Video appunto: Rohingy, un popolo soggetto a pulizia etnica

I Rohingya - un popolo soggetto a pulizia etnica



I Rohingya costituiscono una popolazione di religione musulmana sunnita che, per secoli, ha sempre occupato la regione di Rakhine, situata al confine tra il Bangladesh e il Myanmar (ex Birmania).
I questi ultimi tempi essi fuggono dalle loro case, subendo violenze senza fine da parte dei militari birmani; essi cercano di attraversare il fiume Naf per raggiungere il Bangladesh, che fa di tutto per respingergli.
Vediamo di individuare le cause storiche di questa tragedia umana che non ha molta risonanza sui media mondiali.
Quando la ex Birmania (ora Myanmar) fu inclusa nell’India Britannica, molti Indiani vi migrarono per lavorare o fare del commercio. Nella regione di Rakhine, il governo britannico fece allora di tutto per tenere separata la popolazione autoctona dei Rohingya dai nuovi arrivati, provenienti dal Bengala. In Gran Bretagna, si era fatta strada l’idea secondo la quale gli abitanti della Birmania andavano classificati in funzione delle etnie di appartenenza che si distinguevano in base a differenze biologiche ed ereditarie. Per questo motivo, si arrivò a considerare i musulmani di Rakhine un gruppo sostanzialmente estraneo al territorio, non tenendo presente che essi vivevano nella regione da generazioni. Questa valutazione molto arbitraria e rimasta in vita ancora oggi e sta alla base dell’idea che considera i Rohingya estranei al territorio birmano.
All’inizio del XX secolo, in Birmania cominciò a circolare un forte sentimenti anticoloniale contro gli Inglesi che trovò un elemento di coesione nel Buddismo e che prese ben presto una piega sciovinista, nazionalista e xenofoba. La volontà di separazione del Paese dall’India britannica, avvenuta di fatto nel 1937, trovò un sostegno nella preoccupazione dei Birmani che gli emigranti sottraessero posti di lavoro alla popolazione locale. In un clima simile, sia gli Indiani che i Rohingya diventarono il bersaglio privilegiati degli atti di violenza e tra gli anni Trenta e Quaranta moltissimi furono coloro che fuggirono; tale esodo fu accentuato dall’occupazione militare giapponese.
Finita la Seconda guerra mondiale, le forze nazionalistiche birmani erano tali da rendere impossibile un ritorno di coloro che erano fuggiti.
Nel 1948, i Rohingya subirono di nuovo ondate di violenze e persecuzioni da parte dell’esercito birmano, ragion per cui essi cominciarono a cercare di riparare oltre il confine con il Bangladesh. Molti di loro lottarono contro la politica discriminatoria, dimostrando di essere cittadini birmani. Dopo il 2010, la situazione è notevolmente peggiorata perché in Birmania è stata varata tutta una serie di riforme ed una nuova costituzione, ma tale democratizzazione ha purtroppo accentuato un’impennata di nazionalismo estremo di orientamento buddista, unitamente a politiche islamofobe. All’interno del gruppo Rohingya si è formato un Esercito della Salvezza Arakan Rohingya (ARSA) che è stata accusata, spesso accusati di presunti attacchi; questo ha provocato un’escalation di violenze da parte delle forze governative.
Ad oggi, più di 600.000 Rohingya sono scappati in Bangladesh, portando con loro racconti di brutalità e violenze che sembrano puntare verso una pulizia etnica. Il Bangladesh ha chiusole frontiere ed essi sono costretti a vivere in appositi accampamenti sfollati. Da segnalare che la presidente Aung San Suu Kyi stata accusata di complicità nell’oppressione militare dei Rohingya.