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In Italia, dopo la guerra, vi è una situazione disastrosa, al Sud (occupazioni di territori dei contadini, violenze e rivolte continue) come al Nord (violenza politica e faide tra partigiani e fascisti).
A questo punto i partiti sono liberi e possono agire a livello nazionale.
Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) era diviso in due correnti, una massimalista guidata da Pietro Nenni, e una riformista, guidata da Giuseppe Saragat; il Partito Comunista Italiano, guidato da Palmiro Togliatti; Democrazia Cristiana, con a capo Alcide De Gasperi; il Partito d’Azione, suddiviso in due correnti, quella laica di Ugo La Malfa e quella di sinistra guidata da Emilio Lussu; il Partito Repubblicano Italiano; il Partito Liberale Italiano con a capo Benedetto Croce e Luigi Einaudi.
I fascisti subiscono il divieto di ricostruzione del Partito Fascista ma sorge comunque un partito che riunisce gli ex fascisti: Movimento Sociale Italiano.
Nasce anche il Fronte dell’Uomo Qualunque che, diffidando dei sistemi politici vuole dare il potere al cittadino comune, ed è guidato da Guglielmo Giannini. Da questo nasce il termine qualunquismo.

Nel 1945 viene fondato un Governo di Unità Nazionale con a capo Ferruccio Parri, formato da tutti i partiti dell’ex CLN, che cerca di reinserire nella vita sociale i partigiani e i prigionieri.
Nel dicembre del 1945 subentra nel Governo di Unità Nazionale De Gasperi, il quale punta alla pacificazione nazionale e ad attenuare le violenze tra fascisti e partigiani.
Nel 1946, Togliatti, ministro della Giustizia, e De Gasperi stabiliscono un’amnistia generale che libera i detenuti per motivi politici, fra cui molti fascisti.

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