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La Rivoluzione industriale inglese fra il XVIII e il XIX secolo


Nel corso dei secoli, i modi di lavorare e di produrre sono cambiati.
• Nell’antichità e nel Medioevo esisteva soltanto l’artigianato: l’artigiano lavorava con le proprie mani, senza alcun macchinario, e produceva un pezzo alla volta. In qualche caso, si faceva aiutare operai, chiamati garzoni.

• Verso la fine del Medioevo e durante il Rinascimento, l’artigiano fu sostituito dalla manifattura: più artigiani od operai, concentrati in un unico laboratorio, lavoravano insieme e producevano più merce. L’operaio faceva uso di macchine semplici, il cui funzionamento richiedeva la presenza dell’acqua o la forza delle braccia.
• In Inghilterra, nel XVIII secolo, sorse la fabbrica: l’operaio utilizzava appositi macchinari, concentrati negli stessi locali, che come fonte di energia richiedevano la presenza dell’acqua, del vento o la forza delle braccia. Successivamente, come fonte di energia subentrò il motore a vapore che permetteva di produrre una certa quantità di merce in tempi piuttosto brevi. Negli anni 1830-1840, partita dall’Inghilterra, in tutta l’Europa si ebbe, così, la Rivoluzione industriale.

Inizialmente, la Rivoluzione industriale inglese partì dall’industria tessile.
La materia prima, come il cotone od altre fibre, proveniva dalle colonie (Georgia, una delle 13 colonie americane, dalle Antille o dal Bengala) dove poteva essere acquistata ad un prezzo molto basso.
Arrivata in Gran Bretagna, essa veniva lavorata con il sistema del putting-out-system, cioè praticata a domicilio da parte delle famiglie di contadini che in questo modo arrivavano ad arrotondare i guadagna ricavati dalla coltivazione della terra. La lavorazione consisteva in due fasi: la filatura e la tessitura.
Ad un certo punto da domanda di tessuti cominciò ad aumentare per cui il sistema dell’industria a domicilio non bastava più per far fronte alle richieste: occorreva un lavoro più rapido che producesse tanti articoli in poco tempo. Fu per questo motivo che il lavoro a domicilio delle famiglie dei contadini fu sostituito da apposite macchine.

Le prime macchine tessili furono inventati da artigiani inglesi.
Nel 1733, John Kay inventò la spoletta volante che trasportava in modo automatico il filo da un bordo all’altro del telaio. Questa invenzione permise di quadruplicare la produzione di tessuti
Nel 1764, James Hargraves progettò il filatoio meccanico intermittente. Esso permise di ridurre la manodopera necessaria per la produzione di filati poiché un solo operaio era capace di gestire fino ad otto fusi.
Queste due macchine erano azionate a mano e ben presto furono sostituite da altre che sfruttavano l’energia prodotta dal vapore. Infatti tra il 1769 e il 1788, l’ingegnere James Watt perfezionò la macchina a vapore, applicandola ad un motore. Inizialmente essa serviva per togliere l’acqua dalle miniere, successivamente ci si rese conto che l’energia della macchina a vapore poteva essere applicata anche in altri settori, come in quello tessile o nei trasporti. Fu così che Edmond Cartwright inventò il primo telaio meccanico azionato a vapore. Questa meccanizzazione dell’industria tessile arrivò a far funzionare fino a 100 fusi contemporaneamente mentre prima un operaio ne poteva azionare solo uno. Di conseguenza la produzione di tessuti aumentò notevolmente ed anche la qualità del prodotto finito risultava migliore. La macchina a vapore fu applicata anche ai trasporti (battello a vapore e locomotiva
Nel 1807, Robert Fulton inventò il primo battello a vapore che per la prima volta navigò sulle acque del fiume Hudson
Nel 1814, George Stephenson inventò la prima locomotiva a vapore e ne realizzò una in grado di trasportare in superficie il carbone delle miniere, compito fino ad allora poteva essere affidato soltanto ai cavalli.
Più tardi, la locomotiva a vapore fu applicata anche al trasporto dei passeggeri. In Gran Bretagna la prima linea ferroviaria entrò in azione nel 1829: univa Liverpool a Manchester ed era lunga 63 chilometri. In Italia, le prime linee furono Napoli-Portici (1839), Milano-Monza (1840) e Pisa-Livorno (1844).
L’invenzione della macchina a vapore comportò una vera rivoluzione dei trasporti e non solo nell’industria.
L’applicazione del motore a vapore alla ferrovia permise al trasporto ferroviario di svilupparsi ed offrì anche la possibilità di estrarre maggiore quantità di carbone e di ferro dalle miniere. Quando viene estratto, il ferro è mescolato ad altri elementi e per ottenerlo puro e per lavoralo occorre passarlo negli alti forni la cui temperatura è molto elevata. Nacque così l’industria siderurgica.
Nel 1753, alcuni ingegneri inglesi scoprirono anche il procedimento per trasformare il carbone in carbon coke, ottenuto facendo bruciare il carbone fossile negli altiforni. Il carbon coke brucia meglio della legna o del carbone normale e, sprigionando più energia, dà più resa. Bruciando insieme al ferro, il carbone sprigiona il carbonio che serve a produrre la ghisa (lega di ferro + carbonio). In Inghilterra, nella seconda metà del XIX secolo e quindi molto più tardi, dalla ghisa si imparò ad ottenere l’acciaio, ma già nel 1830, gli Inglesi avevano cominciato ad utilizzare la ghisa per fabbricare le locomotive, i binari o i macchinari che servivano per l’industria tessile.
Tutto questo dimostra come la Rivoluzione industriale inglese fosse molto legata ad una rivoluzione tecnologica.
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