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LA RUSSIA PRIMA DELLA RIVOLUZIONE

Alessandro II introdusse alcuni elementi di liberalismo per risanare lo stato di deficit in cui si trovava il Paese, Alessandro III condusse la politica russa verso una profonda involuzione, Nicola II era incapace di gestire le sorti del Paese. Nel 1898 nacque il Partito Socialista, fondato da Lenin e Trockij.

LA RUSSIA NELLA BELLE EPOQUE

In Russia, grazie all’intervento diretto dello Stato e all’afflusso di capitali stranieri, ci fu nel 1890 un primo decollo industriale; tuttavia l’industrializzazione era fortemente concentrata e l’agricoltura (per altro in uno stato di estrema arretratezza) occupava ancora il 70% della popolazione.
In tali condizioni la tensione politica cresceva pericolosamente e le manifestazioni di malcontento (agitazioni nelle campagne, scioperi dei lavoratori industriali) si accentuarono, nonostante la dura repressione attuata dal governo autocratico zarista. Tali manifestazioni furono all’origine della rivoluzione del 1905 a Pietroburgo, dove un corteo di 150.000 fu accolto a fucilate dai soldati, lasciando un centinaio di morti e oltre 2000 feriti.

In seguito lo zar Nicola II promise libertà politiche (come ad esempio alla Duma, assemblea rappresentativa), per poi restaurare un regime assolutista, il cui primo ministro era Stolypin che, con una riforma agraria, tentò di risolvere gli enormi problemi delle campagne (in realtà questo progetto fallì).

DEFINIZIONI GENERALI

CADETTI: borghesia liberale e proprietari terrieri, progetta la creazione di uno Stato su modello liberale, ispirandosi all’Occidente.
SOCIALISTI RIVOLUZIONARI: rappresentavano le masse contadine, miravano a una riforma agraria per assegnare terre alle comunità rurali e a una società senza classi.
SOCIALDEMOCRATICI: erano l’espressione dell’ideologia marxista e si divisero nel 1903 in menscevichi e bolscevichi.
MENSCEVICHI: ala riformista e graduata della socialdemocrazia, sostennero che la rivoluzione socialista doveva compiersi solo in Paesi ad elevato sviluppo industriale e per questo non in Russia. Per attuarla in Russia collaborarono con il governo provvisorio per progettare le condizioni di progresso e poter attuare la rivoluzione socialista.
BOLSCEVICHI: con Lenin (il loro leader), non volevano collaborare con il governo e sostenevano che la questione rivoluzionaria fosse da attuare immediatamente.
TROTSKISTI: dal nome del loro leader Trotzkij, il quale sosteneva che il successo della rivoluzione sarebbe stato possibile solo in un contesto rivoluzionario internazionale.

SOVIET: in russo significa “consiglio”, nacquero nel 1905 come organismi di rappresentanza di operai e contadini, furono soppressi durante la rivoluzione per poi rinascere nel 1917.

DA FEBBRAIO A OTTOBRE

Con la caduta del regime assolutistico degli zar si diede luogo ad una rivoluzione di pari importanza a quella francese.
Nel marzo 1917 il regime zarista fu abbattuto dalla classe operaia e dai soldati di Pietrogrado, a cui succedette un governo provvisorio di orientamento liberale, che si proponeva di continuare la guerra a fianco dell’Intesa e di promuovere l’occidentalizzazione; questa prospettiva fu condivisa anche dai gruppi liberal-moderati (cadetti), dai menscevichi e dai social rivoluzionari, infatti, i rappresentanti di questi tre partiti entrarono nel governo affiancando il potere legale a quello dei soviet.
Nel frattempo i bolscevichi rifiutarono ogni partecipazione ed il loro leader, Lenin, intraprese un viaggio per l’Europa in guerra per poi rientrare nel Paese, diffondendo le “tesi di aprile”, un documento in dieci punti che sollecitava una svolta radicale; egli, infatti, incitava a portare a termine il processo di autogoverno delle masse, e per masse si intendono operai e popolo contadino, che oltre a ricevere una sistematica azione educativa avrebbero esercitato direttamente il potere senza consentire alla borghesia ed all’aristocrazia di opporsi; si trattava quindi di una DITTATURA DEMOCRATICA che avrebbe difeso gli interessi ed i diritti della popolazione.
Questo programma trovò consenso tra i bolscevichi, ma allontanò Lenin dal governo e dai gruppi socialisti. I bolscevichi decisero di ribellarsi così al governo, a metà luglio soldati ed operai armati scesero in piazza per opporsi e impedire la partenza per il fronte di alcuni reparti; alcuni di loro furono però arrestati, altri dovettero fuggire (Lenin).

A settembre vi fu invece un tentativo di colpo di Stato militare che fu però represso dal governo e dalle forze social rivoluzionarie: i bolscevichi ne uscirono rafforzati.

LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

In ottobre i bolscevichi, guidati da Trotzkij, (sinistra menscevica) decisero di rovesciare con la forza il governo: la mattina del 7 novembre (25 ottobre) i soldati rivoluzionari e le milizie operaie circondarono il Palazzo d’Inverno che era diventato sede del governo e se ne impadronirono.
Nel frattempo si riuniva a Pietrogrado il Congresso panrusso dei soviet, cioè l’assemblea dei delegati dei soviet di tutte le provincie dell’ex Impero russo che approvò due dei decreti proposti da Lenin:
1. Faceva appello a tutti i popoli per una pace giusta e democratica senza annessioni e senza indennità;
2. La grande proprietà terriera era abolita immediatamente e senza alcun indennizzo.
Il nuovo potere cercava così di garantirsi l’appoggio delle masse contadine; fu così che fu costituito un nuovo governo rivoluzionario, il Consiglio dei commissari del popolo, composto solo da bolscevichi e del quale Lenin era il presidente.
Tuttavia ai socialrivoluzionari questa presa con forza del governo non piacque e convocarono l’Assemblea costituente. fissando delle elezioni, nelle quali i veri trionfatori furono proprio i social rivoluzionari, mentre per i bolscevichi fu una vera e propria delusione.
Nonostante ciò i bolscevichi non rinunciarono al potere ottenuto e l’Assemblea costituente fu immediatamente sciolta tramite un intervento dei militari bolscevichi, fu così che si posero le premesse per l’instaurazione di una dittatura di partito.

DITTATURA E GUERRA CIVILE

Nonostante la facilità con cui i bolscevichi sono giunti alla guida della Nazione, ben presto hanno dovuto fare i conti con compiti e problemi, come ad esempio l’amministrazione e il governo di un Paese così immenso, nessun appoggio da parte delle altre forze politiche; tra il 1918 ed il 1926 si verificò il più imponente fenomeno di emigrazione politica con oltre un milione di esodi volontari.
Secondo il modello di autogoverno ideato da Lenin i bolscevichi speravano di poter costruire velocemente un nuovo Stato proletario, in quanto erano convinti di poter acquistare in poco tempo l’appoggio delle masse.
Per quanto riguarda la guerra invece, essi puntavano ad una sollevazione generale dei popoli europei, dalla quale sarebbe scaturita una pace equa, tuttavia questo non accadde.
Fu così che i rivoluzionari decisero comunque di stipulare la pace separata con la Germania, nel 1918 tramite il trattato di Brest-Litovsk (perdita dei territori europei del'Impero russo); le potenze dell’Intesa videro questa pace come un tradimento, fu così che oltre ad appoggiare le forze antibolsceviche (nel Paese ve ne erano soprattutto al nord), inviarono contingenti militari al fine di alimentare la guerra civile. Per far fronte a queste minacce il regime rivoluzionario accentuò i suoi tratti autoritari: creò la polizia politica, la Ceka, istituì il Tribunale rivoluzionario centrale (col compito di punire i disobbedienti- nel 1918 tutti i partiti d’opposizione erano stati messi fuori legge e fu reintrodotta la pena di morte), riorganizzò l’esercito, l’Armata rossa degli operai e dei contadini (per opera di Trozkij formò così una potente macchina da guerra); l’esercito permise ai russi di sopravvivere allo scontro con i nemici.

Tuttavia nell’aprile 1920 la Russia subì un inatteso attacco esterno da parte della Repubblica di Polonia, insoddisfatta dei confini definiti a Versailles, attacco al quale i bolscevichi riuscirono a rispondere in tempi rapidi; una controffensiva polacca a fine agosto però costrinse i russi a ritirarsi, fu così che con la pace di Riga, nel marzo 1921 accontentò le aspirazioni polacche incorporando ampie zone della Bielorussia e dell’Ucraina. Questa guerra accrebbe in Russia il senso di coesione nazionale.

LA TERZA INTERNAZIONALE

Lenin sin dall’avvento della guerra mondiale voleva sostituire alla vecchia Internazionale socialista, una nuova Internazionale comunista, la quale avrebbe coordinato gli sforzi di tutti i partiti rivoluzionari del mondo. I bolscevichi sin dal 1918 avevano abbandonato la denominazione di Partito socialdemocratico per quello di Partito comunista (bolscevico) di Russia.
L’internazionale comunista venne subito chiamata Comintern o Terza Internazionale ed ebbe la sua prima riunione costitutiva a Mosca nel marzo 1919; la sua struttura ed i compiti vennero definiti invece nel luglio 1920: Lenin aveva fissato le condizioni in cui avrebbero dovuto sottostare i partiti attraverso un documento di 21 punti (i partiti interni al Comintern dovevano ispirarsi al modello bolscevico, cambiare il loro nome in quello di Partito comunista, difendere sempre la causa della Russia sovietica, rompere con le correnti riformiste).
Nonostante le dure condizioni sottoscritte da Lenin, in tutto il mondo si creò una rete di partiti ricalcati sul modello bolscevico, facendo così diventare la Russia sovietica il centro del comunismo mondiale; tuttavia i partiti comunisti in tutta l’Europa occidentale rimasero minoritari rispetto ai socialisti e il legame con la Russia divenne un fattore di debolezza.

DAL COMUNISMO di GUERRA ALLA NEP
La rivoluzione e le devastazioni provocate dalla guerra resero ancora più completo lo stato di dissesto dell’economia russa: i commerci erano bloccati, le industrie nazionalizzate non producevano più, si tornò così al vecchio sistema del baratto e il pagamento in natura delle retribuzioni.
Il governo bolscevico prese così la decisione, nel 1918, di attuare una politica più energica e autoritaria, il comunismo di guerra: furono istituiti in tutti i centri rurali dei comitati i quali avevano il compito di ammassare e distribuire le derrate, venne incoraggiata la formazione di Kolchoz (cioè società cooperative di produzione agricola che ricevevano dallo Stato la terra),che non ebbe però molto successo, e l’istituzione di Sovchoz (cioè delle “fattorie sovietiche” gestite direttamente dallo stato o dai soviet locali).
In campo industriale tutti i settori più importanti furono nazionalizzati, questo per normalizzare la produzione e centralizzare le decisioni più importanti. Sul piano economico il comunismo di guerra si rivelò un totale fallimento: il volume della produzione industriale si era notevolmente abbassato, le grandi città, a causa della carenza di cibo e la disoccupazione si erano spopolate, il commercio privato era vietato e sfociava quindi nell’illegalità.
Nella primavera-estate del 1921 una terribile carestia colpì le campagne russe e ucraine provocando la morte di 3 milioni di persone; questo rappresentò un duro colpo per l’immagine del regime sovietico.
Cresceva così anche il dissenso fra gli operai, stanchi delle privazioni materiali; nel marzo 1921 i marinai della base di Kronstadt si ribellarono al governo, in quanto volevano maggiori possibilità politiche e sindacali, il governo rispose con una dura repressione militare.
Nel marzo del 1921 si tenne a Mosca il congresso del Partito comunista, il quale portò innovazioni in materia economica: furono, infatti, parzialmente liberalizzati produzione e scambi; questa nuova politica economica prese il nome di Nep, con l’obiettivo di stimolare la produzione agricola e di favorire l’afflusso di generi alimentari verso le città. I contadini potevano ora vendere sul mercato le eccedenze, dopo aver consegnato agli organi statali una quota fissa dei raccolti; questo stimolò la ripresa produttiva ma fece riemergere il ceto dei contadini ricchi, i kularki, che controllavano il mercato agricolo.
La liberalizzazione si estese anche al commercio e alle industrie produttrici di beni di consumo, lo Stato mantenne però il controllo delle banche e dei maggiori gruppi industriali.

LA NASCITA DELL’URSS: COSTITUZIONE E SOCIETA’

La prima Costituzione della Russia rivoluzionaria fu varata nel luglio del 1918, aprendosi con una Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato, nella quale si proclamava che il potere apparteneva alle masse e ai loro organismi rappresentativi, i soviet; il nuovo Stato aveva carattere federale; un altro obiettivo era inoltre quello di fare rispettare l’autonomia delle minoranze etniche.
Quella però che realmente si attuò tra il 1920 ed il 1922 non fu altro che l’unione della Repubblica russa alle provincie ex zariste (Ucraina, Bielorussia, Azerbaigian,Armenia e Georgia), in cui i bolscevichi erano riusciti a prendere il potere eliminando le altre forze politiche con l’Armata rossa: fu così che si diede vita all’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).
Nella nuova Costituzione dell’Urss, il potere era affidato al Congresso dei soviet dell’Unione, tuttavia il potere reale era nelle mani del Partito comunista (forniva direttive ideologiche, controllava la polizia politica, proponeva candidati per le elezioni dei soviet).
Lo sforzo di trasformazione del Paese non riguardò solamente le strutture economiche e politiche, ma anche sociali, il governo bolscevico mirava a cambiare la società nel profondo attraverso due azioni:
1. l’educazione della gioventù, indispensabile per la creazione dell’uomo nuovo e per lo sviluppo economico; l’istruzione fu resa obbligatoria e si cerco di collegare il mondo della produzione a quello scolastico, privilegiando materie pratiche a quelle di umanistiche.
2. La lotta contro la Chiesa ortodossa, condotta con molta durezza, l’influenza della chiesa non fu eliminata, ma ridimensionata, la chiesa si adattò a vivere negli spazi ridimensionati e molto limitati che le erano stati concessi dal regime.
La battaglia contro le sopravvivenze della religione e della morale si estesero anche ai rapporti tra i sessi e alla famiglia: fu riconosciuto il matrimonio civile, furono semplificate le procedure per il divorzio, la parità tra sessi e furono liberalizzati i costumi.
Gli effetti della rivoluzione si sentirono anche nel mondo culturale, fu infatti la stagione d’oro delle avanguardie: poetica futurista, pittura astrattista, nascita dei primi grandi film; tuttavia questo periodo ebbe breve durata poiché il regime diventava di giorno in giorno più autoritario.

DA LENIN A STALIN: IL SOCIALISMO IN UN SOLO PAESE

Con l’ascesa di Stalin alla segreteria del partito, nell’aprile 1922, e la malattia di Lenin che lo uccise nel 1924, si scatenò una dura lotta all’interno del gruppo dirigente bolscevico. Stalin riuscì dapprima ad emarginare Trotzkij ( il primo favorevole alla Nep, il secondo per l’abolizione) contrapponendogli la teoria del socialismo in un solo Paese.
Si sbarazzò dell’opposizione di sinistra (Trotzkij, Zinov’ev e Kamenev) e affermava così il suo potere personale.

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