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Una volta resosi conto del grande appoggio ottenuto, Mussolini decise di passare al contrattacco e formare quello che verrà chiamato Regime Fascista. Egli si reca in Parlamento e pronuncia così quello che è conosciuto come “Discorso del 3 Gennaio 1925”, in cui si prende la responsabilità degli ultimi fatti accaduti (Delitto Matteotti) dando inizio alla dittatura. Col nuovo periodo cominciarono i cambiamenti:


    ogni forma di libertà viene negata, dall'attività politica alla libertà di stampa (i quotidiani sono costretti a chiudere o a fascistizzarsi)
    – l'opposizione politica viene cancellata e molti anti-fascisti vengono uccisi o esiliati
    – Confindustria si impegnò, con il patto Vidoni, a riconoscere la rappresentanza dei lavoratori ai soli sindacati fascisti. Si proibì lo sciopero e solo i sindacati fascisti potevano stipulare contratti collettivi (associarsi)
    – il Duce, Mussolini, acquisì su di sé gran parte dei poteri divenendo titolare di numerosi ministeri come quello della Guerra, Interni ed Esteri
    – la compagine statale viene modificata. I sindaci e i presidenti di provincia vengono sostituiti dai podestà e dai presidi nominati direttamente dal governo, e non più su elezione
    – Tutti i partiti politici al di fuori di quello fascista vennero considerati illegali e fu creato anche il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato allo scopo di giudicare e punire ogni attività lesiva allo Stato
    – Fonda alcuni associazioni come l'Opera Nazionale Balilla (inquadrava i giovani dai 12 ai 18 anni), il CONI (compito di controllare tutte le attività sportive), i Fasci Giovanili e i Gruppi Universitari Fascisti (GUF)

Nel 1926 si presentò il problema della svalutazione della Lira e quindi dell'inflazione. Ciò, capì Mussolini, poteva compromettere il sostegno al regime da parte dei ceti medi pertanto decise di attuare una manovra che portasse alla Rivalutazione della Lira (il cui nome dell'operazione fu Quota 90), con l'aiuto del nuovo Ministro delle Finanze. Per fare ciò Mussolini decise di percorrere la strada del protezionismo stimolando così la crescita delle grandi industrie a scapito della piccola e media impresa. Oltre che una manovra economica essa fu anche una mossa che il duce utilizzò per far capire al mondo la propria forza. “Quota 90” produsse però una gravissima crisi congiunturale dell'economia italiana che andò a colpire tutti i settori economici. Ne seguì un'impennata della disoccupazione ed una continua erosione dei salari. Ripresero così le lotte operaie a causa del peggioramento delle condizioni di vita delle masse operaie tuttavia il regime preferì tutelare le grandi industrie. Nonostante i nuovi conflitti il regime ne uscì rafforzato in quanto l'operazione portò nuovi ceti favorevoli come i piccoli risparmiatori (che vedevano più sicuri i propri risparmi) e la piccola borghesia. Inoltre un appoggio importante e indistruttibile era quello della Chiesa.

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