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Aung San Suu Kyi è una politica birmana, che è da molti anni nel campo dei diritti umani, sulla scena nazionale del suo Paese, oppresso da una crudele e spietata dittatura militare, imponendosi come leader del movimento non-violento, tanto da meritare il Premio Nobel per la Pace nel 1991.
Nel 1990 il regime militare che governava il paese prese la decisione di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria, come ci si aspettava, della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che quindi sarebbe dovuta essere Primo Ministro, ma i militari, non accettando la sconfitta rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare.
L'anno successivo la donna vinse il premio Nobel per la Pace e utilizzò il sostanzioso contributo economico del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano, che prima era quasi inesistente.
Aung Saan Suu Kyi fu condannata agli arresti domiciliari e fu isolata dalla sua famiglia e dai suoi figli, nonostante il forte intervento delle Nazioni Unite e il cancro del marito.

Nel 2002 ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà, ma il 30 maggio 2003, mentre era a bordo di un convoglio con molti sostenitori, un gruppo di militari iniziò a sparare a raffica e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, Ko Kyaw Soe Lin, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento la sua salute andava peggiorando, tanto da richiedere interventi e ricoveri.
Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata. Il 1º aprile 2012 ha ottenuto un seggio al parlamento birmano. Nonostante ciò la Birmania non è ancora libera e il passato dittatoriale è ancora oggi molto significativo sulla nazione e sul suo progredire. Il 16 giugno 2012 ha ritirato il premio Nobel per la Pace.
Sulla sua figura è stato prodotto anche un film

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