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Società borghese e movimento operaio

6. Il mondo delle campagne.
Nell’800 la maggior parte della popolazione era costituita dagli agricoltori con diverse realtà economiche a seconda degli Stati.
Gran Bretagna Russia Francia
popolazione agricola formata da lavoratori salariati = caso isolato servi della gleba = caso-limite tendenza all’aumento della piccola proprietà contadina.

Stati tedeschi Impero asburgico Mezzogiorno Italia
leggi di emancipazione abolirono le ultime forme di lavoro servile e stimolato il processo di privatizzazione della terra (Sud + Ovest Germania = piccola e media proprietà)(est: a vantaggio dei grandi latifondisti)(maggior parte contadini: passaggio da servi a braccianti) scarsa produttività terra
I progressi agricoli non bastarono a modificare le condizioni di vita delle masse contadine che occupavano la parte inferiore della scala sociale, erano in condizioni disagiate (redditi bassi, alimentazione povera, analfabetismo, no partecipazione alla vita politica) e costituivano l’elemento statico della società. Lo sviluppo economico e la rivoluzione dei trasporti gli permise di allontanarsi dal luogo d’origine, molti contadini impoveriti emigrarono: in Nord America (continuano a coltivare) o nelle città (nuove occasioni di lavoro nell’industria).

7. Il proletariato urbano e il movimento operaio dopo il ’48.
Il proletariato si divideva in:
- Operai di fabbrica: in minoranza
- Lavoranti di piccole officine e botteghe artigiane, domestici e manovali: numerosissimi
- Lavoratori occasionali, vagabondi, mendicanti e prostitute (per Marx: proletariato degli straccioni): numeroso
Sviluppo grande industria + decadenza piccola impresa artigiana = proletariato assume maggior consistenza.
operai Contadini
- Salari maggiori e crescono tra il ’50-’60 (sempre al livello di sussistenza)
- Condizione precaria - Salari minori
- Condizione precaria
La loro precarietà contrastava con la crescente prosperità della borghesia che ostentava la propria ricchezza (vestiti, carrozze …) agli occhi dei lavoratori. Nella città il lavoratore smarriva i tradizionali punti di riferimento:
- Chiesa  Taverna (luogo di perdizione per i borghesi)(luogo di incontro, discussione e scambi di esperienze)
Maturò fuori e nei luoghi di lavoro una nuova coscienza di classe (consapevolezza di una condizione comune) e una spinta ad associarsi per cambiarla.
Le prime associazioni operaie si rivolgevano ai lavoratori più evoluti e meglio pagati e si basavano sulle cooperazioni tra soci (non su lotte contro i datori) [ dopo le repressioni del ’48 i movimenti non sono rivoluzionari]:

- Inghilterra: vennero rafforzate le Trade Unions (organizzazioni sindacali di mestiere). Nel 1868 si costituirono le Trade Unions Congress (riunione delegati di tutti i maggiori sindacati e rappresentò il nucleo basilare del movimento operaio britannico)
- Francia: (decimato nei suoi leader) pochi nuclei su base locale si dividevano:
1. Comunismo insurrezionista: Blanqui
2. Federalismo anarchico: Proudhon (non socialiste in senso stretto poiché basate sull’avversione al collettivismo)(si inserivano bene in un filone libertario e autonomistico della democrazia francese)
- Italia: dottrine di Proudhon influenzarono i primi teorici socialisti (Pisacane, Ferrari), il proletariato di fabbrica era inesistente e quei pochi erano influenzati da Mazzini (favorevole alle cooperazioni, contro le lotte di classe e al collettivismo)
- Germania: formazione di una forte classe operaia e il movimento socialista esisteva già da prima del ’48. Il leader fu Lassalle (fine ’50) che basava le sue concezioni socialiste su una teoria dello sfruttamento capitalistico (simile a Marx) e credeva che i lavoratori potessero diventare borghesi (diverso da Marx). Esso svolse un’intensa attività politica e fondò l’Associazione generale dei lavoratori tedeschi (vaste adesioni) che fu il primo esempio di partito operaio nazionale.

8. Marx e “Il Capitale”
Nel ’48 Marx ed Egels pubblicarono il Manifesto dei comunisti mettendo le basi per una nuova concezione del socialismo e indicando al proletariato europeo un programma rivoluzionario. Il fallimento dei moti del ’48 costrinsero Marx (esiliato a Londra) a ripensare a modi e tempi della rivoluzione: si dedicò allo studio dell’economia politica (analisi economica = base fondamentale del socialismo scientifico) e scrisse “Il Capitale” (’67) che contiene:

- descrizione di leggi e meccanismi che fondano il modo di produzione capitalistico
- storia del capitalismo
- previsione sui suoi futuri sviluppi
- indicazione compiti che spettano al nuovo soggetto rivoluzionario: proletariato industria
- teoria del valore-lavoro (fondamentale) per cui il valore di scambio di una merce è dato dalla quantità di lavoro impiegato per produrla, il lavoro stesso è una merce che viene comprata in base al valore-lavoro contenuto. L’importante è produrre un valore superiore ai costi di produzione. La differenza tra valore del lavoro e valore del prodotto si chiama plusvalore. L’imprenditore che compra la forza lavoro e rivende il prodotto realizza un profitto che crea il capitale che cresce grazie alla forza lavoro. (si basa sulle elaborazioni degli economisti classici ma capovolge il senso delle loro analisi cambiando il risultato):
Marx Ricardo e Smith
Capitalismo: fase ben definita nello sviluppo storico dei rapporti di produzione iniziata alle soglie dell’età moderna e non si sa quando concluderà (il sistema avrà espresso appieno le sue potenzialità e sarà distrutto dalle sue contraddizioni) Capitalismo: dato naturale e scontato
Questo segnò la data fondamentale nella storia del movimento operaio: il socialismo poteva portare a migliori condizioni grazie alle leggi stesse dello sviluppo economico e all’azione del proletariato (no insurrezioni). Marx aveva svelato le contraddizioni dell’economia capitalistica. Questo diventò la “dottrina” ufficiale del movimento operaio e si affermò sulle teorie socialiste. Questo non fu immediato (all’inizio in pochi conoscevano il testo) e incontrastato (lotte lunghe e aspre per diverse tendenze nella prima organizzazione internazionale fra i lavoratori).

9. L’internazionale dei lavoratori: marxisti e anarchici.
Il movimento operaio si articolava in varie ideologie e forme organizzative, ma presto ci fu un collegamento internazionale. Nel 1862 i delegati dei lavoratori francesi andando all’esposizione universale di Londra conobbero i delegati delle Trade Unions e decisero di creare una coordinazione chiamata: Associazione internazionale dei lavoratori e si tenne a Londra nel ’64 formata da: britannici appartenenti alle Trade Unions, francesi (maggioranza proudhoniani) e un emissario di Mazzini in rappresentanza dell’Italia; gli altri erano esuli di vari paesi invitati a titolo personale. Marx era il direttore dello statuto provvisorio e riuscì ad inserire nel documento alcuni punti che rendevano l’associazione in senso classista nonostante l’opposizione del rappresentante italiano. In ciò si evidenziava l’autonomia del proletariato e la priorità della lotta contro lo sfruttamento, ogni movimento politico dovrebbe essere subordinato all’emancipazione economica della classe operaia da una situazione di sudditanza. La fondazione dell’Associazione fu un evento capitale nella storia del movimento operaio (significato simbolico no effetti pratici) e fu il riferimento ideale per i lavoratori d’Europa. La sua capacità di rappresentare le organizzazioni operaie di tutti i paesi e di guidare la loro attività fu scarsa, compromessa dalla varietà delle componenti e dalle rivalità tra i vari capi. Alla fine degli anni ’60 ci fu il contrasto tra:
- socialisti
- proudhoniani: a favore di un sistema basato su cooperative e autonomie locali

le prime volte i proudhoniani furono ripetutamente sconfitti. Gli ideali federalisti e libertari erano seguiti dal proletariato rivoluzionario soprattutto nei paesi meno industrializzati.
Bakunin (massimo teorico dell’anarchismo moderno) ebbe una carriera da cospiratore e partecipò ai moti del ’48 in Francia e Germania, poi si recò in Italia e Svizzera e partecipò all’Internazionale favorevole alle posizioni di Marx ma opposto nei problemi fondamentali:
Bakunin Marx
- Ostacolo principale che impediva il raggiungimento della libertà: esistenza dello Stato
- Stato e religione usati dalle classi dominanti per tenere la popolazione in inferiorità economica e intellettuale

- Avvento comunismo: estinzione dello stato


- Protagonista rivoluzione: tutte le masse diseredate (no distinzioni tra contadini, operai…)
- Unica forma di lotta possibile era la rivolta armata. - Ostacolo principale che impediva il raggiungimento della libertà: rapporti di produzione
-Al servizio delle classi dominanti, prodotto della struttura economica basata sullo sfruttamento, la distruzione di questa struttura (sistema capitalistico) avrebbe distrutto lo Stato borghese
- Avvento comunismo: estinzione dello stato, raggiunto solo dopo la dittatura del proletariato (fase transitoria, necessaria per neutralizzare la reazione delle classi dominanti)
-Protagonista rivoluzione: proletariato industriale paesi più avanzati
- Credeva che la classe operaia dovesse cominciare a combattere le sue battaglie da dentro il sistema borghese (pur non credendolo possibile.
Per Bakunin il compito dei rivoluzionari era di liberare le masse dall’influenza della religione e condurle al potere statale, con ciò il sistema di sfruttamento economico basato sulla proprietà privata sarebbe caduto e ci sarebbe stata l’instaurazione spontanea del comunismo(ordine più consono alle esigenze naturali delle masse, non sostituzione dello stato con altre organizzazioni). Anche i lavoratori si sarebbero associati in gruppi spinti dall’istinto di collaborazione sociale.
Agli inizi del ’70 si sviluppò la lotta tra marxisti e bakuniniani sui problemi e la struttura dell’Internazionale, al congresso dell’Aja i bakuniniani erano in minoranza e si decise di trasferirla a New York (decretandone la morte, ritenuta da Marx inefficace ed inadeguata e mirava alla costituzione di partiti socialisti nei vari stati) ma i bakuniniani non l’accettarono. Ma il bakuninismo si adattava meglio ai paesi e ai ceti sociali sconosciuti alla rivoluzione industriale (inarrestabile declino con lo sviluppo dell’industria e con la nascita di una classe operaia moderna)

10. Il mondo cattolico di fronte alla società borghese.
Anche il cattolicesimo criticò la società borghese basata su presupposti laici e individualistici. Capo della crociata ideologica fu Pio IX (aveva suscitato tante speranze, dopo i moti del ’48-9 abbandonò le innovazioni e si preoccupò di riaffermare le tradizioni):
- nel ’54 fu proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione (Vergine concepita senza peccato originale)
- nel ’58 Lourdes divenne meta di pellegrinaggio
lo scontro tra chiesa cattolica e cultura laico-borghese finì quando Pio IX emanò l’enciclica “Quanta cura” dove condannava il liberalismo, la democrazia, il socialismo e tutta la civiltà moderna. Assieme ad essa pubblicò un elenco degli errori del secolo (raccolta in 80 proposizioni i principi basilari della tradizione illuministica e della cultura liberale dell’800: sovranità popolare, laicità Stato, libertà di stampa ed opinione), ciò destò scalpore in tutta Europa (Napoleone III ne proibì la diffusione: nocivo per la convivenza Stato-Chiesa).
- ’70 nel concilio Vaticano I fu proclamato il dogma dell’infallibilità del papa in materia di fede e di morale (ciò rafforzava la sua autorità nei confronti dell’episcopato)
Ciò non piacque ai governi ed accentuò l’isolamento della Chiesa e la frattura con lo Stato.
Il papa cercava di tornare al passato ma i movimenti cristiano-sociali cercarono di adeguare la chiesa alle trasformazioni della società, Ketteler invocava l’intervento dello Stato sotto forma di leggi e iniziative a favore dei lavoratori ed era favorevole alla cooperazione e al soccorso tra lavoratori. Su questo si basarono i primi esperimenti di associazionismo cattolico fondato su unioni di mestiere, cooperative e casse rurali artigiane. Ciò avrebbe permesso successivamente ai movimenti cattolici di contare su una propria base organizzata tra i ceti rurali e i lavoratori urbani.

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