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RAPPORTO TRA GIOLITTI ED OPERAI
Per quel che riguarda i rapporti tra gli operai e Giolitti, dobbiamo anche qui sottolineare la doppia faccia che egli utilizzò nei confronti del movimento operai, bene esemplificata da due discorsi che egli tenne in anni e luoghi completamente diversi: il primo fu un discorso che Giolitti pronunciò in un collegio elettorale ad un anno circa di distanza dall’episodio del generale Beccaris a Milano, in cui sono evidenti dei passaggi in cui appoggia palesemente gli operai, mentre il secondo si colloca nell’ambito della votazione che portò alla caduta del governo Saracco in cui è maggiormente visibile l’ambiguità tipica della figura di Giolitti. Egli, infatti, dapprima afferma che lo stato deve rimanere neutro, e quindi non deve patteggiare né per gli operai né per i capitalisti, condannando anche gli interventi precedenti dello stato, che avevano fatto sì che l’odio verso lo stato da parte degli operai crescesse esponenzialmente. Inoltre egli si chiede quale sia la motivazione che spinge lo stato a voler tenere i salari bassi in quanto, se da una parte ciò è giustificato dal punto di vista dei capitalisti, dall’altra lo stato gioverebbe di salari più alti per gli operai perché ciò significherebbe un aumento dei consumi e della produzione industriale, come accade anche in altre nazioni. Da questo discorso però si può certamente comprendere come il fine di Giolitti non fosse ben definito: infatti rimane sempre il dubbio che egli volesse governare bene per essere rivotato oppure che gli facesse delle azioni a favore del movimento operaio solo per poter governare: di conseguenza non si può ben stabilire se voleva il bene dello stato oppure pensasse prima a sé stesso e poi agli altri.

I NAZIONALISTI IN Età GIOLITTIANA
Oltre al movimento socialista, frammezzato in tante correnti, vi erano però anche altre forze politiche che si affacciavano per la prima volta nel mondo politico durante l’età giolittiana: tra di esse bisogna ricordare i nazionalisti, che avevano dato vita a un movimento eterogeneo, che comprendeva letterati, artisti e uomini di cultura, che esaltavano la grandezza italiana ed il fatto che l’Italia dovesse riprendere l’antico splendore. Tra di essi bisogna ricordare, non solo il più importante esponente politico di questo movimento, Corradini, direttore del giornale “ Il Regno “ ma anche i futuristi, che furono sempre a favore della guerra, come anche affermarono all’interno del loro manifesto, in quanto avevano una concezione positiva del movimento, della forza e della violenza, ed insistevano, insieme a tutti gli altri esponenti del movimento per una presa di posizione netta nelle vicende mondiali. I nazionalisti però erano interessati soprattutto al fatto che l’Italia dovesse primeggiare in ambito europeo e all’epoca un modo per mettersi in luce e far capire la propria potenza anche alle altre nazioni erano di sicuro l’imperialismo ed il colonialismo. Già in altre nazioni europee erano sorti diversi movimenti nazionalisti ma è necessario affermare che i movimenti nazionalisti che sorsero nei primi anni del novecento furono completamente diversi rispetto ad esempio ai regimi totalitari come fascismo e nazismo, che comunque esaltavano il ruolo della nazione ma su scala notevolmente più ampia.

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