judy29 di judy29
Ominide 530 punti

La Rivoluzione russa


La seconda rivoluzione industriale toccò pochissimo la Russia, un paese per il 90% ancora agricolo, feudale con i servi della gleba. Si erano formate due correnti politiche: coloro che volevano un’opposizione di stampo socialista occidentale e gli slavofili, che cercavano una strada russa verso la rivoluzione. C’era anche una corrente anarchica che attecchisce molto tra le classi contadine. La partecipazione della Russia alla prima guerra mondiale aveva messo in evidenza la crisi che da tempo affliggeva il regime zarista. Già dal 1905 si erano verificate in tutto il paese delle sommosse che avevano costretto la zar Nicola II a concedere l’istituzione di un Parlamento, la Duma, che però non fu mai messa in funzione. Il governo aveva attuato anche delle riforme economiche con scarso successo. Nel 1914 Nicola II decise di entrare in guerra accanto alla Francia e alla Serbia, pensando che il conflitto si sarebbe risolto in breve tempo e senza tener conto dell’opposizione del popolo. Ben presto fu chiaro che il Paese non era in grado di sostenere il peso di conflitto così lungo e logorante: dopo tre anni di combattimenti la Russia registrò diversi insuccessi ed enormi perdite di uomini e di mezzi. Dal 1915 si susseguirono scioperi e proteste causate dalla mancanza di beni di prima necessità e dal vertiginoso rincaro dei prezzi. Nel febbraio del 1917 la situazione precipitò: a Pietrogrado scoppiò una spontanea sommossa popolare contro la dilagante carestia e la fame; le truppe incaricate di ripristinare l’ordine parteciparono alla sommossa. Lo zar Nicola II abdicò in favore del fratello Michele, che rifiutò la corona rendendosi conto dell’impossibilità di dominare la situazione. Si instaurò un governo provvisorio di cadetti, aristocratici e borghesi ricchi. Tra loro importante fu Kerenskij. Le forze popolari e socialiste istituirono i soviet, assemblee formate dai rappresentanti degli operai, dei soldati e dei contadini, scelti tra i più accesi rappresentanti dei socialisti divisi tra menscevichi (socialisti riformisti che cercavano l’appoggio della borghesia) e bolscevichi (socialisti rivoluzionari).

Evoluzione degli eventi


La situazione subì una svolta quando il capo bolscevico Lenin, costretto all’esilio dal 1900, rientrò a Pietrogrado con L’aiuto della polizia segreta tedesca. Lenin pubblicò le cosiddette Tesi d’Aprile, che miravano a trasformare la rivoluzione “borghese” di febbraio in rivoluzione proletaria e comunista. Le tesi prevedevano l’instaurazione di una pace immediata (entrando in conflitto con il governo Kerenskij che intendeva proseguire la guerra), la nazionalizzazione delle terre delle banche e tutto il potere ai soviet. Le tesi lasciarono perplessi i collaboratori di Lenin e anche la stragrande maggioranza dei suoi avversari, in quanto i bolscevichi costituivano al momento una ristretta minoranza anche nei soviet. Ai disastri militari sul fronte si affiancarono disordini interni: con la marcia su Mosca dei controrivoluzionari che miravano a favorire il rientro dello zar, Kerenkij fu costretto a chiedere l’appoggio dei soviet e quindi anche ai bolscevichi guidati da Lenin (i bolscevichi erano gli unici che avevano le armi). Lenin ritenne che la situazione fosse matura per rovesciare il governo Kerenskij: la “guardia rossa”, un corpo armato di operai organizzato dai bolscevichi, occupò il Palazzo d’Inverno, sede del governo. Questo evento passò alla storia sotto il nome di Rivoluzione d’ottobre. Lenin soppresse con la forza il governo retto da Kerenskij e alla guida del nuovo Stato sovietico (basato sui soviet) procedette con la costituzione di un nuovo ministero, diretta espressione del partito bolscevico, divenuto l’unico partito ammesso: nacque così il cosiddetto Consiglio dei commissari del popolo del quale Lenin era il presidente, Trotskij il commissario degli esteri e Stalin il commissario delle nazionalità. Lenin dovette affrontare due problemi di fondo: uno di politica interna, l’altro di politica internazionale. Lenin sciolse l’Assemblea costituente (eletta su base a suffragio universale sulla base di liste già approntate prima della rivoluzione d’ottobre) in quanto i risultati elettorali erano stati decisamente deludenti per i bolscevichi. Per concentrare tutte le energie nella difesa del governo appena sorto e procedere alla ricostruzione del Paese, Lenin firmò nel 1918 con la Germania la pace di Brest-Litovsk.
Ben presto Lenin si trovò ad affrontare una guerra civile interna contro gli oppositori del governo bolscevico destinata a protrarsi fino al 1921. Protagonisti del conflitto furono i rossi, sostenitori del nuovo regime, e i bianchi, ostili alla rivoluzione d’ottobre. Questi ultimi avevano dato vita all’Armata bianca, un esercito controrivoluzionario a cui ben presto diedero appoggio non solo i sostenitori della monarchia, ma anche borghesi nazionalisti, menscevichi e socialisti rivoluzionari in seguito allo scioglimento dell’Assemblea costituente. Temendo la diffusione della rivoluzione, anche le potenze dell’Intesa intervennero in aiuto dell’Armata bianca. Lenin, in effetti, pensava che fosse possibile estendere ovunque la rivoluzione: a suo avviso l’esperienza russa altro non era che la prima tappa della rivoluzione comunista mondiale. Proprio a tale scopo Lenin aveva creato la Terza Internazionale (o Komintern) finalizzata a diffondere su scala mondiale la rivoluzione proletaria. Volendo impedire un ritorno degli zar, nel 1918 la famiglia imperiale fu trucidata dai bolscevichi e venne proclamata ufficialmente la Repubblica socialista federativa sovietica russa mentre il Partito comunista russo venne imposto quale partito unico. Nel frattempo, il governo dei soviet, per sconfiggere l’Armata bianca costituirono l’Armata rossa, guidata da Trotskij, che si assicurò la vittoria aumentando il numero di soldati introducendo la leva obbligatoria. La guerra civile causò in pochi anni milioni di morti e fu accompagnata da repressioni da ambo le parti, da fame e carestie. Durante gli anni della guerra civile Lenin emanò una lunga serie di provvedimenti che complessivamente prendono il nome di “comunismo di guerra”. Egli stabilì un controllo diretto delle derrate alimentari e della produzione industriale da parte dello Stato; pur non arrivando ad una totale soppressione della proprietà privata, sottopose a controllo forzato tutta la produzione, specialmente quella agricola; ogni compravendita privata fu vietata, si introdusse il razionamento e un sistema di tessere per il cibo. Sul piano sociale le misure prese da Lenin rinnegavano i principi di base della rivoluzione: fu soppressa la libertà d’opinione, furono introdotti il divieto di sciopero e il lavoro forzato nelle fabbriche. Venne creata la spietata polizia politica sovietica, la ceka. Questi provvedimenti furono decisivi per la vittoria dell’Armata rossa, ma fecero crollare la produzione agricola e industriale e causarono una forte resistenza da pare dei contadini ed in particolare dei kulaki (piccoli e medi proprietari terrieri). Lenin rispose alle ribellioni con l’arma del terrore poliziesco. A partire dal 1921 Lenin decise di attenuare il controllo statale provvedendo ad una parziale restaurazione del libero commercio, dell’attività industriale minore e della proprietà privata in genere. Tale nuova economia politica fu chiamata Nep e fu considerata come una tappa di transizione fra capitalismo e socialismo. Uno dei provvedimenti più importanti fu la fine delle derrate alimentari e delle requisizioni forzate rivitalizzando contemporaneamente la produzione agricola e industriale e i commerci locali. Dello spirito della Nep usufruirono soprattutto i kulaki e finì per avere effetti positivi su tutta la vita economica del Paese. Nessuna apertura ci fu in campo religioso: i beni ecclesiastici erano stati confiscati e al clero fu proibito di operare in campo educativo e venne prevista la condanna ai lavori forzati per quanto non si fossero attenuti alle disposizioni in merito. Il regime si impegnò nella lotta all’analfabetismo anche se la scuola si trovò condizionata da un insegnamento rigidamente marxista, caratterizzato dal più intransigente ateismo. Nel corso del primo congresso dell’Unione dei soviet nacque una federazione di repubbliche sotto il nome di Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss). La direzione dello Stato fu accentrata nelle mani del Comitato centrale del Partito comunista, che deteneva il potere sulla base del principio marxista della dittatura del proletariato; il potere giudiziario fu attribuito alla Corte suprema dei soviet.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email