Ominide 285 punti

Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo la popolazione europea era raddoppiata. Inoltre, il nuovo secolo è contraddistinto da una spettacolare rivoluzione tecnologica iniziata a partire dal 1850; pertanto, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, si era verificato quel secondo processo di industrializzazione che prese il nome di seconda rivoluzione industriale e che fu caratterizzato da una serie di invenzioni, prime fra tutte il telefono e la lampadina. Questa rivoluzione avvia nuovi settori industriali, quello chimico e quello elettrico e inoltre rafforzò il settore tradizionale della prima rivoluzione industriale: quello siderurgico. Germania e USA detenevano il primato su questi nuovi settori mentre l'Inghilterra, ormai superata dalle altre potenze dal punto di vista economico, conservava il primato sul settore tessile. Per quanto riguarda le fonti di energia, il carbone restava quella più importante, mentre quelle nuove, ossia l'elettricità e il petrolio, non avevano ancora l'importanza odierna . Esse si svilupparono solamente a fine secolo in seguito all'invenzione della lampadina e del motore a scoppio. Un altro elemento innovativo che caratterizza la seconda rivoluzione industriale fu un nuovo sistema scientifico di organizzazione del lavoro: il taylorismo, che prese il nome dall'uomo che lo mise a punto: Taylor. Secondo i suoi principi, la lavorazione di un prodotto doveva essere divisa in tante fasi, ognuna da svolgersi nel tempo prefissato dall'azienda, e ogni operaio eseguiva solo i compiti relativi a quel segmento di lavorazione. Grazie a questo nuovo sistema fu aumentata la produttività degli operai e, di conseguenza, anche la produzione industriale aumentò. Questo principio fu integralmente applicato da Henry Ford per produrre automobili nelle sue fabbriche di Detroit; prima però egli dovette intraprendere una battaglia legale per abolire il monopolio sulla costruzione delle automobili. La dottrina economica adottata nelle sue fabbriche superò il taylorismo; infatti si parla di fordismo. Con Ford era nata la produzione di massa o in scala: un nuovo modo di produrre in grado di fornire su vasta scala prodotti standardizzati e prodotti in serie con caratteristiche sempre identiche e facilmente riconoscibili ovunque. Tutto ciò abbassò i costi di produzione e di acquisto. Il nuovo modo di produrre rese possibile i consumi di massa; i ceti più ricchi ora potevano accedere anche al consumo di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, ecc.). La produzione di massa e i nuovi consumi provocarono significativi cambiamenti dell'impresa capitalistica. La produzione industriale, dovendo soddisfare le esigenze di un mercato di vaste dimensioni, fu affidata a fabbriche e aziende sempre più grandi. Quelle più forti cominciarono ad assorbire le più deboli all'interno di vaste concentrazioni industriali, i trust; inoltre, imprese che operavano nello stesso ramo produttivo strinsero degli accordi, chiamati cartelli, per eliminare gli effetti negativi della concorrenza, stabilendo i prezzi delle merci o spartendosi quote di mercato. Le industrie maggiori, che tendevano a controllare in esclusiva interi settori dell'attività produttiva, furono dette monopoli (situazione estrema dei trust). Dato che gli Stati europei erano entrati in crisi con la Grande depressione e non potevano esportare merci in altri paesi a causa del protezionismo, si lanciarono nell'avventura coloniale dell'imperialismo. La creazione di imperi coloniali degli Stati europei aveva finalità molto diverse da quelle che avevano dato impulso al colonialismo sette-ottocentesco, promosso dalle compagnie privilegiate e fondato solamente sul mero controllo degli scambi commerciali tra paesi ricchi, produttori di beni di consumo, e paesi poveri, fornitori di materie prime. L'inizio di questo fenomeno fu dovuto all'esigenza degli stati europei di cercare nuovi mercati e aree economiche protette dalla concorrenza internazionale. Questo nuovo colonialismo, praticato direttamente dagli stati e non dalle compagnie, fu definito imperialismo perché mirava, oltre al dominio commerciale, anche alla conquista militare del territorio e al dominio delle società colonizzate. Ad avviare il nuovo processo di colonizzazione fu l'Inghilterra che agli inizi del XX secolo arrivò a possedere un quarto delle terre emerse. Addirittura, la regina Vittoria si proclamò "imperatrice delle Indie", intendendo con questo nome tutto l'immenso dominio coloniale britannico. Ai domini inglesi già consolidati in Asia, si aggiunsero quelli dell'Africa, tra cui il Golfo di Guinea, la Nigeria e l'Egitto. In Africa ebbe luogo anche il cosiddetto incidente di Fascioda, scontro avvenuto nel 1898 tra la Francia, la cui direttrice espansionistica era da ovest a est, e la Gran Bretagna, il cui motto era "dal Capo al Cairo" (quindi si espandeva da sud a nord dell'Africa). Nel settembre del 1898 la città di Fascioda divenne il teatro di questo scontro. Le truppe inglesi e francesi si fronteggiarono fino a novembre, quando i francesi si ritirarono, grazie all’accordo dei due governi. Questo incidente, che aveva portato l'Inghilterra e la Francia al rischio di una guerra, finì con una vittoria diplomatica per la Gran Bretagna. Dal 1899 al 1902 gli inglesi combatterono una guerra in Sudafrica contro i boeri, contadini olandesi già insediati dal Seicento in quelle regioni ricche di giacimenti d'oro e diamanti. Questa guerra fu combattuta nelle due repubbliche dell'Orange e del Transvaal. Alla fine i boeri furono sconfitti: con la pace di Pretoria nel 1902 i loro territori furono annessi agli altri possedimenti inglesi, in una Unione Sudafricana posta sotto la sovranità britannica, ma dotata di una larga autonomia amministrativa. La Francia, che già possedeva in Africa il Senegal, l'Algeria e la Costa d'Avorio, si impadronì anche di altre regioni come il Congo e il Madagascar. Successivamente anche l'Italia realizzò la faticosa conquista dell'Eritrea e di parte della Somalia. La Germania costituì rapidamente il terzo impero coloniale dopo quelli di Francia e Inghilterra, conquistando territori dislocati in vari punti dell'Africa. La Russia, invece, cercò di espandersi verso l'area del Pacifico ed era particolarmente interessata alla Cina che, con i suoi immensi territori, costituiva il naturale polo di attrazione per molte potenze mondiali, anche per una giovane potenza come il Giappone. Quest'ultima era divenuta potenza imperialistica a partire dalla metà dell'Ottocento, quando fu costretta dagli statunitensi ad aprire il commercio con gli occidentali in seguito a dei bombardamenti; questo fu il motivo per cui riuscì a modernizzarsi e addirittura a competere con le potenze occidentali. Nel 1904 scoppiò la guerra tra Giappone e Russia per contendersi l'egemonia sulla Cina e il dominio della Manciuria e della Corea. I russi ebbero la peggio, dunque nel 1905 un trattato di pace sancì il passaggio della Manciuria e della Corea sotto l'influenza giapponese. La maggior parte delle guerre coloniali, salvo quella anglo-boera e russo-giapponese che furono guerre simmetriche perchè si svolsero su un piano di relativa parità, furono guerre asimmetriche, sia per quanto riguarda la sproporzione della quantità dei mezzi bellici impegnati, sia per quella del numero dei morti. Nel frattempo, anche gli Stati Uniti diedero inizio all'ampliamento della loro influenza nel Pacifico, ottenendo il possesso di territori come le Filippine, scontrandosi con la Spagna che, nel 1898, fu costretta a ritirarsi dalle sue ex colonie. Anche gli USA erano interessati alla Cina ma difendevano l'autonomia del paese. Infatti, dopo la fine della guerra nel 1905, gli europei, i russi e i giapponesi finirono con l'accettare la politica delle "porte aperte", caldeggiata dagli Stati Uniti. Riconobbero l'indipendenza della Cina, mantenendo però il territorio aperto al libero scambio delle merci americane ed europee. Questa soluzione, che non portò alla completa dominazione coloniale della Cina, fu raggiunta non solo per i disaccordi tra le grandi potenze, ma anche per la precoce organizzazione di movimenti popolari, decisi a combattere contro la supremazia politica ed economica degli europei (i Boxers). La politica di conquista coloniale aveva però bisogno di giustificazioni. Così, l'espansione coloniale venne propagandata come una missione civilizzatrice ed evangelizzatrice dell'uomo bianco. Ma anche altre motivazioni vennero adottate per giustificare le conquiste, fra le più diffuse vi era quella secondo la quale l'enorme crescita della popolazione europea non era contenibile all'interno dei confini del continente, dunque era necessario conquistare nuovi territori per l'insediamento della popolazione in eccesso.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità