15. LE RIVOLUZIONI DEL 1848
1. Una rivoluzione europea.
Nel 48 ci fu una crisi rivoluzionaria di ampiezza e intensità eccezionali per l’area estesa e la
rapidità di diffusione. Tra le grandi potenze solo la Russia e la Gran Bretagna non furono
toccate. Esso fu favorito da alcuni fattori comuni:
Situazione economica:
1. crisi settore agricolo, industriale e commerciale provocando
carestie, miseria e disoccupazione malessere
acuto
2. Azione consapevole svolta dai democratici
libertà politiche, democrazia emancipazione nazionale.
Richieste (simili al ‘20-‘21): ed
Dinamica dei moti (simili al ‘20-‘21): sviluppatisi secondo lo schema delle “giornate
rivoluzionarie” (grandi dimostrazioni popolari nelle capitali poi in scontri armati. Il ’48 chiude
l’epoca delle rivoluzioni liberali e democratiche borghesi ed apre l’epoca dell’intervento delle
masse popolari e dall’emergere degli obiettivi sociali e politici. Ci fu una grande partecipazione
dei ceti popolari (artigiani e operai). A Parigi gli operai si mossero in autonomia (vs democratici-
Manifesto dei
borghesi) cercando di imporre i propri obiettivi. Nel gennaio del ’48 uscì il
comunisti (Marx ed Engels) che divenne il testo base della rivoluzione proletaria. ’48: anno
ufficiale del movimento operaio, divisione età moderna ed età contemporanea.
2. La rivoluzione di febbraio in Francia.
Il centro della rivoluzione fu la Francia. La monarchia liberale di Luigi Filippo d’Orleans era uno
dei regimi meno oppressivi ed i limiti oligarchici erano sempre meno tollerabili. Ciò creò un
fronte di opposizione vasto. L’obiettivo dei democratici era il suffragio universale (diritto di voto
a tutti), esso incarnava il principio della sovranità popolare ed era il mezzo più sicuro per
realizzare gli ideali di giustizia sociale (vs privilegio economico); essi erano in minoranza nel
campagna dei banchetti
Parlamento ed organizzarono una (riunioni private contro i divieti
governativi, consentivano all’opposizione di tenersi in contatto e far propaganda). Con la
proibizione di un banchetto scoppiò la crisi rivoluzionaria: lavoratori e studenti organizzarono
una protesta. Il governo ricorse alla Guardia nazionale (corpo volontario di cittadini armati,
espressione borghesia cittadina) ma si unì ai dimostranti. Con l’intervento dell’esercito fu
impossibile un compromesso e dopo 2 giorni gli insorti erano padroni della città. Luigi Filippo
abbandona Parigi (24 febbraio) e si costituì un governo repubblicano e un’assemblea
costituente a suffragio universale. Nel governo c’erano tutti i capi dell’opposizione
democratico-repubblicana e due socialisti (Blanc e Martin)(rappresentanti dei lavoratoti:
insolito). Tutto ciò provocò grande entusiasmo e ci fu libertà di riunione (più giornali,
associazioni e club). Le prime riforme furono moderate:
- Abolizione pena di morte per reati politici
- Rifiutata la proposta di sostituire il tricolore con la bandiera rossa (simbolo della
rivoluzione sociale)
- Si impegnava a rispettare l’equilibrio europeo (no rivoluzione oltre i confini)
Ciò provocò il malcontento del fronte repubblicano che volevano:
- Appoggio ai movimenti rivoluzionari di tutta Europa
- Adozione di misure radicali in politica economica e sociale diritto al lavoro
La giornata lavorativa poteva essere massimo di 11 ore e si affermò il e perciò
ateliers (officine) nationaux (nazionali)
furono istituiti gli per aiutare i disoccupati (lavori di
pubblica utilità alle dipendenze del ministero dei Lavori pubblici). Ciò provocò problemi alle
finanze statali. Nell’elezione per l’assemblea costituente a suffragio universale (elettorato
repubblicani moderati.
rurale con orientamento conservatore) vinsero i Il popolo tentò di
riprendere la protesta e ci fu l’invasione dell’Assemblea costituente ma fu bloccato dalla
ateliers nationaux
Guardia nazionale, furono chiusi gli e si obbligavano i disoccupati più giovani
ad arruolarsi. I lavoratori scesero in piazza e l’Assemblea concesse pieni poteri a Cavaignac
(ministro della Guerra) per la repressione (molto dura). Tutta la società francese fu attraversata
da un’ondata di riflusso conservatore. A novembre l’assemblea costituente approvò una
costituzione democratica (ispirata agli Stati Uniti) che prevedeva un presidente della
Repubblica (eletto dal popolo, in carica 4 anni) e un’Assemblea legislativa (a suffragio
universale). Alle elezioni presidenziali i repubblicani si divisero (moderati: Cavaignac,
progressista: Ledru-Rollin) e i conservatori candidarono Luigi Napoleone Bonaparte (nipote)
(offrì ampie garanzie alla destra conservatrice e clericale) che vinse. Si chiuse così la fase
democratica della Seconda Repubblica. La Francia smette di essere il centro delle rivoluzioni.
3. La rivoluzione nell’Europa centrale.
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A causa della crisi economica, della protesta contro l’autoritarismo del potere e le tensioni
provocate dalle questioni nazionali (lasciate irrisolte dal congresso di Vienna) il moto
rivoluzionario si propagò in Europa: Impero asburgico, Stati italiani, Confederazione germanica.
La componente sociale rimase in secondo piano (al contrario della Francia) e lo scontro fu
combattuto tra borghesia liberale e politica assolutista.
Impero asburgico:
- 13 marzo ci fu una manifestazione di studenti e lavoratori duramente repressa dall’esercito
a Vienna. Dopo 2 giorni di combattimenti Metternich (uomo-simbolo della restaurazione)
dovette abbandonare il potere e fuggire all’estero, ciò fece precipitare la situazione:
tumulti a Budapest, Venezia e Milano; il 19 i cittadini di Praga chiedono autonomia e libertà
politiche per i cechi; a maggio l’imperatore abbandona la capitale e promise un Parlamento
dell’Impero (Reichstag) a suffragio universale.
- In Ungheria le promesse di concedere una costituzione e un parlamento ai magiari non
bastarono. Approfittando della crisi del potere centrale fu creato un governo nazionale
guidato dall’ala democratico-radicale (capo: Lajos Kosuth), aboliti i rapporti feudali
(appoggio contadini), eletto un nuovo Parlamento a suffragio universale e costituito un
esercito nazionale (obiettivo: indipendenza)
- A Praga (maggioranza liberale) si formò un governo provvisorio che chiedeva più ampie
autonomie dall’Impero. A giugno ci fu un congresso con i delegati di tutti i territori slavi ma
le truppe imperiali intervennero (grazie a tumulti tra popolo ed esercito) e ristabilirono
l’ordine (congresso e governo sciolto).
Il Reichstag era paralizzato per i contrasti tra le diverse nazionalità, il governo centrale
riprendeva il controllo e in agosto l’imperatore rientrò a Vienna. Il governo, approfittando dei
contrasti tra slavi e magiari (grande Ungheria formata dai territori slavi secondo il vecchio
regno magiaro), cercò di ristabilire l’ordine: gli slavi del Sud appoggiarono gli austriaci che
offrivano maggiori garanzie e Josip Jelacic divenne governatore della Croazia ed entrò in
Ungheria per unirsi alle truppe imperiali, ma ci fu una rivolta di studenti e lavoratori per
impedire la partenza di nuove truppe dal fronte. Ci fu un assedio a Vienna con la definitiva
sconfitta degli insorti. Ferdinando I abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe che sciolse
il Reichstag e promulgò una costituzione moderata (parlamento eletto a suffragio ristretto con
poteri limitati e ribadiva la centralità dell’Impero).
Germania : a marzo iniziarono le manifestazioni popolari a Berlino che costrinsero Federico
Guglielmo IV a concedere la libertà di stampa e convocare un Parlamento prussiano (Landtag),
ci furono anche agitazioni in vari statarelli e venne chiesta un’Assemblea costituente a
suffragio universale con sede a Francoforte sul Meno ma essa non aveva poteri per imporre la
propria autorità sui governi tedeschi e avviare un processo di unificazione nazionale, inoltre
‘era il contrasto tra grandi tedeschi (unione di tutti gli Stati germanici attorno all’Austria) e
piccoli tedeschi (attorno al regno di Prussia), vinse quest’ultima: nel 1849 venne offerta al re di
Prussia la corona imperiale, esso la rifiutò perché deriva da un moto rivoluzionario; ciò segnò
la fine della Costituente di Francoforte sciolta nel 1849 dalle truppe del governo. [In Prussia il
movimento liberal-democratico cominciò a declinare (borghesia spaventata dalle agitazioni
sociali) e a dicembre Federico Guglielmo sciolse il parlamento prussiano emanando una
costituzione poco liberale.]
4.La rivoluzione in Italia e la prima guerra d’indipendenza
La rivoluzione del ’48 in Italia ebbe uno sviluppo autonomo, tutte le correnti politiche Italiane
volevano la concessione di costituzioni fondate sul sistema rappresentativo. Palermo insorse a
gennaio e Ferdinando II di Borbone concesse una costituzione nel Regno delle due Sicilie. Spinti
dall’opinione pubblica e dalle continue manifestazioni lo seguirono.
Carlo Alberto di Savoia Leopoldo II di Pio IX
Toscana
Statuto (più importante, poi diventato la legge
fondamentale del regno d’Italia) prevedeva: una Camera
dei deputati (eletta in base al censo), un Senato (nomina
regia) e una stretta dipendenza governo-sovrano.
Annunciate prima della rivoluzione di febbraio in Francia Annunciata
dopo
carattere formalmente moderato, ispirate al modello di quella francese
Con lo scoppio della rivoluzione in Francia e nell’Impero si diede nuovo spazio all’iniziativa dei
questione nazionale.
democratici riportando in primo piano la Successivamente si sollevarono
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- Venezia: una grande manifestazione impose al governatore austriaco la liberazione dei
detenuti politici (capo dei democratici: Daniele Manin). Ci fu una rivolta dell’Arsenale
militare, marinai e ufficiali che costrinsero gli austriaci a capitolare e il 23 marzo si
costituì la Repubblica veneta (governo provvisorio presieduto da Manin)
- Milano: un assalto al palazzo del governo (18 marzo) che durò 5 giorni (“le 5 giornate
milanesi”) in cui borghesi e popolani combatterono insieme vs gli austriaci (maresciallo
Radetzky), le operazioni furono guidate da democratici capeggiati da Carlo Cattaneo,
l’aristocrazia liberale diede vita ad un governo provvisorio e Radetzky ritirò le sue
truppe tra Veneto e Lombardia (quadrilatero: fortezze Verona,Legnano, Mantova,
Peschiera) preoccupato dell’intervento piemontese.
Il 23 marzo il Piemonte dichiarò guerra all’Austria (per la pressione di liberali e democratici che
volevano approfittare della crisi austriaca, l’aspirazione della monarchia sabauda di allargare i
confini verso est e il timore che il Lombardo veneto diventasse il centro di agitazioni
repubblicane. Anche Leopoldo II di Toscana, Ferdinando II di Napoli e Pio IX si unirono alla
guerra di indipendenza nazionale e
guerra inviando truppe insieme a volontari. Sembrò una
federale benedetta dal papa e combattuta da tutti i patrioti, ma ciò durò poco:
- Carlo Alberto mostrò scarsa risolutezza nelle operazioni militari (voleva solo annettere il
Lombardo-Veneto al Piemonteirritazione dei democratici)
- Pio IX, in guerra contro una potenza cattolica, ritirò le sue truppe seguito da Toscana e
Napoli (tentativo di sollevazione dei democratici stroncato)
Rimasero a combattere contro l’Austria (disobbedendo ai sovrani) volontari toscani (guidati da
Montanelli), Giuseppe Garibaldi ma Carlo Alberto non seppe gestirlo. Ci furono successi iniziali
dei piemontesi e cominciarono ad essere indetti plebisciti per sancire l’annessione al Regno
sabaudo poi furono sconfitti a Custoza e il 9 agosto venne firmato l’armistizio con gli austriaci.
5. Lotte democratiche e restaurazione conservatrice.
Rimasero a combattere contro l’Austria i democratici italiani (combattono anche battaglie locali
senza riuscire a unire i vari fronti. Le masse contadine, in maggioranza, rimasero estranee) e gli
ungheresi (carattere di una guerra nazionale). La situazione era ancora abbastanza fluida:
- Sicilia: sotto il controllo dei separatisti (proprio governo e propria costituzione
democratica.
- Venezia: Manin proclamò la repubblica