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La ricostruzione e l’inizio dell’integrazione europea

Nonostante l’ampiezza delle istruzioni la ricostruzione materiale fu più rapida e più saggiamente progettata che dopo la prima guerra mondiale; grazie al massiccio intervento degli Stati Uniti che fornirono materie prime, macchine e trasporti. Le forme dell’aiuto americano furono: 1) prolungamento dei prestiti; 2) aiuto provvisorio agli Stati più poveri: U.N.R.R.A.; 3) il piano Marshall, per il quale 14 miliardi di dollari, di cui l’80% in dono ed il 20% in prestito, erano stanziati per aiutare l’Europa. L’aiuto Marshall fu rifiutato dalla Russia e dalle democrazie popolari sorte dopo la guerra nell’Europa orientale, accettato dagli Stati europei, e ripartito dalla O.E.C.E. In totale gli Stati Uniti spesero 38 miliardi di dollari per gli aiuti concessi all’Europa occidentale dal 1945 al 1952. Dopo il 1947 gli Stati Uniti aiutarono la ricostruzione giapponese. I motivi per i quali il presidente Truman attuò questa politica di aiuti furono essenzialmente tre: 1) ragioni umanitarie; 2) prevenire una crisi economica simile a quella del 1929, che sarebbe stata favorita dalla sproporzione fra le possibilità di consumo del mercato nazionale americano e l’accrescimento della produzione, in seguito allo sforzo bellico; 3) evitare che la miseria favorisse il progresso del comunismo. Gli Stati europei occidentali, divisi durante la guerra, cominciarono a collaborare per la ricostruzione e si fece sempre più strada, anche nell’opinione pubblica, l’idea di una federazione di Stati europei. In questo spirito nacque il Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo, organizzazione militare difensiva fra 14 Stati europei e gli Stati Uniti e la C.E.C.A., la prima istituzione concreta per il mantenimento della pace e l’unione dell’Europa, per la quale 6 paesi europei (Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo) delegarono ad una autorità sovranazionale ogni decisione in materia di carbone e di acciaio, le due materie prime contese nelle guerre mondiali. I movimenti per una collaborazione più vasta tra gli Stati caratterizzano anche i paesi extra europei.
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