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Seconda guerra mondiale - Italia occupata

Nell’Italia meridionale il periodo di occupazione tedesca fu molto ridotto perché tra l’annuncio dell’armistizio e l’arrivo degli alleati passò di solito meno di un mese: perciò la Resistenza fu un fenomeno meno importante e diffuso.
Al momento dell’annuncio dell’armistizio la Sicilia era già stata occupata dagli anglo-americani. In Sardegna alla notizia dell’armistizio furono avviate trattative con le truppe tedesche, che lasciarono l’isola senza quasi incontrare resistenza, a parte uno scontro alla Maddalena.
Anche la Calabria, in parte sotto controllo anglo-americano, non ebbe di fatto un’occupazione tedesca, perché le truppe decisero di ritirarsi più a nord, senza cercare di fermare l’avanzata alleata: già il 14 settembre gli anglo-americani erano alle porte di Castrovillari.

La Basilicata rimase per un breve periodo sotto controllo tedesco e le violenze naziste provocarono una rivolta a Matera (21 settembre), ma alla fine di settembre le truppe naziste avevano lasciato la regione.
In diverse città della Puglia l’esercito italiano resistette alle truppe tedesche dopo l’annuncio dell’armistizio (difesa del porto di Bari) e si ebbero rappresaglie tedesche, ma alla fine di settembre i tedeschi lasciarono la regione.
Il Molise, che faceva allora parte dell’Abruzzo, venne raggiunto dagli alleati prima che il fronte invernale si fermasse (gennaio 1944), a nord di Isernia e Campobasso.
Tra le regioni dell’Italia meridionale, l’unica in cui l’occupazione durò più a lungo e si ebbe una vera e propria resistenza dopo l’armistizio fu la Campania. Qui si verificarono insurrezioni popolari contro l’occupazione tedesca (Scafati, Santa Maria Capua Vetere), mentre i tedeschi effettuavano operazioni di rappresaglie (massacri di chiazzo, Fellona, Conca della Campania). L’insurrezione più importante fu quella delle quattro giornate di Napoli (28 settembre – 1° ottobre 1943), che si concluse con la cacciata dei tedeschi e l’arrivo degli alleati.
L’Italia settentrionale rimase invece sotto il dominio fascista e nazista dal settembre 1943 alla primavera del 1945: quasi due anni, in cui il movimento partigiano si sviluppò ovunque.
L’Emilia Romagna fu, insieme al Piemonte, la regione italiana in cui i partigiani ebbero il maggiore appoggio da parte della popolazione. Una Resistenza armata organizzata si formò più tardi rispetto ad altre regioni italiane, anche se nacquero subito alcuni gruppi spontanei (Corbari, fratelli Cervi). I partigiani emiliani e romagnoli giunsero a controllare vaste aree (creazione della repubblica di Montefiorino, giugno-agosto 1944) ed a liberare città (Ravenna, 4 dicembre 1944), affrontando le truppe avversarie in numerosi scontri (battaglie di Porta Lame e della bolognino). Di fronte ad una Resistenza molto forte e radicata nel territorio, i tedeschi reagirono con la repressione più feroce, culminata nella strage di Marzabotto.
La Resistenza in Liguria fu attiva sia nelle città, dove agivano i GAP, sia nell’entroterra, dove si formarono bande partigiane. L’azione dei gruppi partigiani, che tra il 23 ed il 24 aprile 1945 occupazione le stazioni ferroviarie, le fabbriche e bloccarono le vie di comunicazione, costrinse i tedeschi alla resa (25 aprile), liberando la Liguria dall’occupazione prima dell’arrivo degli alleati.
In Piemonte i primi gruppi armati si formarono immediatamente dopo l’armistizio e si ampliarono poi con la formazione di brigate Giustizia e Libertà e Garibaldi. La Resistenza fu presente sia in montagna, sia sulle colline ed in pianura ed il numero di partigiani fu molto alto. Nel 1944 alcune aree furono liberate (Langhe, Alto Monferrato, Ossola) ed ebbero propri organi di governo. Nell’aprile del 1945 l’insurrezione generale portò all’occupazione delle fabbriche costrinse i tedeschi alla ritirata, accompagnata dalle ultime rappresaglie.

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