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Léopold Sédar Senghor: un leader africano

Léopold Sédar Senghor costituisce un esempio molto significativo di un intellettuale collocato fra politica e poesia. Infatti egli è stato uno fra i maggiori intellettuali africani del XX secolo e contemporaneamente un leader di spicco della nuova classe politica post coloniale.
Nato da una ricca famiglia cattolica, completò i suoi studi universitari alla Scuola Normale Superiore di Parigi e fin dal 1934, fece conoscere il suo concetto di negritudine, cioè i valori specifici della cultura del Continente nero, della sua storia e della sua civiltà che sono stati snaturati dal colonialismo. Il suo pensiero ebbe una notevole influenza sulla maturazione politica e sul nazionalismo anticolonialista. Dopo aver aderito, durante la seconda guerra mondiale, alla Francia libera, egli trovò un appoggio nella Conferenza di Brazzaville del 1944in cui fu riconosciuto alle colonie africane lo status di entità individuali all’interno di un’associazione con la madrepatria e realizzato due anni dopo con l’Unione Francese. Nel 1948, egli fondò il Blocco democratico senegalese con cui egli vinse le elezioni nel 1951. Nel corso degli anni egli riuscì sempre a conciliare la sua intensa attività politica con l’impegno accademico, in qualità di docente presso la Scuola nazionale della Francia d’oltremare di Parigi. Ricoperse anche l’incarico di segretario di Stato nel gabinetto di Edgar Faure nel biennio 1955-56.

Nel frattempo, a seguito della legge Deferre, il Sénégal era diventato autonomo e Senghor sostenne una politica di mediazione tra l’indipendentismo africano e la strategia di decolonizzazione controllata dalla Francia. Il generale De Gaulle lo stimava molto a tal punto da assegnargli la funzione di suo consigliere. Egli fu anche un fautore della federazione del Mali-Sénégal-Sudan de 1959 che purtroppo fallì pochi mesi dopo. Nel 1960, egli diventò presidente della Repubblica indipendente del Sénégal, imponendo una repubblica presidenziale a partito unico, l’ Unione progressista senegalese. Rieletto diverse volte, nel corso degli anni ’70, modificò l’indirizzo autoritario ristabilendo la figura del primo ministro e la presenza di diversi partiti. In politica estera, mantenne contatti con le potenze occidentali e soprattutto legami politici, economici e militari con la Francia. Nel seguire la linea dell’unione panafricana, in diverse circostanze si dimostrò contrario alla balcanizzazione dell’Africa e il suo appoggio all’unione Mali-Sénégal-Sudan ne è una prova. Alla fina della sua carriera politica dovette affrontare l’opposizione del partito democratico senegalese. Nell’80 dette le dimissioni, si stabilì in Normandia ed entrò a far parte dell’Académie française. La frase che sintetizza la sua politica è “L’autodeterminazione come condizione della comunità franco-africana, cioè un’applicazione della Costituzione che definisca una legislazione di effettiva parità ed una Francia primus inter pares.
La sua vasta produzione poetica si ispira al concetto di negritudine e al potere magico che egli attribuisce alla parola.