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La questione romana

Dopo il 17 marzo, 1861, oltre ai problemi di politica interna, la Destra si trovò ad affrontare le due questioni relative al Veneto e ai territori pontifici, che ancora non facevano parte dello stato italiano. Mentre il Veneto era stato annesso nel 1866 con la partecipazione del regno italiano alla guerra franco-prussiana (terza guerra di indipendenza), restava aperta la delicata questione dell’annessione dei territori dello stato della chiesa. Tale situazione prese il nome di Questione romana.
Tutte le trattative che i governi della Destra cercarono di avviare con papa Pio IX per una soluzione pacifica della questione, si scontrarono con l’intransigenza del pontefice che trovava tutela in Napoleone III.
Nel 1862, Garibaldi tentò di marciare su Roma alla testa di gruppi di volontari; questo tentativo fu bloccato sull'Aspromonte dalle truppe regolari (inviate dal primo ministro Rattazzi) e si concluse con uno scontro nel quale lo stesso Garibaldi venne ferito ad un piede e imprigionato.
Il governo cercò allora di accordarsi con Napoleone III: con la convenzione di settembre ( 15 settembre 1864), la Francia si impegnava a ritirare le truppe da Roma entro due anni e l’Italia a non attaccare lo Stato pontificio. A maggiore garanzia, l’Italia si impegnava a trasferire la capitale da Torino a Firenze, ciò avvenne nel 1865.
La frattura tra stato è chiesa risultava comunque insanabile, come emerse quando il papa emanò il Sillabo (1864), una raccolta di ottanta proposizioni che la Chiesa condannava in modo assoluto, ad esempio, la libertà di religione e di stampa, il naturalismo ed il panteismo.
Nel 1867 Garibaldi marciò alla volta della Capitale, con un gruppo di volontari, ma fu fermato a Mentana dalle truppe francesi e costretto a ritirarsi. La situazione favorevole fu rappresentata dalla sconfitta di Sedan, subita dalla Francia in occasione della guerra franco-prussiana (2 settembre 1870): il governo ne approfittò per inviare un corpo di spedizione a Roma; il 20 settembre 1870 un gruppo di bersaglieri, dopo aver aperto a cannonate un varco a Porta Pia , entrò a Roma.
Il 13 marzo 1871 il governo approvò una serie di norme (legge delle Guarantige) che garantivano alla Chiesa la libertà di culto e la piena sovranità sul Vaticano. Per tutta risposta, il papa dichiarò di ritenersi prigioniero dello stato italiano e interdisse tutti i cattolici a qualsiasi forma di partecipazione alla vita politica. (non expedit)
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