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Concetti Chiave

  • Giolitti presentava una duplice natura nei rapporti con il movimento operaio, alternando discorsi di sostegno a posizioni ambigue, evidenti in contesti politici diversi.
  • Nei suoi interventi, Giolitti sosteneva la neutralità dello stato nei conflitti tra operai e capitalisti, criticando gli interventi che avevano incrementato l'ostilità degli operai verso le istituzioni.
  • Giolitti si interrogava sull'opportunità di mantenere salari bassi, suggerendo che salari più elevati avrebbero potuto stimolare consumi e produzione industriale.
  • Durante l'età giolittiana, i nazionalisti emersero come un movimento variegato che celebrava la grandezza italiana e sosteneva l'imperialismo e il colonialismo per affermare la potenza nazionale.
  • I nazionalisti del inizio del Novecento si differenziavano dai regimi totalitari, poiché la loro esaltazione del nazionalismo non raggiungeva le stesse dimensioni dei movimenti fascisti e nazisti.

La doppia faccia di Giolitti

Per quel che riguarda i rapporti tra gli operai e Giolitti, dobbiamo anche qui sottolineare la doppia faccia che egli utilizzò nei confronti del movimento operai, bene esemplificata da due discorsi che egli tenne in anni e luoghi completamente diversi: il primo fu un discorso che Giolitti pronunciò in un collegio elettorale ad un anno circa di distanza dall’episodio del generale Beccaris a Milano, in cui sono evidenti dei passaggi in cui appoggia palesemente gli operai, mentre il secondo si colloca nell’ambito della votazione che portò alla caduta del governo Saracco in cui è maggiormente visibile l’ambiguità tipica della figura di Giolitti. Egli, infatti, dapprima afferma che lo stato deve rimanere neutro, e quindi non deve patteggiare né per gli operai né per i capitalisti, condannando anche gli interventi precedenti dello stato, che avevano fatto sì che l’odio verso lo stato da parte degli operai crescesse esponenzialmente. Inoltre egli si chiede quale sia la motivazione che spinge lo stato a voler tenere i salari bassi in quanto, se da una parte ciò è giustificato dal punto di vista dei capitalisti, dall’altra lo stato gioverebbe di salari più alti per gli operai perché ciò significherebbe un aumento dei consumi e della produzione industriale, come accade anche in altre nazioni. Da questo discorso però si può certamente comprendere come il fine di Giolitti non fosse ben definito: infatti rimane sempre il dubbio che egli volesse governare bene per essere rivotato oppure che gli facesse delle azioni a favore del movimento operaio solo per poter governare: di conseguenza non si può ben stabilire se voleva il bene dello stato oppure pensasse prima a sé stesso e poi agli altri.

Nuove forze politiche nell'età giolittiana

Oltre al movimento socialista, frammezzato in tante correnti, vi erano però anche altre forze politiche che si affacciavano per la prima volta nel mondo politico durante l’età giolittiana: tra di esse bisogna ricordare i nazionalisti, che avevano dato vita a un movimento eterogeneo, che comprendeva letterati, artisti e uomini di cultura, che esaltavano la grandezza italiana ed il fatto che l’Italia dovesse riprendere l’antico splendore. Tra di essi bisogna ricordare, non solo il più importante esponente politico di questo movimento, Corradini, direttore del giornale “ Il Regno “ ma anche i futuristi, che furono sempre a favore della guerra, come anche affermarono all’interno del loro manifesto, in quanto avevano una concezione positiva del movimento, della forza e della violenza, ed insistevano, insieme a tutti gli altri esponenti del movimento per una presa di posizione netta nelle vicende mondiali. I nazionalisti però erano interessati soprattutto al fatto che l’Italia dovesse primeggiare in ambito europeo e all’epoca un modo per mettersi in luce e far capire la propria potenza anche alle altre nazioni erano di sicuro l’imperialismo ed il colonialismo. Già in altre nazioni europee erano sorti diversi movimenti nazionalisti ma è necessario affermare che i movimenti nazionalisti che sorsero nei primi anni del novecento furono completamente diversi rispetto ad esempio ai regimi totalitari come fascismo e nazismo, che comunque esaltavano il ruolo della nazione ma su scala notevolmente più ampia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la doppia faccia di Giolitti nei confronti del movimento operaio?
  2. Giolitti mostrò ambiguità nei suoi discorsi, sostenendo gli operai in alcune occasioni, mentre in altre affermava la necessità di una neutralità dello stato, evidenziando il suo interesse personale nel mantenere il potere piuttosto che il bene comune.

  3. Come si manifestò il movimento nazionalista durante l'età giolittiana?
  4. Il movimento nazionalista, composto da letterati e artisti, esaltava la grandezza italiana e mirava a ripristinare il suo antico splendore, con figure chiave come Corradini e i futuristi che sostenevano l'uso della forza e della violenza.

  5. Quali erano le motivazioni economiche dietro le affermazioni di Giolitti sui salari?
  6. Giolitti si interrogava sul perché lo stato mantenesse salari bassi, suggerendo che salari più alti per gli operai avrebbero potuto aumentare i consumi e la produzione industriale, beneficiando così l'economia.

  7. In che modo i movimenti nazionalisti differivano dai regimi totalitari del XX secolo?
  8. I movimenti nazionalisti dei primi anni del Novecento si distinguevano dai regimi totalitari come fascismo e nazismo, poiché, pur esaltando il ruolo della nazione, non miravano a un controllo totale e oppressivo della società.

  9. Qual era l'atteggiamento di Giolitti verso gli interventi statali nel conflitto tra operai e capitalisti?
  10. Giolitti condannava gli interventi statali precedenti che avevano alimentato l'odio degli operai verso lo stato, sostenendo che lo stato dovesse rimanere neutro e non favorire né gli operai né i capitalisti.

Domande e risposte

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