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Nel 1932, all’apice del tracollo economico, venne eletto alla presidenza il democratico Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).
La situazione che gli si presentava davanti era di paralisi totale. Decise di agire con rapidità e mise al lavoro un “gruppo di cervelli”, il cosiddetto brain trust, che gli suggerì la strada di ciò che fu poi chiamato New Deal. Si trattò di fatto di una vera e propria rivoluzione volta a cambiare l’economia.
Il governo varò un programma di investimenti federali finanziati con la spesa pubblica e quindi con l’inflazione.
Si capì che era necessario creare una nuova occupazione, quindi distribuire salari e mettere i cittadini nella condizione di acquistare i beni sul mercato, cioè di creare nuova domanda. Questo avrebbe stimolato la produzione di beni e rimesso in funzione il sistema dei consumi.
Il governo di Roosevelt decise allora di finanziare nuove opere pubbliche, come la costruzione di strade e canali, e di promuovere gli investimenti privati, in modo da spendere meno per creare di più. Venne istituito, per esempio, l’Ente della Valle del Tennessee, che si occupò di risistemare le risorse idriche degli stati del Sud.

Nel mercato del lavoro, Roosevelt intervenne con la “legge per la riprese nazionale dell’industria”, assicurando agli operai un salario minimo e un orario di lavoro massimo.
Il New Deal inaugura così una nuova politica economica e sociale: le istituzioni pubbliche tornarono a regolamentare il mercato, a difendere gli operai e a limitare la concorrenza.
Ci fu inoltre un sostanziale rafforzamento del potere del presidente.
Il programma di Roosevelt, così come quello dei fascismi, rappresentava una “terza via” fra capitalismo e comunismo: esso non soffocava il mercato ma neanche lo lasciava libero.
Fu varata inoltre una legge che istituiva la Social Security, ovvero un sistema di previdenza sociale che in America ancora non esisteva.
Gli Stati Uniti si avviano così a diventare un vero e proprio Welfare State, ovvero “stato del benessere”.
Sull’onda di questo grande impegno sociale Roosevelt vinse anche le elezioni del 1936 e fu riconfermato presidente.

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