Rastrellamenti nazifascisti

In risposta alle azioni partigiane i nazifascisti procedettero con rappresaglie di due tipi: uccisione di civili, per far credere al popolo che era una conseguenza delle azioni partigiane; stragi di civili con annientamento di case e interi paesi, per rendere impossibile la sopravvivenza dei partigiani (esempio Fosse Ardeatine a Roma). Ciò pose fine alle repubbliche autonome.
Scioperi del nord: Tra l’1 ed il 9 marzo 1944 fu organizzato uno sciopero nazionale a Milano e Torino, che poi si diffuse in tutto il nord Italia, coinvolgendo 2 milioni di operai. Inizialmente le ragioni erano economiche, ma poi gli operai chiesero anche una liberazione dall’occupazione nazifascista. Molti operai furono arrestati e non furono soddisfatte le loro esigenze, tuttavia era la prima volta che i tedeschi si trovavano l’opposizione dei lavoratori.
Il 25 aprile gli Alleati iniziarono l’operazione per giungere nel nord Italia, ma dovettero combattere 7 mesi per sfondare la linea (nei pressi di Bologna). Il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia aveva già liberato alcune città: il 29 aprile nazisti e fascisti firmarono la resa incondizionata. Il giorno precedente Mussolini mentre tentava di fuggire in Svizzera fu giustiziato ed esposto a Milano.

All’inizio del 1944 a Bari nel congresso dei partiti antifascisti si chiese l’immediata abdicazione del re e la convocazione dell’assemblea costituente alla fine della guerra. Togliatti, segretario del Partito comunista, dopo un esilio di 18 anni, propose la costituzione di un grande governo costituito dai partiti antifascisti e di decidere se monarchia o repubblica alla fine della guerra tramite un referendum (svolta di Salerno, tutti acconsentirono).

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