, che veglia sulla “libertà dei singoli”, organo di garanzia e di sorveglianza dell’esercizio dei poteri ministeriali. Dato che il Re è straniero, il potere dei ministri è destinato per forza di cose a aumentare. Già nel 1809 un decreto di Giuseppe fisse le specifiche loro attribuzioni.
A fronte di un Re molto potente, le Cortes rappresentano un legislativo molto debole. Avrebbero dovuto assomigliare alla giunta di notabili di Bayonne, composta da esponenti della nobiltà, del clero, rappresentanti delle maggiori autorità del regno, riflettendo la tradizionale suddivisione della società in ceti. Le Cortes dovevano quindi essere divise, come durante il vecchio regime, in tre brazos, “estamentos”. In questo modo Napoleone poteva assicurarsi di non essere visto come potenza rivoluzionaria, ma anche un canale di comunicazione con gli esponenti locali di tutti i ceti. Dà quindi a vedere di voler interloquire con le forze tradizionali. Ma già il Presidente delle Cortes è di nomina regia, le loro sedute sono segrete senza la possibilità di pubblicità ufficiale delle deliberazioni. Convocate almeno una volta ogni tre anni in base al volere del Re, che decide anche loro durata. Possono approvare solamente, e necessariamente, le leggi che toccano le libertà e proprietà dei singoli cittadini.

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