All'inizio del Novecento si crea uno stato di ostilità tra Austria-Ungheria e Serbia. Da un lato in Serbia emerge un forte movimento nazionalista che vorrebbe la costruzione di una Grande Serbia con l'annessione dei territori austro-ungarici nei quali vi sono minoranze serbe. Dall'altro lato nel 1908 la tensione è acuita dall'annessione all'impero austro-ungarico della Bosnia-Erzegovina, regione nella quale vivono 1.900.000 serbi. La Serbia si sente minacciata dall'Austria-Ungheria poiché teme che la politica attuata nei confronti della Bosnia-Erzegovina possa essere tentata anche nei suoi confronti: per tale motivo i suoi governi rafforzano il tradizionale rapporto di alleanza con la Russia, gesto che irrita moltissimo Vienna. Ovviamente l'intera situazione si riverbera anche all'interno della Bosnia-Erzegovina. Un 45% della sua popolazione è serba, di religione ortodossa, in larga misura favorevole a un'unione con la Serbia; un 30% è di religione mussulmana ed è favorevole a restare con l'impero austroungarico: un 25% infine è croata cattolica, una parte della quale è favorevole all'unificazione con la Serbia, una parte dei fedeli all'Impero e una parte ancora simpatizza con gli obiettivi delle organizzazioni nazionaliste croate che vorrebbero la costituzione di una Grande Croazia. Delle tre componenti la più attiva e quella serba. Un certo numero di giovani servi aderisce a società segrete nazionaliste e filoserbe, la più importante delle quali è la Mano Nera, un'associazione i cui capi teorizzano la pratica dell'attentato terroristico a fini dimostrativi.

Stando in questo modo le cose infatti non sorprende che proprio a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, sia teatro di un grave attentato terroristico che colpisce l'arciduca Francesco Ferdinando (1863-1914), erede al trono d'Austria-Ungheria. Da tempo le società segrete serbo-bosniache della Mano Nera sono entrate organicamente in contatto con Dragutin Dimitrijević (1876-1917), capo dei servizi segreti serbi, al tempo stesso, dirigente dell'associazione segreta Unione o Morte, sostenitrice di un programma di espansione panserba verso le aree austro-ungariche che ospitano popolazioni serbe. Dimitrijevć e i congiurati serbo-bosniaci decidono che viene l'occasione buona per passare all'azione possa essere la visita ufficiale a Sarajevo dell'arciduca Francesco Ferdinando e della moglie, prevista per il 28 giugno 1914.

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