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La deportazione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale


Hitler aveva sempre considerato gli ebrei il nemico principale del popolo tedesco e li aveva duramente perseguitati, ma queste persecuzioni avevano per lo più ragioni di tipo economico dato che la minoranza di ebrei tedeschi era ben integrata nella società. Inoltre dal 1935 le leggi di Norimberga esclusero gli ebrei dal diritto di voto, dall’esercizio di molte professioni, dal commercio e furono anche vietati matrimoni tra ebrei e ariani.
Con l’inizio della Seconda guerra mondiale però la persecuzione degli ebrei assunse forme e dimensioni tragiche, infatti nei territori invasi squadre speciali cominciarono a rastrellare ebrei e a fucilarli in massa e ne furono uccisi quasi un milione.
Però tra il 1941 e il 1942 fu elaborata la «soluzione finale del problema ebraico» che prevedeva di individuare e raccogliere tutti gli ebrei presenti nell’Europa occupata per poi avviarli in speciali campi dove sarebbero stati eliminati. Si trattava di un vero e proprio genocidio, cioè di eliminare un intero gruppo di persone soltanto per la loro appartenenza a un’etnia o ad una religione.
Quindi i nazisti cominciarono ad aprire i «campi di sterminio» che avevano come scopo l’eliminazione dei prigionieri ebrei. I principali campi di stermino furono Chelmno, Treblinka, Sobibor, Dachau e Auschwitz-Birkenau.
Gli ebrei catturati in tutta Europa giungevano nei campi in vagoni-merci e molti morivano date le terribili condizioni in cui avveniva il viaggio. Subito, all’arrivo, veniva fatta la prima selezione. Gli affetti da qualsiasi handicap, le persone anziane, i malati venivano subito uccisi poiché giudicati non abili al lavoro. Invece chi passava la selezione veniva spogliato di ogni avere, denudato e avviato ai lavori forzati.
I lavoratori erano sottoposti ad una condizione di vita durissima: sottoposti alle violenze dei guardiani e a un lavoro micidiale; i più deboli di loro morivano di fame, di freddo, o per lo sfinimento, nel giro di qualche mese. Nei campi di sterminio l’uccisione dei prigionieri avveniva per mezzo di camere a gas, poi i cadaveri venivano cremati. All’interno dei campi di sterminio morirono all’incirca sei milioni di ebrei.
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