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Concetti Chiave

  • Il Parlamento rifiutò l'autonomia regionale, optando per un governo centrale rappresentato da prefetti nelle province.
  • L'adozione del sistema metrico decimale e della Lira come moneta unica portò a un'unificazione economica, ma provocò il malcontento nel meridione.
  • Il Sud Italia, non pronto a competere con il Nord, subì un tracollo economico e un aumento delle tensioni sociali.
  • Le proteste iniziarono in Sicilia e si diffusero nel Sud, alimentate da tasse elevate e leva obbligatoria, dando impulso al brigantaggio.
  • Il governo rispose con l'invio di oltre centomila soldati tra il 1861 e il 1865 per riprendere il controllo della situazione, con pesanti perdite umane.

Il rifiuto dell'autonomia regionale

Il Parlamento scartò la proposta di dare autonomia alle regioni, ritenendo che il decentramento avrebbe indebolito il nuovo Stato. Si preferì consolidare il nuovo regno mantenendone la struttura basata su un governo centrale, rappresentato, nelle singole province da funzionari dello Stato chiamati “prefetti” .

L'unificazione economica e le sue conseguenze

Per tutta l’Italia venne adottato il sistema metrico decimale; la Lira si sostituì alle decine di monete diverse in uso nei vari stati; fu estesa a tutto il regno la legislazione in vigore in Piemonte. Le tariffe doganali esistenti tra le varie regioni vennero dapprima ridotte, e poi abolite completamente. Nel meridione dove la produzione locale era stata sempre difesa da pedaggi elevati , nessuno era pronto ad affrontare a concorrenza dei prodotti che affluivano dalle altre zone della penisola. Il tracollo economico fu immediato. L’Italia come si disse allora, fu “Piemontesizzata” con grave scontento di molte regioni, che si sentirono quasi colonizzate, ancora una volta, da uno stato straniero.

Proteste e malcontento nel Sud

Le prime manifestazioni di protesta si ebbero in Sicilia che, impegnarono per più di una settimana l’esercito. Nel resto dell’Italia meridionale, intanto, montava il malcontento nei confronti del nuovo stato. L’aumento delle tasse e l’introduzione della leva obbligatoria che durava fino a sette anni (a partire dai 18) non fecero che accrescere il malessere sociale e dare impulso al brigantaggio. Contadini in rivolta, soldati borbonici sbandati, renitenti alla leva, ingrossarono le bande dei briganti, dando vita per alcuni anni a un movimento di rivolta appoggiato dalla popolazione, che temeva il bandito ma, talvolta, vedeva in lui un vendicatore delle ingiustizie sociali. Il governo inviò nel Sud più di centomila soldati, che tra il 1861 e il 1865 ripresero faticosamente il controllo della situazione. Tra i soldati le perdite furono pesantissime e parecchi migliaia di briganti morirono negli scontri o vennero fucilati dopo la cattura.

Domande da interrogazione

  1. Perché il Parlamento rifiutò l'autonomia regionale per le province italiane?
  2. Il Parlamento scartò la proposta di autonomia regionale ritenendo che il decentramento avrebbe indebolito il nuovo Stato, preferendo mantenere una struttura centralizzata con funzionari statali, i "prefetti", a rappresentare il governo nelle province.

  3. Quali furono le conseguenze economiche dell'unificazione in Italia?
  4. L'unificazione portò all'adozione del sistema metrico decimale e alla sostituzione della Lira con monete diverse, ma il meridione subì un tracollo economico a causa della concorrenza dei prodotti provenienti da altre regioni, portando a un forte malcontento.

  5. Come si manifestò il malcontento nel Sud Italia dopo l'unificazione?
  6. Il malcontento si manifestò attraverso proteste in Sicilia e un aumento del brigantaggio, alimentato da contadini in rivolta e soldati borbonici sbandati, che si opponevano all'aumento delle tasse e alla leva obbligatoria, portando a un movimento di rivolta sostenuto dalla popolazione.

Domande e risposte

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