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Il 1936 fu un anno di svolta poiché mostrò le propensioni espansionistiche dei fascismi europei. Mussolini concludeva la sua conquista in territorio etiope mentre Hitler ri-militarizzò la Renania, violando il trattato di Versailles, avendo riunito la Saar al Reich (programma pangermanista). Hitler voleva affermare la supremazia tedesca in Europa creando la così detta “Grande Germania”, riunendo sotto di essa tutti i popoli di lingua germanica e estendendo i propri territori verso oriente (“spazio vitale”). Il nuovo conflitto mondiale andava sempre più avvicinandosi seguendo diverse tappe: la ri-militarizzazione della Renania (1936), l'annessione forzata dell'Austria e dei Sudeti (1938) e la conquista della Boemia (1939). Questa politica aggressiva nazista fu possibile solamente grazie: alla politica dell'appeasement seguita da Francia e Inghilterra e dall'isolamento degli USA. Le due nazioni europee infatti, nella conferenza di Monaco del 1938, cui parteciparono i primi ministri Chamberlain e Daladier, si accontentarono delle assicurazioni di Hitler che non avrebbe più attaccato altri territori, accettando gli attacchi compiuti in precedenza, nonostante i ripetuti avvertimenti.

Il 1 Settembre 1939 la Germania invade la Polonia in modo da annettere Danzica e la Prussia Orientale al Reich. Francia e Gran Bretagna decisero allora di dichiarare guerra alla Germania al contrario degli USA su posizione neutrale. Scoppia così la Seconda Guerra Mondiale. Per quanto riguarda l'Italia, nonostante fosse legata alla Germania dal Patto d'acciaio (22 Maggio 1939) che assicurava l'intervento militare, questa decide di non partecipare alla guerra, scelta supportata anche dalla Germania. Mussolini era infatti conscio dell'impreparazione militare dei soldati e della volontà del popolo di non intervenire. Tra i contrari alla guerra vi erano gli ambienti legati alla monarchia e anche lo stesso capo di stato maggiore, maresciallo Pietro Badoglio che aveva la consapevolezza dell'impreparazione militare italiana. Nel 1940 tuttavia, in seguito ai numerosi successi tedeschi, Mussolini cominciò a pensare che il conflitto si sarebbe concluso in breve tempo e che la Germania ne sarebbe uscita vittoriosa. Ciò lo portò a convincere i gruppi contrari e il 10 Giugno 1940 l'Italia scese in guerra al fianco della Germania.

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